sabato 8 ottobre 2011

Portaconfetti e invito battesimo.


Per ARTarE ho creato con questi angioletti Aladine un invito un po' "alternativo" e una scatolina portaconfetti per un battesimo.
L'ho definito alternativo perche' si discosta dal solito AZZURRO o ROSA molto evidenti, c'è solo un tocco di azzurro nel fermacampione.
Tutto il materiale e altre foto li trovate nello shop di ARTarE!
Elena

domenica 2 ottobre 2011

Biglietto per il compleanno di una bimba.



La mia collega mi ha commissionato un biglietto per il compleanno della sua nipotina.
Il mio orsetto dei Forever friends è cosi' tenero che anche per una bimba piccola mi piace molto.
Il biglietto è il quadrato 10x10 cm, con il frontalino fisso e le alette che si aprono per far spazio alla scritta di auguri.
La colorazione dell'orsetto è fatta con gli acquarelli, percio' nulla a che vedere con le splendide colorazioni dei distress o dei copic... ma.... MI ACCONTENTO prima di entrare in quest'altro "pericolosissimo" tunnel!
Per rendere il tutto un po' piu' tridimensionale ho ricoperto  l'orsacchiotto con un velo di GLOSSY!
Ele

domenica 25 settembre 2011

Biglietto d'auguri.


Quando mi chiedono una card che non è per una cerimonia particolare e che non è destinata  a bimbi, mi prende sempre un po' di "ansia da prestazione".
Ho sempre il timore che possa essere troppo seria.
Questa mi è stata richiesta da mia cugina per il compleanno di mia zia Claudia.
E' una bellissima donna, poco piu' che cinquantenne e m'è sembrata comunque azzeccata la scritta BIRTHDAY WISHES, perche' i desideri li si esprimono sempre ad ogni compleanno indipendentemente dal numero di candeline sopra la torta.
Il resto l'ho voluto sobrio, sia nei colori che nelle geometrie.
Quindi ne approfitto on line, visto che è proprio oggi il giorno per festeggiarla per rinnovarle gli auguri!
Buon compleanno zia Claudia.

Elena

martedì 20 settembre 2011

ILGELATO SECONDO ANGELA



Sapevo che avrei avuto una bambina, molto prima di quel test di gravidanza di quasi due anni fa.
Sapevo che avrei avuto una bambina e che si sarebbe chiamata Elisabetta, sapevo che sarebbe stata una bimba con le ginocchia perennemente sbucciate, come me da piccola. Sapevo che avrebbe giocato all’aperto e che avrebbe scavato a mani nude nella terra (non sapevo che l’avrebbe mangiata, questo no). Ricordo benissimo un’estate in cui io e mio fratello sezionavamo lombrichi, li osservavamo al microscopio e li congelavamo nel surgelatore di casa: non siamo mai stati sgridati, al massimo mia mamma si assicurava che i lombrichi venissero inseriti  nelle scatolette rotonde dei formaggini prima di essere ibernati a fianco del minestrone. Ricordo che ogni pianta e ogni cespuglio del giardino potevano diventare lo scenario fantastico di un altrettanto immaginario villaggio dei miei puffi, ricordo tante estati passate a piedi nudi e almeno due sere all’anno  al pronto soccorso per farmi togliere le schegge di vetro che immancabilmente i miei piedi intercettavano.
Sapevo che Elisabetta sarebbe stata come me, e che per questo non l’avrei mai sgridata per un vestito strappato, una manina sporca di terra, un lumacone maldestramente raccolto dopo la pioggia. Sapevo che non sarei stata ossessionata dalla pulizia estrema, dalla preoccupazione che un vestito possa sporcarsi o che un piedino possa ferirsi. Lo dice una che è capace di andare al lavoro con una maglia indossata al contrario e accorgersi solo verso le 17 che un’etichetta ondeggia allegra sul fianco.
C’è un “ma”, lo sapete già.
Io non sopporto vedere Elisabetta sporcarsi. Voglio che lei si senta libera di farlo, ma quando lo fa io mi sento male.
Credo che questa strana sensazione abbia avuto origine nei primi giorni con lei: non sentivo quell’onda trascinante di amore nei suoi confronti, mi sentivo inadeguata e incapace di fare la mamma, spaventata da ogni suo versetto e tutte quelle sensazioni mi facevano paura. Ad un certo punto mi sono detta che forse non era così importante calarmi nel ruolo di mamma affettuosa che avevo in mente, che forse dovevo iniziare da qualche compito più semplice: nutrirla e tenerla pulita. Del resto, in quei primi giorni sembrava che lei non desiderasse altro. Ho concentrato le mie energie per un po’ su quei due compiti, in maniera precisa e puntuale e ho cominciato a ripetermi “giuppy, tu sei una brava mamma perché Elisabetta mangia ed è pulita: andrà tutto bene”. E in effetti il resto è venuto da sé, dai bisogni primari a quelli più complessi il passo è stato naturale, ogni cosa ha preso la giusta strada.
Credo però che mi sia rimasta in testa l’equazione brava mamma=bimba pulita: si è depositata in me e lavora dietro le quinte. Per esempio, dietro le quinte di un sabato a casa della mia amica Angela, che non è una mamma ma è una grande Donna, e proprio per questo mi ha insegnato qualcosa sul mio modo di essere mamma.
A casa di Angela Elisabetta ha visto per la prima volta un ventilatore a pale in funzione, si è buttata dall’unico scalino presente sbattendo la guancia (non il ginocchio-non la testa-la guancia!!!) e ha assaggiato il gelato alla panna con i frutti di bosco caldi. “Assaggiato” significa che, posizionata la ciotola ben lontana da Elisabetta e dotata la bimba di bavaglino impermeabile, le porgevo qualche misurato cucchiaino di gelato. Angela ha resistito impotente qualche minuto, poi ha deciso che quello non era il modo di mangiare e, ignorando le mie proteste, ha messo davanti ad Elisabetta la sua ciotola di gelato. Mia figlia, incredula, ha fatto quello che credo stesse aspettando da un anno: ha lavorato il gelato con le mani e con il cucchiaio, l’ha succhiato, l’ha raccolto con le dita e spalmato ovunque (sul suo viso, sul tavolo di vetro di Angela, sui miei jeans…). Non ho prove che possano documentare la felicità di Angela e di Elisabetta, ero troppo tesa per pensare di tirar fuori il telefono e fare una foto…ma credo che anche una foto della mia faccia sarebbe stata divertente…
Per Angela e Elisabetta quello era il modo giusto di mangiare il gelato: spargendo, spalmando e sporcando. Io mi sentivo a disagio per le goccioline di gelato sul tavolo, per lo strato appiccicoso che si stava depositando sul viso di mia figlia, per la sua maglietta a fiorellini rosa pulitissima… cioè per disastri risolvibili in dieci minuti e con poco sforzo. E’ chiaro che non era questo il problema, c’era qualcos’altro che mi rendeva tesa.
C’è in me, giù nel profondo, il timore di essere ritenuta una “cattiva mamma” perché non so tenere pulita mia figlia e perché non so insegnarle le “buone maniere”, c’è il timore dello sguardo di un estraneo che si posa su una macchia, su un vestito strappato, su un ginocchio sbucciato, e giudica.
Nella vita i giudizi si prendono e si danno, più o meno consapevolmente lo facciamo tutti, perché giudicare serve anche per decidere cosa è bene e cosa è male per noi, cosa non faremo mai e cosa invece certamente faremo in una certa situazione. Si giudicano le persone, ma quando il giudizio tocca a noi spesso ci offendiamo, oppure ci scansiamo elegantemente per lasciare che cada nel vuoto. Eppure, essere giudicata come mamma è una cosa che spaventa particolarmente, che fa sentire male, a disagio, in difetto, fa venire voglia di scappare lontano in un passato in cui bastava mettere due lombrichi nel congelatore per sentirsi felici.
Qualcosa mi dice che sono sulla strada giusta, che le paure  vanno scardinate partendo da un gelato, che i nostri limiti possono non diventare i limiti dei nostri figli, se impariamo a riconoscerli. Intanto, a casa di Angela Elisabetta ha imparato finalmente come mangia il gelato una bambina di 16 mesi, io ho capito che ho ancora molto da imparare, e di certo ancora molte magliette da lavare…
giuppy



sabato 17 settembre 2011

Incontrare nuova gente.... provare nuove emozioni...stare amici di tutti....!


Da quando ho iniziato questa BLOGAVVENTURA, ho avuto sicuramente tantissime soddisfazioni.

Ho conosciuto virtualmente tante nuove persone, mi si è aperta una grandissima finestra dove poter osservare gente appassionata come me di stamping, e di tantissime altre arti creative, lasciare molti commenti e riceverne altrettanti, prendere spunti e idee e magari regalarne a mia insaputa.
Oltre agli speciali appuntamenti  in rete  , ho avuto anche la fortuna di poter dare un volto ad alcune di loro che non conoscevo:


Potrei parlare di ognuna  per ore e ore, perchè mi hanno regalato tantissime emozioni.
Una volta rotto il ghiaccio siamo diventate un fiume in piena di parole, consigli, risate...e tanto altro.
E' stato bellissimo scoprire chi era alla regia di un blog che seguivo con affetto, coglierne le aspettative, i timori, parlare di tutto e non solo di timbri, carte e inchiostri... e capire che alla fine non è solo la passione comune ad unirci
Con loro mi son sentita da subito come un'amica di vecchia data, ho amato di tutte  la spontaneità e la dolcezza, la generosita', la voglia di condividere e soprattutto la gioia di una nuova amicizia.

Anche se non riusciro'  per ovvi motivi a rivederle spesso, con questa card e questo post cumulativi voglio abbracciarle virtualmente e lanciare loro il messaggio del proverbio danese che ho timbrato sopra:

THE ROAD TO A FRIEND'S HOUSE IS NEVER LONG.

Grazie a tutte per avermi regalato il vostro tempo e la vostra amicizia!

Un abbraccio Elena.

sabato 10 settembre 2011

Invito, scatolina portaconfetti, e segnaposto a tavola ...



Colore predominante per il nuovo set matrimonio, creato per ARTarE: verde.
Bazzil verde  il piu' pulito  possibile, perche' a "parlare" sia la sua bella tramatura.
Solo due farfalle posizionate in rilievo del set di clear Toga .
Per un matrimonio le trovo adatte perchè esprimono eleganza, delicatezza e ...LIBERTA'!
Due piccole perline Artemio posizionate sulle ali per dare un tocco di luce.
Lo spago bianco leggero e fresco l' ho preferito  al raso e all'organza, perchè ritengo che dia un tocco meno austero a questo set.
Ovviamente tutti i materiali li trovate da ARTarE e anche altre foto!
Buon fine settimana.
Elena

domenica 4 settembre 2011

Calma solo apparente...


Il silenzio più colmo di parole che abbia mai vissuto.
Giorni trascinati, calma solo apparente, la voglia che arrivi sera e poi, quando arriva, l'angoscia di affrontare un nuovo giorno.
Mattini di risvegli tristi.
Gli occhi di Elisabetta fissi sulle mie lacrime. La sua incapacità di capire, anche se in realtà sa tutto, da tempo.
Un'altra casa, un altro letto, ma sempre con il mio cuscino di piume, le stesse che riempivano il cuscino di mia nonna.
Fare i codini a Elisabetta, pur sapendo che li disferà dopo poco.
Sentire che la mia voce ha un suono nuovo... Ma forse sto solo invecchiando...
Sbirciare il blog dall'i-phone e maledire la sua lentezza.
Sentirmi sempre troppo sola, ma anche infastidita dalla gente che parla, soprattutto quando parla di me.
Quel senso di panico che trova il suo modo di sfogarsi dentro di me, prendendo la subdola forma di un sasso enorme piantato nello stomaco.
Le cose che amo, confuse nella mia testa.

Questo mio silenzio sul blog ha tante spiegazioni che potrei peró scrivere in poche righe, ma forse potrei lasciare che il tempo mi aiuti a trovare le parole per raccontare, per descrivere, per parlare dei mille movimenti che accadono dentro e fuori me.
Intanto, Elisabetta diventa sempre più bella, vivace, testarda, gioiosa. Attacca bottone con tutti, anche se a modo suo, ama sempre di più i cani, non piange mai molto nemmeno quando cade e si comporta bene in mezzo alla gente.
Fortunatamente, il contrario di me.
Giuppy

giovedì 1 settembre 2011

Card per un matrimonio...


Mi han commissionato una card per un matrimonio.

Ho pensato di usare questo timbro di Florilegs, con la tecnica del paper piercing solo per la parte del cuore con le scritte, sovrapponendolo alla base  con il biadesivo spessorato e usando un bel  rosso  per dare un po' di colore al mio amato beige.
La scritta LOVE invece è di una semplicità estrema (proprio come piace a me), e faceva parte di un set di Waltzingmouse Stamps.
Poteva mancare forse il "MIO" spago? :-)

Elena.

sabato 27 agosto 2011

Bomboniera.... o panna da cucina??


Per ARTarE ho creato queste scatoline porta confetti, per il battesimo di una bimba.
Se osservate attentamente la forma e non siete "troppo giovani", riconoscerete in queste scatoline le stesse in cui si vendeva la panna da cucina.

Questa scatolina è davvero facilissima da realizzare, non richiede alcun attrezzo particolare, ma a me piace molto, anche in simbiosi con il mio tanto amato cartoncino del latte che vi avevo mostrato in qualche post meno recente.

Il mio amato topino DouDous di Toga, su un cerchio scallop, un bottoncino rosa a forma di cuore per passanastro ...e via!!!

Elena

venerdì 19 agosto 2011

Un biglietto per dire che.....


Quando si è in vacanza, spesso ci si rende conto di quanto ci manchino alcune persone che non sono li' con noi.
Perchè non dirlo?
Io ho pensato di creare questo biglietto per lanciare il messaggio...

I miss you. Ele.