lunedì 14 marzo 2011

Elisabetta la Diva


Io ho solo un fratello, che amo molto.  Parliamo tanto, ridiamo tantissimo, ci prendiamo in giro, ogni tanto ci arrabbiamo anche… E’ capitato di piangere l’uno per l’altra e l’uno nell’abbraccio dell’altra. Insomma, ci vogliamo bene.  E mio fratello adora Elisabetta.

Elisabetta non ricambia per nulla il suo affetto.

Elisabetta sorride a tutti, sta in braccio a chiunque, sorride tranquilla ovunque e con chiunque sia.

Tranne che con mio fratello.

Lo scenario-tipo è: mio fratello si avvicina a Elisabetta sorridendo, con il tono della voce basso, con mille paroline dolci; lei lo guarda sospettosa e rifiuta cauta qualsiasi cosa lui le porga. Se va bene, si gira intenzionalmente a guardare qualsiasi altra cosa non sia mio fratello, se va male scoppia in pianti con annesso singhiozzo disperato.
Le azioni che hanno preceduto le eventualità “va male” sono state, per farvi un esempio: mio fratello che dice “no” mentre lei sta cercando di mordere il filo delle luci di Natale, mio fratello che la prende in braccio senza chiederle il permesso, mio fratello che entra nella stanza in cui c’è anche lei senza avvisarla con discreto anticipo. Tutte cose che noi facciamo ogni giorno con lei.

Ma con mio fratello no, tutto questo a lui non è permesso.

Da quando è nata, assistiamo impotenti ai tentativi di avvicinamento (maldestri, sono onesta) di mio fratello e alle scenate da diva di Elisabetta.

Scenate che fa solo con mio fratello.

Mio fratello all’inizio si è preso proprio male, non dico che piangesse ma l’occhio lucido c’era. Poi sembrava fossero diventati amici, complici mezz’ore interminabili a mediare un avvicinamento (fratello, dai il biberon a Elisabetta-Elisabetta, dai il cagnolino allo zio-fratello, prometti a Elisabetta che le comprerai un bracciale di Bulgari-Elisabetta, guarda cosa ti regala lo zio!).

Poi  hanno litigato per un capello e ora non sappiamo più cosa fare.

Ora vi racconto la storia, ma serve una premessa: Elisabetta, oltre che della funzione “RETRO” si è recentemente dotata anche della funzione “FOLLETTO”. Tale funzione le consente di trovare ogni pelo, pelucchio e minuscolo rotolino di polvere presente nel raggio di 3 metri, agganciarlo con le comode ventose che ha sotto le dita e portarlo alla bocca, dove viene aspirato in una frazione di secondo che rende il gesto invisibile all’occhio umano.  

Bene: ieri era impegnata a svolgere la sua importante funzione folletto su un tappeto di quelli finti-persiani (a casa di mia mamma, io non posseggo tali beni rari), proprio uno di quei tappetoni impossibili da lavare ogni 3 ore e per questo dotato di un discreto numero di pelucchi, fili, acari, polverina aggregata, DNA di dubbia origine.
Elisabetta-folletto trova un capello, le ventose lo agganciano e … prima che la funzione aspirazione entri a regime, mio fratello le toglie il prezioso capello dalla manina. Questo gesto, oltre che scatenate un singhiozzo disperato, ha segnato la fine della loro tregua:  Elisabetta ha piantato il broncio, sfoderato il suo migliore sguardo torvo,  delimitato le distanze, e per dare il segnale “cortina di ferro” ha fatto un rigurgito di banana sulla maglia di mio fratello.

Io trovo che il rigurgito di banana sia il peggiore in assoluto, ma non ho avuto il cuore di dirlo a mio fratello…

giuppy

venerdì 11 marzo 2011

Un biglietto.


Il mio amato timbro f.d. l'ho riutilizzato per un biglietto commissionatomi da Federica, per il matrimonio di una nostra collega.
Voleva che si discostasse un po' dagli standard sui matrimoni, e cosi' abbiam fatto.
Un embossing parziale con il folder cuttlebug, e i due cuori messi li' a sigillo di altre due striscioline embossate con lo stesso tema.
Lo si puo' interpretare in mille modi, oppure  puo' non essere minimamente interpretato...

Io che sono un po' "SUONATA"ovviamente ci metto del mio:

Colori?

Il verde per la speranza.
Il rosso per la passione.
Il bianco per la purezza dei sentimenti.

Simbologia?

I due cuori, di due colori differenti come le persone che nella loro diversità si scelgono e decidono di sostenersi a vicenda.
Il fiocchetto .... un'unione...
L'oro... il valore di una scelta tanto importante...

Bene... ora la smetto, probabilmente devo aver aperitivato un po' troppo stasera...
Ciao ciao.
Elena.

mercoledì 9 marzo 2011

Amica


Un foglio pieno delle tue parole, letto tutto d'un fiato fuori da una stazione della metro, a Milano.

Quei viaggi interminabili in treno, tu sempre di corsa e io sempre al tuo fianco.

Un compleanno triste, tu a casa mia, il ciondolo che mi hai regalato.

Io in una stazione a Udine, tu al mare in Sardegna. Lo stesso pensiero, nello stesso momento, in un sms: “Non ti ho mai sentita così vicina, proprio ora”.

Un anno strano, una strana estate, tu che capisci le persone anche senza vederle e mi dici: “No, non mi piace”.

Quella sera in stazione centrale, quella notte a ridere, quella mattina che ancora avevi voglia di stare in giro.

Luglio 2005: gli U2. Entrare a S. Siro e trovarti.
Agosto 2010: gli U2. Andare a Torino e pensarti.

Le cassette piene della mia musica.
Le chiavette piene della tua.

L’ansia ogni volta che parti per un viaggio, anche se non te l’ho mai detto.

La sera del tuo matrimonio, quando hai chiesto: “Andiamo a bere qualcosa da qualche parte?”.

Tu arrabbiata per uno zaino. Io testarda che non cedo, e sto male a vederti arrabbiata. Ma non cedo, e allora tu ti arrabbi...

Lignano: la spiaggia alle sei di sera, scarabeo,  “I don’t go crazy if I don’t go crazy tonight”.

Il 12 dicembre: tra mille volti cercavo solo il tuo, e quando ti ho vista piangere volevo consolarti.

Il 13 maggio in Ospedale, quando è nata Elisabetta: non mi ricordo di nessuno ma ricordo come eri vestita tu.

L’8 dicembre, il tuo viso stanco e felice.

Non sei solo questo, sei molte altre cose che non si possono spiegare, Amica.
giuppy

martedì 8 marzo 2011

Golosità...



La scorsa settimana, in ufficio ho portato un assaggio della mia versione degli amaretti morbidi.
Alice, Federica e Paolo li hanno apprezzati moltissimo e mi hanno chiesto una replica, che non fosse un solo assaggio!
Ho mantenuto la parola.
E' un tipo di dolce al quale anche io non riesco proprio a resistere!
Posto qui la ricettina, che mi è stata chiesta dalle ragazze dell'ufficio e la regalo anche a voi nel caso vogliate provarli.
Un consiglio? Restano morbidissimi per diversi giorni (ammesso che riusciate a conservarli senza mangiarli) e a mio avviso sono ancora più buoni nei giorni successivi alla preparazione.

AMARETTI MORBIDI:


350 GR farina di mandorle (io frullo le mandorle pelate fino a ridurle in polvere)
300 GR zucchero a velo
110 GR di albumi (fondamentale il peso degli albumi per la riuscita)
6 gocce di aroma di mandorla amara
Zucchero a velo x guarnire.

Foderare la teglia con carta da forno e scaldarlo a 160 gradi.

Montare a neve ben ferma gli albumi (il peso si riferisce a circa 3  albumi dipende dalla grandezza delle uova, è fondamentale perchè se si supera, il composto sarà troppo morbido e in cottura perderà totalmente la forma).

Mescolare la farina di mandorle con lo zucchero a velo e le gocce di aroma.
Incorporare delicatamente gli albumi montati fino a che gli ingredienti si saranno amalgamati creando un composto umido.
Aiutandosi con un cucchiaio prelevare del composto (creare delle palline della grandezza di una grossa noce) e passarlo nello zucchero a velo, questa operazione vi aiuterà a renderle meno appiccicose e a creare in superficie l'effetto lievemente zuccherato che vedete in foto.
Adagiare le palline sulla carta da forno distanziate tra loro.

Cuocere per 10 minuti NON devono colorarsi molto!!!

Finchè non saranno freddi avranno una consistenza delicatissima, percio' evitate di volerli staccare subito dalla carta forno.

Elena.

domenica 6 marzo 2011

L'angolo creativo di giuppy






Quando ha compiuto un mese, Elisabetta è stata “spedita” a dormire da sola nella sua stanza, prima in una vecchia culla di vimini e poi nel classico lettino con le sbarre. Noi non siamo per il co-sleeping, l’avrete capito.
Devo ammettere che il lettino con le sbarre non mi è mai piaciuto particolarmente: le sbarre mi hanno sempre dato l’idea di “prigione”, inoltre era impossibile fare a Elisabetta due coccole magari stendendosi vicino al lettino… almeno non senza ritrovarsi con un braccio incastrato! Cerca e cerca, mi sono fatta un’idea dei lettini montessoriani sul sito La casa nella prateria, ho visto qualche foto e deciso come avrei voluto il lettino per Elisabetta.
Ho un marito falegname, e questo mi ha aiutata non poco: gli ho passato un’immagine presa da internet e a cui sono risalita dal sito,  e in pochi giorni ha costruito questo capolavoro:

E’ un  lettino semplice (tanto semplice da essere soprannominato “cassa della legna”), con le ruote per essere spostato, dotato di un’apertura in fondo, in modo che Elisabetta possa, appena raggiunta la posizione eretta, sgusciare fuori con facilità e venire a interrompere il nostro sonno o qualsiasi altra cosa si stia svolgendo nel lettone. E’ anche molto basso, in modo che uscirne non sia pericoloso e permettere anche di stendersi vicino a Elisabetta per farle le coccole. Certo, il tappetone Ikea comprato su gentile suggerimento della ele aiuta! Il colore del lettino è lo stesso dell’armadio nella stanzetta:  un bel rosa tendente al glicine (sì, lo so, è lilla. Ma a me piace di più "rosa tendente al glicine"!!).

Complice sempre il marito falegname, ho fatto  tagliare le lettere che compongono il nome di Elisabetta in MDF e … qui inizia la parte creativa!! Ho carteggiato con pazienza le lettere, nel giro di una settimana avevo finito e non sapevo cosa farmene… quindi ho chiamato la ele, che passo passo mi ha suggerito cosa fare!!!

Ho dato alle lettere una prima mano di base bianca, poi le ho decorate utilizzando i colori acrilici: per le lettere a strisce, ho semplicemente passato i colori alternati utilizzando il nastro carta (e qui le numerose puntate di “Paint your life” viste quando ero incinta mi hanno ispirata). La lettera “L” è stata fatta attaccando degli adesivi a forma di cerchio: ho dato una prima mano di colore, poi ho tolto gli adesivi e ripassato l’interno dei cerchi con un altro colore. La lettera “B” è stata fatta nello stesso modo, ma gli adesivi a forma di cuoricino li ho disegnati e ritagliati io. Siccome sono furba, i cuoricini li ho fatti piccolissimi e ho messo alla prova il mio astigmatismo quando ho deciso di ripassare l’interno con un pennello minuscolo. Per le lettere “E” e “T” ho usato una tecnica che mi ha esaltata non poco: ho dato una prima mano di colore e poi ho fatto i puntini immergendo la punta di legno del pennello nel colore. Ho rifinito poi tutte le lettere con la vernice lucida spray (e mi sono sentita troppo Giuppy Muciaccia!!!!). Con l’aiuto del falegname di casa, ho poi attaccato le lettere al lettino con la colla a caldo. Ah, le lettere le abbiamo attaccate “scomposte” perché le cose lineari ci annoiano. O forse perché attaccarle in linea era troppo difficile???


So che a qualche vera donna creativa sta venendo la pelle d’oca, ma vi assicuro che per me è stata una soddisfazione! Sì, ok, ci ho messo un mese e mezzo a finire tutto ma… avete presente che bello quando potrò raccontare a mia figlia che io e il papà abbiamo fatto il suo lettino?? Ne approfitto per ringraziare la ele:  anche senza di lei non sarebbe stato possibile!!
Uff, dimenticavo... il mio personale contributo alle foto è stato aprire la finestra per far entrare la luce: il resto l'ha fatto il marito. 
giuppy

 

sabato 5 marzo 2011

Azzurro in scatola.


Rimango fedele all'azzurro e alle...scatole!

Ho ritagliato con le nestabilities label 1 (una delle mie preferite), la sagoma su cui timbrare.
Forse saprete gia' che Waltzingmouse ha dei set di timbri compatibili  con le forme delle Nestabilities, percio' non avendo resistito ho dovuto comprarne qualcuno in passato.

Ho timbrato questa cornice a pois che oltre a richiamare l'embossing della scatolina ,  lascia uno spazio tondo al centro proprio della misura che puo' contenere il mio amato topino di  ALADINE!
Ho  messo un occhiello azzurro con la crop a dile (anche se in foto non si vede) e l'ho usato come passante per il nastro, essendo già abbastanza ricca la composizione ho optato per una  leggera organza azzurra.

Con questo post colgo l'occasione per  ringraziarvi  per tutto l'affetto che mi dimostrate con i vostri commenti, spesso vorrei scrivere due parole ad ognuna di voi, ma risulterei noiosissima per chi deve saltellare nella lettura tra le mie risposte e i vostri scritti, percio' cerco di farlo in un mio post di risposta unico, ma ovviamente non riesco sempre ad includere tutti.

MILLE GRAZIE!!!

Elena.

mercoledì 2 marzo 2011

Dopo tanto rosa...è arrivato l'azzurro!



Un biglietto porta soldi per un battesimo.
A parte l'azzurro baby e l'avorio ho abbinato un insolito marrone piuttosto intenso, anche se in foto sembra quasi nero e lo incupisce un po'; dal vivo mi piace molto.
Ho timbrato l'orsetto Forever Friend's con il mio mitico Versafine Vintage Sepia (anche questo in foto sembra nero ) e ho pure tentato l'embossing con la polvere clear!
Complici le temperature basse e il fatto che sono stata rapidissima  l'operazione è riuscita perfettamente, nonostante il Versafine sia ad asciugatura rapida!
All'interno una tasca porta soldi sempre color avorio, sulla quale ovviamente si puo' scrivere anche il messaggio d'augurio.
Elena.

lunedì 28 febbraio 2011

Vai con la retro!!


Il post precedente sull’asilo nido ha sollevato un problema che ritengo fondamentale, e so di non essere sola: le regole. Le avete citate nei commenti, designando il nido o i nonni come co-responsabili nell’insegnamento delle regole ai nostri bimbi.
Io sono d’accordo, e la mia visione è questa: le regole si imparano in casa, dalla mamma e dal papà. Il nido, i nonni, la scuola, gli scout sono appunto co-responsabili, perché il grosso lo fanno i genitori soprattutto con il loro esempio. E’ dentro le pareti di casa che ci si misura con i limiti, con i “NO” e con i “NON Si FA”, oltre che certamente con i “SI FA COSI’”.

Sembra una cosa da nulla, invece è un bel casino.

Elisabetta a 6 mesi ha iniziato ad essere molto attirata dai capelli (di chiunque): si avvicinava con lentezza, agganciava la ciocca in una morsa che iniziava da una finta carezza e … tirava, con discreta potenza. Noi abbiamo quindi iniziato a usare il “NO!!!” per queste occasioni: tutte le volte, solo la parolina “NO”.  Io ho provato anche a rafforzare alzando e muovendo l’indice, ma poi ho smesso perché se ne stava ipnotizzata a guardare il mio dito invece che stare concentrata sul problema. Elisabetta ha capito, dopo un po’, cosa significa la parolina, anche se tuttora non sempre obbedisce, ride, sfida… ma ha almeno capito.  

Siccome è pigra dentro, a volte i numerosi “NO” che la fanno fermare appena ha agganciato un calzino che vuole ciucciare, la stufano e la fanno desistere. Sembra proprio che pensi: “Vabbè, qua la storia si fa lunga: questa continua a guardarmi e a dirmi NO, meglio che mi butto a ciucciare il tappetino del bagno”. E io a quel punto non ho il cuore di dirle di NO anche sul tappetino.

Ora che la piccola donna si muove per casa gattonando in retro (e SOLO in retro) e ha scelto come gioco preferito sputare litri di saliva sul pavimento, passarci le manine e stendere la saliva come fosse tempera, la questione si fa più complessa.  Non ha la minima percezione del pericolo e del senso di causalità, quindi mi sembra perfettamente inutile dirle “Attenta tesoro della mamma: poichè ti sei infilata sotto la sedia, se alzerai la testa di scatto ti farai molto male” oppure: “Attenta tesoro della mamma: se giocando ti rovescerai addosso il vaso di piante grasse, ti pungerai”
Non mi sembra giusto iniziare a 9 mesi a farle venire le paranoie sulla pulizia della casa, quindi se vuole fare la madonnara sul pavimento usando la sua saliva, glielo lascio fare: le regalerò un mocio in miniatura appena saprà camminare. O i gessetti, dipende da quanto sarà brava. 
Non mi sembra nemmeno corretto limitarla nelle sue esplorazioni della casa (sempre con la retro inserita): non voglio metterla nel box e nemmeno nel girello, per una questione di principio (please, non chiedetemi di spiegare che vi tengo qui due ore). So che battezzerà ogni spigolo portandone le cicatrici per sempre, ma del resto la vita è anche questo: botte in testa e cadute, ma bisogna imparare a prenderci le misure con le cose della vita.

Però….

Va bene esplorare l’ambiente, ma mia figlia è una feticista delle ciabatte e delle scarpe: sono il suo oggetto del desiderio, se lasciamo una ciabattina spaiata in giro lei ci si lancia sopra e inizia a ciucciarla. E insomma, vada per gli anticorpi ma così mi sembra un po’ troppo…
Va bene che deve farsi le ossa e capire che gli spigoli non si spostano con la forza del pensiero, ma la nostra casa è sempre stata anti-bimbo: mobili ultra-moderni con spigoli vivi e pedane sotto i mobili, una parete intera di pietra, tv a livello quasi del pavimento, libreria aperta (è una mia fissa: i libri in una casa si DEVONO vedere). 
Ma ora, che si fa?? Una sera abbiamo provato a pensare a cosa fare per proteggere Elisabetta da tutti i pericoli in cui potrebbe incorrere e per tenerla lontana dalle cose che non vogliamo che tocchi e…. avete presente Dexter quando prepara gli scenari per smembrare le sue vittime? Ecco, una stanza insonorizzata tutta ricoperta di cellophane. 

No, non ci siamo.

Per me ora il vero dilemma delle regole è questo: come insegnare a Elisabetta che alcune cose si possono toccare e altre no, lasciandola però libera di muoversi e di vivere, come ogni bimbo di 9 mesi dovrebbe sentirsi in casa propria??
Io e mio marito abbiamo fatto un patto siglato con il sangue: “La nostra casa non deve diventare un parco-giochi. Non dobbiamo cedere a Elisabetta il tavolo del soggiorno per riempirlo di camper di barbie, e nemmeno la libreria deve diventare un’esposizione di lego. Non dobbiamo piegarci al volere di una donna alta la metà di noi, è lei che si deve adattare alla nostra casa, ai nostri ritmi, alla nostra vita”.
Ah che bravi che siamo, proprio due genitori decisi e sicuri, incrollabili, regole ferree. Bravi!

Certo, bravi finchè la piccola donna non muoveva neanche le manine e non sapeva tenere su la testa. Ma adesso???
Mamme, aiuto!!!

giuppy

Nella foto sopra, potete ammirare Elisabetta che in retro si è incastrata sotto il poggiapiedi della poang.

domenica 27 febbraio 2011

A grande richiesta...


....Son tornata a rompere CON/LE scatole!
Nessuna forma originale, quadrata, semplice semplice...

Fr@nz  con la sua passione e bravura nel colorare i timbri con i pennarelli copic, mi ha tentata ad acquistare qualche timbro dei Forever Friends, in effetti sono dolcissimi....
Unico problema che io con i copic non mi ci sono mai cimentata e non ho alcuna intenzione (per ora) di inizare pure quest'avventura!!!
Percio' ho semplicemente colorato l'immagine con i pennarelli acquarellandoli.
Certo il risultato non è sicuramente paragonabile ai suoi lavori, pero' mi accontento per il momento.

Ho creato un richiamo alla scatola colorando il pacco regalo che tiene l'orsacchiotto tra le zampe con azzurro e rosso. Per dare un po' di luce ho timbrato il coperchio in maniera casuale con il timbro Stamperia WTC001 che e' un ricciolo allungato, inchiostro versamark e polvere clear per l'embossing.
Un nastrino bianco l'ho fatto passare su tutti e quattro i lati del coperchio facendo due buchini per lato, e alla fine l'ho chiuso con un fiocchetto.
Buona domenica!
Elena

venerdì 25 febbraio 2011

Nonna o nido??


Volevo chiedere alla mia pediatra la tessera punti: più porto Elisabetta da lei e più punti accumulo. Già che siamo lì a fare la sauna nella sua sala d’aspetto ogni due settimane, perché non unire l’utile al dilettevole con una bella tesserina che dà diritto a qualche utilissimo regalino?? Che so… un sondino di gomma naturale decorato con disegni tribali, una damigiana di fisiologica, una bottiglia di tachipirina formato famiglia, un aspira-naso in carbonio….

Insomma, anche questa settimana abbiamo fatto la nostra gita dalla pediatra con tosse, febbre, naso colante (poi i punti potremmo calibrarli: febbre sopra i 38,5° dà diritto a 2 punti, vomito e dissenteria 4… ok, la pianto.) e la dottoressa mi dice: “Eh signora, quando i bambini vanno al nido è così…” E io: “Ma Elisabetta non va al nido!!” E lei: “Eh signora, la bimba avrà lasciato gli anticorpi nella sua pancia…” Qualcuno me lo deve spiegare, sono perplessa. Come quando una mia amica (priva di prole) mi ha chiesto: “Senti, ma tu mi devi spiegare di ‘sto tappo che si perde prima del parto….ma che tappo è????” Ecco, sono perplessa così. Cosa ci fanno gli anticorpi nella mia pancia? Perché non sono usciti con Elisabetta? Non sarà mica che la pediatra mi ha buttato lì una frase di quelle che si dicono alle mamme ansiose per sedarle almeno fino alla visita successiva??

Questa affermazione della pediatra, comunque, mi ha dato l’occasione per riflettere sull’argomento nido
Quando è arrivato il momento di decidere se inserire Elisabetta in un nido o affidarla alla nonna, io non ho avuto dubbi: la nonna è stata la mia scelta, ponderata e pensata, la scelta per me più naturale. In realtà con il passare dei mesi molte persone mi hanno chiesto, stupite, le motivazioni di questa scelta, molti hanno cercato di convincermi che non fosse la cosa migliore per me e per mia figlia.
Io ho tenuto duro, perché quando sono sicura di una cosa divento un po’ un carro armato, ma ci ho riflettuto su, e ho sviscerato le motivazioni che mi hanno portata a questa decisione. Vorrei condividerle, perché mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, e cosa avete scelto voi!

Faccio una premessa che ritengo fondamentale: sono convinta che il nido sia un servizio essenziale e importante per la crescita dei bambini, soprattutto se ben organizzato  dagli operatori e se vissuto dai genitori non come un parcheggio ma come un luogo educativo.
Detto ciò, devo aggiungere che per motivi connessi al mio lavoro ho visto diversi nidi, micronidi e nidi in famiglia, ne ho letto la programmazione e i progetti. E nessuno tra questi mi ha convinta abbastanza da pensare di mandarci mia figlia. Non perché non fossero ottimi posti, ma perché in nessuno di questi ho visto l’adesione ad una teoria pedagogica precisa, lo sviluppo di un progetto educativo convincente, metodologie coerenti con teorie esplicitate e spiegate, strumenti di verifica… Sì, lo so, sono una precisina saccente e rompina, lo riconosco. “Ciao a tutti, mi chiamo giuppy e da ventisei giorni non tormento più le maestre di mia figlia”. Ecco, sono io.

Eppure, a parte gli scherzi, io guardo anche queste cose: sogno un nido montessoriano dove tutto, dagli arredi, ai giochi, agli strumenti di lavoro delle maestre, siano montessoriani.  E non l’ho trovato. Giuppy-nido: 1-0.

C’è un’altra motivazione, molto più profonda e personale, forse anche più difficile da spiegare: sono convinta che in un nido Elisabetta avrebbe molti stimoli, imparerebbe cose nuove e potrebbe sperimentare giochi e relazioni, eppure…. I nonni, da generazioni, hanno un ruolo che non è solo il “parcheggio gratuito” dei nipoti: io sono convinta che i nonni  abbiano il compito fondamentale di passare valori, far comprendere le regole e insegnare i modi per raggirarle con il sorriso. I nonni sono capaci di educare al valore del denaro, danno lezioni gratuite di ecologia e di riciclo, spesso anche di cucina, insegnano l’uso creativo degli oggetti…  Con amore.  Quindi, se devo scegliere tra far passare a Elisabetta una giornata piena di stimoli con persone affettivamente neutre o farle passare una giornata con la nonna a scoprire i mille usi di una tenda, io scelgo la seconda. Perché giocando con la nonna Elisabetta impara ad amare e assorbe valori; attraverso la nonna, Elisabetta impara qualcosa su mio papà, respira l’aria che ho respirato io, entra in contatto con le mie radici.  Giuppy-nido: 2-0.

Mi vengono in mente anche molti altri argomenti: la socializzazione, l’educazione alle regole, lo sviluppo della creatività… Io ho riflettuto anche su questi e alla fine segno sempre un punto a favore dei nonni… Perché non sono sicura che una bambina così piccola sia capace di una vera socializzazione, perché credo che le regole che ci portiamo dietro per tutta la vita sono quelle che impariamo in casa, perché per me creatività è anche giocare con le foglie.
Non escludo che prima o poi inserirò Elisabetta in un nido: non lo farò con il muso lungo ma anzi, sono sicura che sarà una bella esperienza per lei e anche per me… è solo che ora posso permettermi di scegliere e quindi anche di trastullarmi a pensare i pro e i contro senza l’ansia di trovare una soluzione.

Mamme, zie, amiche, maestre di nido, nonne….ho  la sensazione che avete qualcosa da dire su questo argomento, sono curiosa !!!!
giuppy