sabato 14 maggio 2011

Tempo di auguri....e di farfalle!


Oltre al compleanno di Elisabetta,  ieri era anche il compleanno di Beatrice un'altra delle zie della piccola... e poi qualche giorno fa quello di mia cugina Alice...
Insomma, dovrei fare un post a fine maggio per raggruppare tutti i festeggiati perchè non abbiamo ancora finito...!!!!
Per lo meno, sono semi obbligata a darmi da fare in ambito creativo.... E non ho alibi!

Questo è l'ultimo biglietto d'auguri realizzato per l'occasione, farfalle a grande richiesta ultimamente!!!

Elena.


venerdì 13 maggio 2011

Buon Compleanno Elisabetta!!!



Eccolo, il grande giorno è arrivato!!!
Oggi Elisabetta compie il suo primo anno!!!
Mi sembra adesso quando mi è arrivato l'sms di Giuppy che annunciava la nascita della cucciolina, e invece è già passato un anno...

Un anno di sorrisi, pianti, pappe, pannolini, dentini, vomitini, gioie, conquiste, primi passi e... POST !!!.

Elisabetta è stata con noi la regista , anche se per ora ancora inconsapevolmente del nostro blog, ha infatti ispirato sempre Giuppy per i suoi scritti e me per molte delle mie creazioni!!!

Per accompagnare il regalo scelto per festeggiarla mi serviva ovviamente una card  e ho voluto trarre ispirazione da una stamper (e non solo) bravissima: FIORE che mi ha fatto innamorare a prima vista del suo bavaglino!!!

Tanti auguri Ely, dalla tua zia Ele!

martedì 10 maggio 2011

Scene da un opendey


Sì lo so che si scrive “open-day” ma fa figo scrivere le parole inglesi come si pronunciano, no?
Premessa: non intendo per ora mandare Elisabetta al nido ma, ispirata da Suster,  ho deciso che era proprio ora di guardarmi intorno, di vedere altre realtà, di sentirmi libera di scegliere il meglio per mia figlia. Se avessi saputo che all’opendey si mangia e si beve anche, avrei iniziato prima.

Premessa 2: io non amo le situazioni “sociali”, cioè quelle in cui più di tre sconosciuti si radunano per parlare del tempo e del sapore delle fragole: io mi sento quasi sempre fuori luogo, a disagio, e finisco per sparare battute che capisco solo io o per ritirarmi nel mio mondo autistico. Forse sono un po’ sociopatica, forse sono stata traumatizzata nella mia infanzia, o forse semplicemente questo è un tratto del mio carattere con cui devo fare i conti.

Ho accettato di partecipare all’opendey solo perché sapevo che ci sarebbe stata una coppia  di amici. Nonostrante questo, ho indugiato un’ora prima di decidere di andarci davvero, poi sono passata davanti al nido e ho capito che non potevo fermarmi perché non c’era parcheggio, poi ho fatto un altro giro e ho visto il giardino pieno di persone e mi è venuta l’ansia, solo al terzo giro mi sono ricordata di avere 33 anni e di non essere al liceo.
Ho parcheggiato, ho tirato il fiato, ho preso in braccio Elisabetta e ho pronunciato le seguenti testuali parole: “Amore senti, noi questa cosa la dobbiamo fare. Non esiste che ci facciamo imporre dal mondo questi stupidi limiti senza senso. Pensa a quante altre cose dovremo affrontare insieme, iniziamo da questa piccola cosina, ecchessaràmmai”.
Appena varcata la soglia del nido, ho pensato che in fondo il grosso l’avevo fatto e potevo anche tornare indietro. Dall’altra parte della stanza: “GIUPPYYYYY!!! AH, SEI ARRIVATA!!” Beccata dai miei amici: fregata.
Intorno a me una confusione totale e indistinta di: bimbi e bimbe vestiti a festa manco fosse Natale, papà con occhiali da sole impenetrabili, qualche mamma vestita a festa e qualche altra (di solito dotata di bimbo numero 2) decisamente sfatta, maestre con cartellini appesi al collo, giochi, lettini,  una cucina in miniatura, un tavolino apparecchiato con seduto sulla sedia un bambolotto, una tenda, ceste di pigne  e sassi finti (giuro: io non li avevo mai visti i sassi finti!!).

Una maestra, senza chiedermi chi fossi io o chi fosse mia figlia, decide che devo unirmi al gruppo “piccoli” per il giro del nido. E ha fatto bene, altrimenti sarei ancora nascosta sotto la tenda con gli altri bimbi come me… eh scusate, come Elisabetta.
Insomma, facciamo il giro: spiegazioni precisissime della maestra e fallimento totale di ogni mio tentativo di agganciare le altre mamme… tutte troppo attente e calate nel ruolo, con la carta dei servizi sotto braccio. A me la carta dei servizi l’hanno data alla fine, non so se era quello il trucco per sembrare seria…
O forse il problema è che avevo addosso una maglia che era già un po’ provata dalla vita quotidiana, ma prima di uscire avevo pensato “Vabbè la metto ancora una volta per l’opendey che DI SICURO la sporco con qualcosa e poi la lavo”
O forse perché ero L’UNICA mamma da sola? Forse avrei dovuto dichiarare che mio marito si trovava già da due giorni all’adunata degli alpini e passare subito per la moglie di un alcolista?
Ho anche fatto una domanda: “Accettate i pannolini lavabili?” La risposta della maestra è stata: “Sì -(pausa)- però noi ve li riconsegnamo a fine giornata e li dovete lavare voi”. Questa puntualizzazione mi ha fatto pensare che la mia maglia fosse davvero troppo provata, e che la cosa fosse ormai di dominio pubblico.

Ad un certo punto, veniamo tutti deportati in palestra e per farlo dobbiamo scendere delle scale: una mamma, preoccupatissima, si ferma e comincia a chiedere se le scale sono a norma, se i bambini le faranno da soli, si piega a toccare gli scalini per vedere se è vero quello che dice la maestra, cioè che sono fatte di un materiale antitrauma (non mi ricordo come si chiama ma il concetto è quello).
Entriamo in palestra: la stanza contiene qualche gioco, specchi deformanti e … SCALE!! Scalini, scalette e scivolini di legno e gommapiuma ovunque!! La bambina della mamma di cui sopra, non so se a causa della minigonna indossata per l’occasione, si è ben guardata dallo sperimentare qualcosa, mentre Elisabetta si è subito lanciata a provare OGNI scaletta, cadendo e rotolando in lacrime ad intervalli di cinque minuti.
Dopo venticinque minuti di scalette e lacrime  ho deciso che ne avevo abbastanza e me ne sono andata dalla palestra, così senza dire niente, mentre la maestra parlava delle settimane di inserimento. Con questa uscita  da diva mi sono giocata anche l’unica mamma  che aveva timidamente ricambiato il mio sorriso mentre Elisabetta tentava di rimuovere gli strass dai suoi sandali.

La mattinata si è conclusa con Elisabetta intenta a togliere e rimettere pigne da un cesto in cui erano state appena riposte da una maestra, la quale credo stia incrociando le dita perché questa mamma imbranata e sua figlia non rimettano più piede nel suo nido.

L’esperienza è stata, nonostante tutto,  positiva, ma ho deciso che devo crescere ancora un po’ prima di riuscire a superare la mia assoluta goffaggine sociale e la mia incapacità di apparire qualcosa di diverso da una perfetta cretina o una fredda antipatica.

Elisabetta invece, me lo sento, è pronta per il mondo!

giuppy

venerdì 6 maggio 2011

L'allattamento secondo Giuppy



Se avete voglia di sapere qualcosa della mia "brillante" esperienza di allattamento.... andate QUI. 
Nel frattempo...io e Ele vi ringraziamo per i vostri commenti, il vostro sostegno e il vostro calore!!
giuppy


domenica 1 maggio 2011

Scatoline portaconfetti battesimo.


Un'idea per una scatolina porta confetti per il battesimo di un bimbo, questa scatola in realtà è un po' piu' grande delle solite perchè puo' contenere anche un piccolo oggetto ricordo.

Altre foto le trovate sempre sul blog di ARTarE!!!

I timbi usati sono: per le foglioline Toga PE17 doudous
Animaletti  :Elefantino Aladine c01373, topino c01369.
Nastrino a pois Artemio.
Spero vi piacciano!
Ele.

mercoledì 27 aprile 2011

Un anno fa



Un anno fa avevo una panciona che mi impediva di allacciarmi le scarpe, soffrivo di acidità di stomaco perenne e iniziavo a prendere malox dalla colazione in poi.
Oggi mi allaccio le scarpe da sola, ogni tanto metto i tacchi, la scatola di malox è ancora piena a metà.

Un anno fa il mio hobby preferito era giocare a farmville, compulsivamente.
Oggi gioco con un topo e un ragno di peluche, bottiglie di plastica piene di semini e una pallina da tennis.

Un anno fa la “borsa dell’ospedale” se ne stava aperta da due mesi, riempita e svuotata mille volte.
Oggi  porto, orgogliosamente, una mommy bag.

Un anno fa non avevo ancora capito bene a che altezza me l’avrebbero fatto, quel taglio in pancia. Soprattutto, non so perché, mi preoccupavano le misure e chiedevo a tutti:  “Ma quanto sarà lungo il taglio??”. Nemmeno  fossi una modella di intimissimi…
Oggi quando guardo quel taglio mi pervade il calore delle sensazioni di quella notte, e risento l’odore della sua pelle di neonata. Ogni tanto mi ricordo anche di quando mi hanno tolto i punti, ma questo spero di dimenticarlo…

Un anno fa il suono dei carillon mi metteva tristezza.
Oggi ho un carillon anche in macchina e lo chiamo “la radio di Elisabetta”.

Un anno fa entravo ogni giorno nella stanza di Elisabetta, mi sedevo, sospiravo e pensavo: “Ma io non so se ce la farò…”.
L'ho fatto anche oggi, ancora.

Un anno fa avevo il biglietto degli U2 nel cassetto e mi chiedevo se davvero ce l’avrei fatta ad andare a Torino  a vederli ad agosto,  e soprattutto a tornare senza morire di sensi di colpa.
Oggi ho un ricordo stupendo di  quella notte, di Bono e di Torino.

Un anno fa non riuscivo ad immaginare il volto di Elisabetta, ma avevo paura che fosse brutta.
Oggi mi perdo a guardare il suo profilo controluce: sullo sfondo, il resto del mondo.

Un anno fa i miei cibi preferiti erano il gelato alla panna e le pesche.
Oggi i miei cibi preferiti sono tornati quelli di sempre: il risotto, gli spinaci, l’orata… ogni tanto mangio un omogeneizzato all’albicocca, e non è male.

Un anno fa dormivo male ogni notte, tormentata dallo stomaco, dai pensieri o dalla vescica.
Oggi mi addormento e dormo, punto.

Un anno fa ripetevo il suo nome come una cantilena, e mi chiedevo se vedendola avrei ancora pensato che quel nome fosse adatto a lei.
Oggi le dico “Attenta signorina, perché tu porti il nome di una regina!!”. Se mi fermo ad ascoltarmi non mi riconosco, ma mi piace.

Un anno fa pensavo che non sarei mai più riuscita a rimettere i miei vestiti, e quello mi sembrava un gravissimo problema di portata nazionale.
Oggi, quando uno ad uno li ritrasferisco nella parte di armadio “attiva”, penso che dovrebbe essere proclamata festa nazionale.

Un anno fa mi addormentavo tutti i pomeriggi e mi svegliavo rigenerata.
Oggi Elisabetta si addormenta e si sveglia rigenerata.

Un anno fa avevo sempre caldo.
Oggi ho sempre freddo, come prima di un anno fa.

Un anno fa avevo paura di non riuscire ad amarla, di non essere capace di creare un legame profondo con lei.
Un anno fa avevo tanta paura.

Oggi c’è Elisabetta. Il resto è un ricordo di quella che ero un anno fa, quando l’attesa si faceva ansiosa, quando mi sentivo come se stessi per abbandonare tutto ciò che mi era più caro, e non avevo capito che si sarebbe solo trasformato, lentamente.

Ogni giorno mi chiedo che mamma sono, che mamma sto diventando, dove sto andando.  Cerco in me le tracce di una donna che non sono mai stata, le tracce di me come non avrei mai voluto essere. Cerco nelle altre mamme qualcosa che mi somigli, provo ad imparare da loro come essere, cosa essere, come fare.
Ma il mio nome è sempre giuppy, mi arrabbio sempre per le stesse cose, amo sempre le stesse cose: il gelato alla panna, i miei vestiti, gli U2, il suo e il mio nome.  Più cerco, più le uniche tracce che trovo dentro di me sono quelle di chi mi ha dato la vita e mi ha insegnato ad essere giuppy.
Amo sempre tenere la testa alta, orgogliosa e sfrontata, e abbassarla per piangere, quando è il momento.

E ho sempre tanta paura.

P.S.: scusate la foto, non è proprio tra le mie migliori…  ma rappresenta la stanchezza del primo giorno in ospedale con lei, dopo una notte insonne e faticosa, tante emozioni e un taglio in pancia, lungo, decisamente lungo, che ha malamente stroncato la mia nascente carriera di modella per intimissimi…
giuppy



sabato 23 aprile 2011

Prima comunione


Potete trovare una mia realizzazione per un ricordo da lasciare agli invitati ad una Prima Comunione sul blog di ARTarE!!!
Il cartoncino è utilizzato per la foto del bambino e una breve frase di ringraziamento, nella scatolina coordinata invece andranno i confetti.


Cogliamo l'occasione di questo post per augurare a tutti una serena Pasqua.
A presto. Ele&Giuppy

giovedì 21 aprile 2011

Biglietto per un'amica...


Nella vita ci sono persone che per svariati motivi incrociano la tua strada, ne percorri un pezzo con loro e poi per altrettanto differenti situazioni le riesci a frequentare poco, ma le senti vicine anche quando non le chiami per settimane, sai che puoi contare su di loro cosi' come sai che puoi farti una chiaccherata quando vuoi, senza doverti mai giustificare per la  latitanza, oppure ti capita di sentirle anche tre volte in un pomeriggio sapendo che troverai sempre la loro disponibilità al dialogo.

Queste persone sono rare, una di queste è la mia amica MARI.
A volte ti succede un fatto e il pensiero ti porta a lei immediatamente, un attimo dopo scopri che in quella frazione di secondo la stessa persona ti ha chiamata o pensata per motivi differenti, ma una sorta di energia ti ha messo ancora una volta in sintonia con lei.
La mia amicizia con Mari è fatta proprio di queste piccole grandi cose....
Ci si sente poco, ma è la qualità del nostro sentirci  che riesce a fare la differenza.
Abbiamo avuto percorsi di vita differenti,  ma per certi aspetti identici... 

Di lei ammiro la sua discrezione, il suo saper vivere e NON giudicare, la sua grazia innata nel parlare e nel muoversi che la rende una persona davvero delicata.
Ecco, delicata è proprio l'aggettivo che piu' le si addice.
Tutta questa prefazione (piu' in stile Giuppy che Ele direte voi) per dirvi che Mari mi ha commissionato un biglietto per degli auguri pasquali per una sua amica...
Ho cercato di creare qualcosa che fosse primaverile, ma allo stesso tempo delicato come lei...
Questo è il risultato... A lei è piaciuto...e siccome la conosco son certa della sua sincerità.
Eccolo.
Ele

lunedì 18 aprile 2011

Profumo di terra


In casa mia ho sempre sentito parlare di un passato contadino, ma non proprio secondo i canoni poetici che si immaginano quando si pensa a questo mondo: le famiglie dei miei genitori coltivavano la terra che apparteneva ad altre persone, abitavano cascine diroccate insieme ai loro animali, per Natale ricevevano in regalo sei mandarini… insomma, erano poveri, e l’essere contadini per loro non aveva nulla a che fare con la poesia del contatto con la natura.
La vera svolta della loro generazione è arrivata negli anni ’60: l’assunzione in una fabbrica per mio padre ha determinato l’accesso ad uno stile di vita nuovo e l’inclusione in un sistema di garanzie e diritti. La fabbrica dava a mio padre uno stipendio, gratificazioni, certezze, e gli faceva respirare anche un sacco di amianto, ma questa è un’altra storia.

Malgrado i miei genitori non fossero più tenuti ad abitare in luoghi poveri e lontani da tutto e potessero acquistare ogni cosa al supermercato, hanno sempre mantenuto il legame con le loro radici riservando una grossa fetta del nostro giardino ad un orto e ad un pollaio. Senza che nessuno me lo insegnasse, io ho imparato come si uccide una gallina (e anche un coniglio. Ormai l’ho detto, Mara lo so che mi odi), come si piantano i pomodori, come si bagnano le piantine, come si concima e come si semina.
Nel 2007 mi sono sposata e sono arrivata in questa casa, dove ho scoperto che avrei potuto usare un piccolo pezzo di terra come orto. Mio padre si era appena ammalato, ma quando gli ho proposto di aiutarmi a coltivare l’orto è stato felicissimo.

Quando le persone si ammalano come si è ammalato mio padre, spesso perdono interesse per le cose di ogni giorno, perché i loro pensieri sono orientati verso un orizzonte a tratti grigio e a tratti pieno di luce, che risucchia tutte le loro energie. Come puoi pensare alle cose del mondo quando il tuo stare nel mondo è messo in discussione?  Eppure, io e mio padre parlavamo moltissimo dei miei pomodori, del tipo di insalata da piantare, del concime giusto per il tipo di terra, di come tagliare il sedano e conservare il prezzemolo per l’inverno.

Per 3 anni, il rituale è stato questo: si parte un sabato pomeriggio per comprare le piantine; dentro il negozio, sempre lo stesso, inizia  la contrattazione: “Papà, quest’anno voglio piantare i meloni!” e lui: “No, prendi il sedano” . “Papà, prendiamo i peperoncini calabresi??” e lui: “No, prendi un altro basilico che due sono pochi”. “Uh papà guarda che bella questa piantina!!” e lui: “No”. Per tre anni ho tentato di convincerlo a piantarmi l’anguria, ma non ci sono mai riuscita.
Il giorno stesso iniziava la fase che io ho sempre amato di più: pulire la terra dalle radici, dai sassi e dalle foglie,  vangarla smuovendola dal profondo, spezzare le zolle. Mio papà faceva il lavoro più pesante, io dietro di lui a raccogliere sassi e a spezzare le zolle con le mani… perché io amo l’odore della terra, amo il suo colore quando è bagnata e viva, adoro vedere i lombrichi svegliati dal loro sonno, mi piace sporcarmi di terra.
Quando l’orto era finalmente pulito e livellato, piantavamo e seminavamo, mettevamo i tutori a pomodori e peperoncini (perché alla fine almeno sui peperoncini la spuntavo) e poi trascorrevamo minuti interminabili a rimirare il nostro lavoro ben fatto e a fare ipotesi sulla quantità di pomodori che avrei raccolto.

E poi aspettavamo.

E aspettando che i pomodori crescessero mio padre mi prometteva, senza dirmelo, che sarebbe stato lì per vederli.
Parlarmi delle piante che avremmo seminato la primavera successiva era la sua promessa che sarebbe stato lì a farlo con me.

Quel piccolo pezzetto di terra per me significa tutto questo.
La salvia e il rosmarino che ha piantato lui, il mirtillo che ho comprato anche se lui non era molto d’accordo,  la rucola piantata insieme che continua a crescere ogni anno. Lui che mi prende in giro perché “Ma dove vorrai andare con questo metro di terra scarso!”. Lui che prima di entrare in casa va a dare un’occhiata all’orto, stacca rametti e sistema foglie, per me. Lui affaticato e sofferente piegato sul mio orto.

Quest’anno sono tornata nello stesso negozio, ho visto le piantine di anguria e, come sempre, ho resistito e non le ho comprate…  Il mio orto è ancora bellissimo, grazie  a due aiutanti speciali: il fratello di mio papà e Elisabetta; il fratello di mio papà ha ereditato il lavoro pesante e “messo in bolla” i pomodori, mentre Elisabetta giocava, beveva tisane e mangiucchiava fazzoletti di carta sporchi di terra.

Io ho spezzato ancora le zolle con le mani annusando nell’aria il profumo di mio padre, il profumo delle mie radici che vengono sempre dallo stesso magico elemento: la  terra.
La terra di mio padre,mia e di Elisabetta, anche se insieme noi tre non siamo mai stati, su questa terra.
giuppy

lunedì 11 aprile 2011

Door hanger...


Sono talmente stanca in questo periodo e piena di impegni che la mia fase creativa lascia molto a desiderare...
Ho semplicemente finito questi piccoli lavoretti che ho regalato a due mie nipotine.
UTILITA' DELL'ARTICOLO PARI A ZERO!!!
Eppure un door hanger  (mi han detto che si chiama cosi') non poteva mancare nelle mie creazioni.
Ho sfruttato un  falegname a me caro... per farmi ritagliare le sagome, le ho rivestite con della carta da parati e poi le ho decorate con i miei soliti timbri F.F.
Ho voluto provare la tecnica del paper piercing di Gio', usandola per il palloncino che vedete tenere dall'orsacchiotto, e mi piace molto l'effetto!!!
Buona serata!
Ele

P.s. La foto è penosa e i colori risultano sfalsatissimi rispetto alla realtà, ma abbiate pietà di me per stasera.