domenica 1 aprile 2012

13/52 wp... Ele per Giuppy.



Dopo il bellissimo post a sorpresa che Giuppy ha voluto regalarmi, ora sono io a dire la mia.
Mi ha fatto sorridere sapere come mi vede lei, anche perchè è una visione che non collima molto con quella che ho io di me stessa.


Certi aggettivi che ha usato per descrivermi li sento quasi edulcorati.
Uno su tutti: equilibrata.

Io una persona equilibrata?!
Questa poi... 
Mi c'è voluta un'intera settimana per capire se Giuppy stesse scherzando oppure no, certo è che se riesco a dare quest'idea di me devo essere un'attrice nata!
Anche se lei scrive a ruota libera nei suoi post tutte le sue emozioni, paure, preoccupazioni io quando parlo faccia a faccia con lei spesso ho  un po' timore di chiederle quel qualcosa in piu'.

Diciamo che quel "soppesare le parole" attribuitomi  da Giuppy probabilmente si riferisce a questo mio atteggiamento, non di certo al fatto che io parli poco.
Davanti alle persone io tento di mettermi nei loro panni chiedendomi quanto potrebbe dar fastidio una domanda di troppo  o quanto disagio potrebbe creare la ricerca di una risposta da darmi. 
Purtroppo  mi son trovata io stessa tante volte in situazioni in cui domande inopportune mi hanno infastidita e ho avvertito l'invadenza della gente nel tentativo di regalarmi sorrisi in cambio di notizie ultim'ora.
Spesso mi chiedo se agli occhi di Giuppy io possa risultare un po' distante.


Accade che durante i  nostri aperitivi  si parli di shopping, ricette, gente, blog, canzoni e vita,  ma io non osi chiederle... "Allora Giuppy come stai?".
Accade che  spingiamo il carrello tra le corsie dell'Esselunga facendo la recensione di un nuovo prodotto e che e nel mentre si rida come delle pazze per qualcosa che succede, ma si avverte un dolore di fondo e non se ne parli.


E' una sorta di tacito accordo tra me stessa e i suoi occhi.
Sembra che lei mi dica: "Ele, almeno tu non farmi parlare dei miei casini ti prego".
E io le parlo di mele, shampoo, libri o foto.

Poi torno a casa e mi dico, magari aveva una gran voglia di buttar fuori un po' di cose che si tiene dentro  e aspettava solo un mio cenno per farlo.
E' innegabile come ha scritto lei che tra di noi ci sia amicizia, stima e affetto.

Io la stimo per mille motivi, ammiro in lei una forza d'animo che a tratti le invidio e spesso anche il suo essere un carro armato come si è autodefinita.
Ammiro la sua capacità di essere una mamma amorevole e anche autorevole con Elisabetta.
Mi piace il suo modo di guardarla, di coinvolgerla nei discorsi, di educarla e spesso mi chiedo se riuscirei ad essere anch'io alla sua altezza in questo ruolo.


Di Giusy mi piace molto la sua concreta capacità d'ascolto, di certo sarà legata anche al suo lavoro, ma quando le parlo mi accorgo chiaramente che lei le parole le recepisce tutte, anche tutte quelle mie piccole smorfie che sono il riassunto dei mille non detti.
Oggi giorno trovare una persona che ti ascolta non è cosa da poco.
Esserlo credo sia un grande dono.
E per finire, di lei ammiro il suo talento innato per la scrittura.


Secondo me  indiscutibilmente scrive bene.
I suoi post non sono mai banali, sanno sempre arrivare al centro del bersaglio.


Spesso le dico che dovrebbe pensare seriamente all'ipotesi di scrivere qualcosa e qui mi collego alla foto di questa settimana.
Ho scattato ieri questa foto in una strada della mia città, la prima persona che l'ha vista ovviamente è stata lei e il suo commento è stato questo: "Ele, è stupenda... io ce la vedo come copertina di un libro, ci vedo sopra un titolo".
Al che ho preso la palla al balzo e ho ribattuto: " Benissimo, te la regalo. Questa sarà la copertina del tuo primo libro!".
Ci abbiamo scherzato sopra è ovvio, ma chissà che questa cosa non sia destinata a restare soltanto un'idea.
Quindi se in libreria vedrete un libro con questa copertina, compratelo assolutamente :-)) !!!

Ele









mercoledì 28 marzo 2012

Giuppy per Ele


E' passato ormai del tempo e non l'abbiamo celebrato a dovere (come non si festeggiano molto i compleanni oltre i 30), ma è comunque più di un anno che io e Ele convidiviamo questo spazio virtuale... e non solo. 

Non parliamo mai molto di noi, o meglio, lo facciamo sempre indirettamente, lasciando che al posto nostro parlino foto, spezzoni di vita, metafore e racconti.

Ma un paio di cose vorrei dirle. 

E' inziata in modo strano quest'avventura, con tante perplessità e reticenze: avremo abbastanza argomenti da mettere sul blog? Ma non cozzeranno i nostri post così diversi? Qualcuno ci seguirà davvero? Abbiamo iniziato questo nostro progetto (così mi piace pensarlo) con titubanza e curiosità, tenendoci sempre l'uscita di sicurezza "Vabbè dai, se non ci legge nessuno chiudiamo tutto e amen". La verità è che ci siamo appassionate, abbiamo incontrato blog bellissimi e abbiamo trovato dei volti dietro alle parole degli altri, abbiamo scoperto un mondo nuovo.

Se qualcuno mi avesse detto  che un giorno mi sarei ritrovata a scrivere su un blog insieme a Ele, chissà se ci avrei creduto....  Siamo diverse noi due: lei alta e bionda, io bassina e mora. Lei sportiva, sempre in movimento, un vulcano di idee, sempre pronta a mettere la testa nelle novità, a buttarsi con impegno in ogni cosa che sfiora. Io, una pigra abitudinaria un pò superficiale, che a volte si perde rimirando l'azzurro del cielo. Lei è sempre equilibrata, soppesa le parole e le affermazioni, si ferma sulla soglia molto prima del conflitto, con calma. Io sono esattamente il contrario: un carro armato in ogni cosa che affronto. Lei cura i post, le foto, lo scrap, con una precisione e un impegno invidiabili. Io scrivo post di getto alle due di notte e aggiungo foto fatte con il cellulare. 

Gestire un blog insieme è facile solo perchè ci siamo date due regole, semplici ma intoccabili da un anno: mantenere un minimo di alternanza e avere il massimo rispetto per lo spazio che condividiamo. Questo significa che entrambe leggiamo i reciproci post in anteprima e ci consultiamo sugli errori di ortografia o sulla foto migliore da pubblicare. Ma significa anche che se domani mattina decidessi di pubblicare un post senza che Ele lo abbia letto prima, mi basterà mandarle un sms "Ho buttato su un post, vai a vedere" per avere la sua piena approvazione. 

Quello che c'è tra me e Ele si chiama fiducia, rispetto,  ma si chiama anche amicizia, stima, affetto.
Non è facile andare d'accordo con me, non è sempre semplice apprezzare le mille sfaccettature del mio carattere, e anche Ele non scherza... Malgrado le mille cose che ci distinguono, io e lei abbiamo molto in comune: quel che basta per stare bene insieme.

Ele è un sacchetto con i cantucci fatti apposta per me.
Ele è un aperitivo di chiacchere e risate. 
Ele è guardare le suo foto e pensare: è talmente brava che nemmeno se ne accorge. 
Ele è vivere con un pizzico di ironia, che supera sempre di un passo la tristezza. 
Ele è l'unica che capisce la mia malsana abitudine di trasformare frasi in sigle incomprensibili ai più.
Ele è dire le cose nel modo giusto, al momento giusto, ma senza giri di parole.

Grazie perchè mi sopporti, anche e non solo qui.

P.S.: Questo post, Ele, non si poteva proprio leggere in anteprima... 
giuppy

domenica 25 marzo 2012

12/52 wp... Il linguaggio segreto dei fiori.




Contrariamente alla maggior parte delle donne non ho mai avuto un gran feeling con i fiori.
Al di là del fatto che io non abbia il pollice verde, nemmeno con quelli recisi ho mai instaurato un gran rapporto.
Posso dire di aver avuto  una lunga convivenza pacifica solo  con una Sansevieria.

Ci siamo capite subito io e lei...

L'ho messa sopra al top della mia cucina, in un punto che scenograficamente aveva il suo perchè, e li' l'ho "dimenticata" per ben sette anni.
La spostavo solo per pulire il mobile e per spolverare quella  specie di ventaglio di foglie a forma di lancia che la faceva sembrare quasi piu' ad una scultura moderna, che  ad una pianta.


Per tutti i nostri  anni di convivenza non ha mai chiesto nulla.
Mi vergogno (quasi) a scriverlo, ma in sette anni non l'ho mai bagnata, mai... 

Probabilmente riusciva a prendersi l'umidità che le serviva dall'ambiente in cui era.

Non mi pongo la domanda perchè non ho una risposta, ma una certezza si'.
La famosissima crisi del settimo anno si è manifestata il giorno in cui mia mamma (notoriamente dotata di pollice verde) ha insistito perchè la bagnassi.


Tempo una settimana e la pianta morta.
Qualche tempo dopo  mi è stato regalato un costosissimo bonsai, mi è bastato meno di un secondo per giurare a me stessa che se avesse superato il mese in casa mia, avrei potuto sparare i fuochi d'artificio.
Non ho dovuto spendere soldi in polvere da sparo ovviamente!
Da un anno a questa parte sembra invece che io abbia firmato un armistizio con i fiori, ho ottimi rapporti con le orchidee, ne ho ben sei vasi e mi stanno dando enormi soddisfazioni.
E allora, perchè la foto di una magnolia?!
Il motivo è subito spiegato, ho questa pianta nel giardino di casa , la vedo da quando son piccina ed è cresciuta con me.
E' la prima pianta che fiorisce con l'arrivo della primavera.

Ho sempre amato i suoi fiori, cosi' bianchi, carnosi e delicatamente profumati per il loro contrasto che creano sui rami completamente spogli di foglie.
Rispetto alle altre piante infatti le foglie arrivano solo dopo la fioritura, quasi come a dare la possibilita' ai fiori di  farsi ammirare in tutta la loro bellezza.
Al mio compleanno mi è stato regalato un libro che mi è piaciuto molto, e che vi consiglio se non l'avete letto:

 "Il linguaggio segreto dei fiori" di V.Diffenbaugh.


Una gran bella storia, e in essa anche la straordinaria capacità di comunicare emozioni profonde con il linguaggio segreto dei fiori appunto. 
Per fare qualche esempio: lavanda per la diffidenza, la rosa bianca per la solitudine, l'orchidea per la raffinata bellezza, la camelia per mettere il destino nelle mani di qualcuno e ....la magnolia... per la DIGNITA'.
Ogni essere umano ha una profonda dignità, spesso la calpestiamo inconsapevolmente e altrettanto spesso lasciamo che gli altri calpestino la nostra.


Io forse  penso alla dignità come a qualcosa di astratto,a volte la sento flebile e in tanti fatti che hanno messo a dura prova la mia autostima addirittura assente.
Eppure  l'ho vista chiaramente  la dignità.
L'ho vista in mio padre  e nel suo modo di affrontare quella tremenda malattia, nella sua capacità di non farci percepire  il suo dolore, nella sua paura di non farcela.
 L'ho vista in tante persone che a differenza mia non si limitano a star malissimo per situazioni scomode, ma che sanno svoltare al momento giusto prima di andare alla deriva.
In questo libro inoltre c'è un riferimento esplicito anche alla FOTOGRAFIA!


Insomma chi l'ha gia' letto, sa bene di cosa parlo, per chi invece non l'ha ancora fatto spero di aver insinuato con questo post  un po' di curiosità...
Elena.








giovedì 22 marzo 2012

Un giorno di (stra)ordinaria follia


Inizio a scrivere questo post alla fine di una giornata tremenda e mi riprometto di limarlo e pubblicarlo domani, quando starò meglio, quando avrò dormito, quando mi sentirò meno male. 
Perchè io oggi ho creduto di morire, di impazzire, di venire inghiottita da un'enorme voragine aperta sotto i miei piedi da un mostro che aveva le sembianze del volto immobile di mia figlia. 

L'ho sentito chiamare oggi "crisi di assenza", ma il referto dell'ospedale riporta "convulsioni febbrili semplici".

Succede che la febbre si alza, si alza. Succede che una madre inesperta e una pediatra superficiale sottovalutino i sintomi, le rogne, i deliri di una bimba piccola, tanto piccola. Perchè Elisabetta, malgrado a volte la sua altezza e il suo peso portino fuori strada, è una bimba piccola, indifesa, è un gattino, un pulcino.

Elisabetta oggi, al culmine di una giornata di febbre alta, ha smesso all'improvviso di reagire, di rispondere, di muoversi e di incrociare il mio sguardo. Due occhi bellissimi e vuoti, girati in una posizione che di normale non aveva nulla. Io e lei sole in macchina, io che urlo il suo nome e cerco di scuoterla e lei immobile, rigida come una bambola, un rantolo mai sentito al posto del respiro. 

Abbiamo fatto qualche conto: 5/6 minuti  in tutto. Pochissimi minuti in auto prima di arrivare a casa, lei stesa sul divano totalmente assente, poi la telefonata al 118, l'ambulanza, l'ossigeno, e finalmente qualcosa sul suo volto che cambia, come un risveglio da un torpore di anni. 

Io sono morta. 

Abbiamo passato qualche ora in ospedale, giusto il tempo perchè la febbre scendesse e lei ricominciasse ad entusiasmarsi per la Peppa Pig e per i tappi dei pennarelli. Ci hanno spiegato quello che sapevamo già: con la febbre può capitare, non succede nulla di grave e bisogna solo stare attenti. 

Ma io sono comunque morta. 

Devo dire grazie a qualcuno...
Daniele.
La mia carissima zia che mi ha detto due volte: "Vai di là a bere un bicchiere d'acqua" mentre sconosciuti in divisa si affannavano intorno alla mia bambina. Mi sono versata il bicchiere d'acqua più amaro che abbia mai bevuto, ma mi ha fatto tanto bene. 
La voce dell'Amica. 
Tanti sms. 
Parecchie sigarette. 

Ho capito che non devo più spaventarmi in quel modo, che se dovesse succedere ancora Elisabetta non morirà e tornerà come prima in un tempo del tutto accettabile. Ho capito quali sono i segnali che devono allarmarmi e che è importante contare i minuti in cui tutto accade, ho memorizzato il nome di un farmaco da tenere con me nel caso succeda ancora.

Ma nel frattempo, ve lo assicuro, io sono morta. 

Il gomitolo dei pensieri si ingarbuglia insieme alle mille sensazioni spiacevoli e al sapore del terrore. Perchè il terrore ha un sapore preciso che oggi ho sentito sotto la lingua, accompagnato da un freddo gelido dentro alle ossa. 
Credo che avrò bisogno di giorni prima di  stare bene e soprattutto per ricominciare a credere che va tutto bene. 
So che quello che è successo è, tutto sommato, qualcosa di superabile e del tutto comune, eppure è stato terribile, come quando possiedi una cosa bellissima e qualcuno ti insinua il dubbio che sia rotta, che in realtà non funziona bene come sembra. Nella mia testa si sono alternati pensieri che mai avrei immaginato di poter elaborare: d'ora in poi starò sveglia tutta la notte a controllare che stia bene-io non posso più andare al lavoro e lasciarla sola-è stata tutta colpa tua giuppy-sei una madre di merda perchè hai sottovalutato, non hai capito, non hai previsto-stai rovinando tua figlia.
Ora questo vortice di pensieri sta passando, lentamente, lasciando una scia di dolore che pian piano si lenirà, lo so. 

Ma ho capito moltissime cose oggi. 
Una tra tutte è che è molto meglio se le cose ce le raccontiamo. Perchè se un'altra mamma mi avesse descritto mesi fa un episodio simile, so che oggi me ne sarei ricordata subito e forse il panico sarebbe stato meno cieco. Avrei cercato di ricordare cosa ha fatto lei, avrei cercato di ripercorrere il percorso mentale che l'aveva portata ad allarmarsi e a trovare la soluzione giusta nel minor tempo possibile.
Tra noi mamme queste cose ce le raccontiamo già, ma facciamolo di più. 

Io oggi ho pensato solo che dovevo portare Elisabetta a casa (ma ero davvero molto, molto vicina) e chiamare il 118, ricordarmi di dire l'indirizzo di casa, spiegare cosa vedevo e cercare di ascoltare con lucidità.
Il mio grado di lucità, così per dire, era tale che quando l'operatore del 118 mi ha chiesto "Ma sta respirando?" io ho risposto: "Non lo so, devo controllare". Ecco. 
In realtà l'unica funzione vitale rimasta evidentemente intatta (se non per lo strano rantolo in gola) era proprio il respiro. Per fortuna!!

Abbraccio tutti voi che avete avuto una parola per me, che mi avete tenuta per mano, che vi siete immedesimati nel mio terrore, che mi avete detto che sono stata brava anche se ho pianto. Ne avevo proprio bisogno...
giuppy

domenica 18 marzo 2012

11/52 w.p. di Webamicizie e non solo...



L'undicesima foto del W.P. non è sicuramente una foto tecnicamente perfetta, ma emotivamente a me dice tanto.
Sono appena tornata da un week end nelle Marche, ospite di un'amica davvero speciale.


La nostra amicizia è nata grazie alla nostra passione comune per lo stamping, mi piace ripensare che Franz è stata una delle prime follower di questo blog e che subito io e Giuppy l'abbiamo sentita una persona molto familiare.
La prima impressione si è dimostrata veritiera.
Potrei scrivere un post lunghissimo,  ma certe belle sensazioni faccio fatica ad esternarle.
Credo che questo scatto in cui si vede la mia mano, stretta in quella di Franz valga piu 'di mille parole.
Grazie di tutto Franz!
Ele.








venerdì 16 marzo 2012

Lettera aperta a Echica


Carissima Echica, 
quando ci siamo conosciute tre mesi fa io ero una mamma ansiosa, imbarazzata e preoccupata. 
Tu, l'educatrice del nido perfetta: gentile, sorridente, premurosa. 
Hai un tono di voce pacato e basso, esattamente l'opposto del mio. 
Ti muovi con lentezza e grazia, al contrario di me che notoriamente inciampo anche nelle righe delle piastrelle. 
Tratti tutti i bimbi con la stessa dolcezza, invece io con Elisabetta a volte sembro un agente del KGB e con gli altri bimbi.... ah, quelli sono bimbi? 
Ti ho raccontato tutto di Elisabetta, ho evitato il parto solo perchè non avevo più tempo: ora ogni particolare del carattere di mia figlia ti è chiaro e riesci a metterlo in relazione precisa con la sua età. A me quando chiedono "Quanto ha?" rispondo "Due anni a maggio" perchè ho perso il conto dei mesi intorno ai 12.
I piccoli, banali compiti che mi hai dato (tipo portare una foto di un certo formato e una maglietta), li ho sbagliati tutti: tu hai ascoltato le mie scuse di mamma nevrotica, e hai minimizzato. 
Una volta sono uscita dal nido con i sovrascarpe in plastica azzurra: ho attraversato la strada, messo Elisabetta in macchina e ci ho guidato fino a casa. Io lo so che tu mi hai vista ma non hai riso di me. 

Echica, fino alla scorsa settimana io ti volevo bene. Ora abbiamo un problema. 

Elisabetta, se al nido non ci sei tu, piange. "Eh, non c'era Erica, oggi ha pianto un pochino"
Elisabetta, se al nido non viene accolta da te, piange. "Eh, non è venuta a prenderla Erica, ha pianto un pochino".
Se chiedo a Elisabetta "Amore mio mi dici il nome di una bimba del nido che ti sta simpatica?"  lei risponde: "Echica".
Se dico a Elisabetta "Amore mio sai chi arriva adesso??"  lei risponde: "Echica".
Se chiedo a Elisabetta "Amore mio cosa hai fatto stamattina al nido?": lei risponde "Echica".
Quando riesco a venire a prendere Elisabetta al nido, lei è sempre in braccio a te, Echica.
Mercoledì, in particolare, stavate giocando con delle bellissime collane hawaiane e Elisabetta non si è decisa a venire via con me finchè non ha terminato di mettertele tutte al collo, Echica. Non che ne volessi una per me, ma magari solo il gesto.... la collana di fiori colorata per la sua mamma......no??

No, non sono gelosa. 
Peggio.

Perchè io pensavo di essermi staccata mesi fa da Elisabetta, e invece tu, Echica, rappresenti la forbice con cui il mondo vuole tagliare di netto quel cordone che unisce me e la mia bambina. E io mi sono accorta che quel cordone mi sta molto simpatico, è mio, mi appartiene, non mi dà per nulla fastidio. 
Tu rappresenti l'universo  di relazioni nel quale Elisabetta deve iniziare a vivere, da sola. Con le sue preferenze, le sue simpatie, i suoi affetti. Mi spaventa da morire che Elisabetta si sia legata a te, perchè tu sei tanto diversa da me, profondamente diversa sotto ogni punto di vista. 

Insomma, cosa hai tu che io non ho???

Echica, nulla di personale eh. 

Ma tu, prima o poi, litigherai con mia figlia, e io aspetto con ansia il momento in cui potrò dirle, trionfante e soddisfatta: "Hai visto Elisabetta, te l'avevo detto che non era simpatica come sembrava!"

Con stima, 
giuppy 

mercoledì 14 marzo 2012

C'è che.



C'è che le ore dedicate al lavoro sono diventate nell'ultimo mese estremamente pesanti.  Faccio un lavoro difficile... o meglio, tutti facciamo un lavoro difficile... ma il mio a volte sa essere veramente molto difficile. Implica la sovraesposizione a parole e persone, implica risolvere problemi in tempi stretti, implica un sacco di problemi, in sostanza. Arrivo a sera in apnea, letteralmente. 

C'è che Elisabetta ha inziato a parlare, ma in maniera massiccia. Ripete parole, costruisce micro-frasi, verbalizza tutto, imita il mio tono di voce, ripete le indicazioni che le danno al nido (PRONTI PARTENZA VIAAAAA!!!). E parla anche a vuoto: monosillabi messi in fila come perle di una collana, in libertà, tutto il santo giorno. 
Chiederle "perchè stai facendo questa cosa?" e sentirsi rispondere "pecchè sì" è stato un punto di svolta nella mia vita: da giuppy a vera mamma in un attimo. Ma dove le hanno messe le istruzioni per i passaggi successivi??

C'è che, insieme al potere della parola, Elisabetta ha scoperto la televisione. E io ho scoperto Peppa Pig.

C'è che la solitudine sta diventando uno stile di vita. Parlo della solitudine interiore, quella che ti fa intuire la massa di problemi che sei destinata a risolvere da sola, e a volte ti fa perdere il fiato in una vertigine di paura. 

C'è che alcune cose nella mia vita hanno preso direzioni inaspettate. Io che ho sempre sguazzato nell'ambiguità e nei non detti, adesso faccio una fatica enorme a trattenermi dall'esprimere quello che penso. Le cose che per qualche motivo so di non poter dire, mi vivono in mezzo ai piedi come ospiti indesiderati. 
Non ci sono cartoni in cui infilarle e chiuderle, non ci sono armadi, non c'è spazio nella mia vita per quello che non si può dire e pensare, il silenzio dura per un pò, ma alla fine tiro fuori tutto e lo consegno al fortunato destinatario. 

C'è che sento dentro di me qualcosa che una sera ho chiamato "deserto emotivo". Zolle di terra arida e secca destinate a lasciare spazio a sabbia sottile e implacabile, spinta dal vento fino nel profondo. 

C'è che non sono capace di essere una buona amica in questo periodo: dò attenzioni centellinate, monopolizzo i discorsi, metto in luce solo il buio nero. Ma in quel regalo (stupidissimo) fatto all'Amica ci ho messo un impegno e un entusiasmo che non ricordavo dove fosse seppellito. Forse lì la sabbia non è ancora arrivata.

C'è che ho bisogno di mare. 


C'è che ci si abitua abitua subito alle cose meravigliose che si ricevono, ma quando vengono tolte ci si abitua altrettanto in fretta a non averle più. Ma mancano lo stesso qui.

C'è che di tutte le riflessioni che mi girano in testa, mi rendo conto che quella più bella e più stupendamente stronza riguarda il potere della parola. La parola che dice e che tace, la parola che può cambiare il destino delle persone a cui viene detta o non detta, la parola che dischiude verità e le copre. La parola che ama, che lenisce, che cambia scenari e contesti. 
Il potere della parola è Elisabetta che apre il suo mondo interiore a un universo di relazioni, fondate sulla parola. E' la giuppy che tenta, parlandone, di chiudere cerchi e di racchiudere emozioni; a volte, con scarso successo, anche di condividerle. 

La parola che convince, seduce, conduce.

Il potere della parola è sapere che a volte, davvero, non si può dire più nulla.
giuppy

sabato 10 marzo 2012

I love you Dad.



Siamo agli sgoccioli della decima settimana, giornate un po' difficili per la sottoscritta...

Non mi dilungo molto, odio le ricorrenze anche quelle felici, compleanni, anniversari, onomastici e non ne ho mai capito il reale motivo.


Figuriamoci quelle poco piacevoli da ricordare.

Otto marzo: per me non è la solita giornata in cui si ricevono auguri o mimose, ma è la giornata in cui purtroppo mio papà se n'è andato.
Qui non credo di aver mai parlato di lui e non intendo farlo ora.
 Altri post in cui si parla di dolore e di un padre che se n'è andato ci sono gia' e  sono quelli della mia coinquilina di blog Giuppy.
Io e lei abbiamo purtroppo in comune la perdita dei nostri papà a soli tre mesi di distanza l'uno dall'altro.
Tutti e due si chiamavano Mario, lavoravano nello stesso stabilimento e per tutti e due ... cancro ai polmoni.
Son passati ormai due anni, ma ci son giornate che mi sembran due giorni.
Io e mio padre abbiamo sempre avuto un rapporto speciale fatto di poche parole dolci, ma di tante certezze.
Mi manca molto e vorrei sentirmi dire che davvero non siamo poi cosi' distanti, ma spesso la sua assenza è un silenzio quasi assordante.
A lui dedico questo post e questa foto.
Ho iniziato ad appassionarmi di fotografia solo dopo che se n'è andato.
Sto vivendo questa passione come una  sorta di valvola di sfogo per ritrovarmi e ripartire dopo la botta psicologica che è stata per me la sua malattia.


Voglio sperare che se fosse ancora qui , di qualche mio scatto potrebbe sentirsi orgoglioso.
Spesso mi  diceva che ero un vulcano di energia e mi soprannominava " Elena faso tuto mi"!
L'energia non mi manca e non mi è mai mancata è vero e di interessi ne ho davvero tanti, forse troppi.

Elena.


mercoledì 29 febbraio 2012

9/52 I love my jeans...



Sono stranamente in anticipo per la pubblicazione della foto della settimana, ma volevo sfruttare l'insolita data odierna - 29 febbraio - che a priori mi sta simpatica al di là delle insolite dicerie sul suo conto.


Non ci vuol molto a capire che l'argomento di questo post sono i miei adorati jeans.

Nell' armadio ho davvero TANTI,  ma MAI TROPPI jeans.
Spesso c'è chi mi fa notare che  un paio o dieci paia non fanno differenza alcuna, perchè sempre di jeans si tratta.
Non sono per nulla d'accordo con questo pensiero.
E' vero forse che non tutte le persone captano un taglio diverso , una tonalità leggermente piu' chiara o scura, qualche rigatura nella trama o l' effetto sdrucito che magari sono l'unica sostanziale differenza tra un paio e l'altro che possiedo.
Altrettanto vero è che se mi vedi oggi con un paio di jeans e domani con un altro, sembro sempre vestita uguale, ma a me non interessa.
Per  me è quasi una fissazione...Ogni jeans è diversissimo da un altro.
Fissazione purtroppo anche  la marca, ho provato piu' volte ad affidarmi al buon senso e a sceglierne di altri tipi e  non necessariamente di marchi noti.
Puntualmente mi ritrovavo con due sezioni separate dell'armadio: jeans ok... e jeans ko.
Alla fine ho appurato che solo con questa marca di jeans non ho pentimenti, vestono come piace a me, me li sento miei.


Quindi se non fosse chiaro il concetto, mi piacciono i jeans, mi piace la loro versatilità, l'indiscutibile comodità, il loro trasformismo da capo totalmente informale a capo quasi elegante se ben abbinati.
Questo non significa affatto che io viva 365 giorni in jeans!
Se dovessi fare una scelta a livello d'abbigliamento potrei rinunciare a tutto ma non ad un paio di jeans...




Elena.


domenica 26 febbraio 2012

8/52 wp... Oggi sposi!!!



... o meglio ieri sposi!!!

Mia cugina Alice e il suo fidanzato Marco, ieri hanno detto il loro: sì!


Ho deciso di usare una delle tante foto che  ho scattato ieri per l'ottava foto del 52 wp, perchè effettivamente questo matrimonio mi ha coinvolta moltissimo.
Per gli sposi infatti ho preparato le partecipazioni, i segnaposti ai tavoli, il tableau de mariage.... 
Questo era solo l'inzio perchè mia cugina ha deciso di volermi al suo fianco anche affidando a me e a suo fratello (fortunatamente!!!) le sue foto di questo giorno per lei tanto speciale.
Che non  si potessero aspettare risultati professionali è stato spiegato in tutte le salse agli sposi, ma non c'è stato verso di farli cambiare idea.
Ovviamente da quando l'ho saputo non ho dormito sonni tranquilli, e suppongo nemmeno mio cugino.
Son state settimane dense di ansia, e a giorni anche di pentimenti per aver accettato l'oneroso compito.
Ci siamo rimpallati un sacco di paranoie, costruiti ipotesi, fatto liste infinite di varie ed eventuali  e poi ieri ovviamente ogni cosa che avevamo messo in preventivo non è accaduta, mentre tutto quello che pensavamo di saper affrontare in tranquillità ci ha messi davvero a dura prova!
Adesso sto scremando il frutto di quel "DURO" lavoro con tanta gioia, superate  le mille paure questa giornata mi è piaciuta molto.
Ormai i giochi son fatti, quel che abbiamo portato a casa non sempre collima con quello che avremmo voluto portare a casa, ma guardando certi scatti  son soddisfatta , guardandone altri mi dico  che c'è tanta strada ancora da fare fotograficamente parlando, ma questo pensiero : MI PIACE!!!

Ovviamente auguro ad Alice e Marco che possano sempre avere nel loro matrimonio, tutto ciò di cui avranno bisogno per essere davvero due persone felici.

Elena