domenica 3 giugno 2012

20 + 21 + 22/ 52 wp. Ultima chiamata per ...






... Ultima chiamata per il volo numero 20-21-22/52 wp!
Ebbene lo ammetto, mi son "distratta" un attimo e anzichè prenderlo il volo... l'ho perso!
Tento di recuperare con un post che contiene tutte e tre le foto che avrei dovuto mettere le scorse settimane.

Prima foto : tentativo di rivisitazione dei miei banali scatti a un soggetto su sfondo nero.
I commenti qui a casa son stati incoraggianti,  in sostanza è stata definita totalmente insignificante.
E' vero, forse non dice nulla, ma non è che per forza una foto debba dire qualcosa a tutti no? 
A me risulta simpatica e vivace.
Vivace? Si', vivace.
Le margherite sono per me fiori molto vivaci, punteggiano l'erba forti della loro semplicità.
Sono indomabili, crescono dove e quando pare e piace loro.
Non se ne stanno ordinate in fila, ma occupano lo spazio a loro disposizione in modo del tutto casuale.
Per me sono una sorta di campanello d'allarme, quando il mio prato si riempie di margherite è chiaro che mancano pochi giorni all'ordinario taglio del manto erboso.
Campanello d'allarme perchè, da quando mio papà non è piu' con noi è la sottoscritta a sobbarcarsi questo lavoro.   
Nel caso non fosse passato il messaggio tagliare l'erba NON MI PIACE per niente.

Seconda foto: nella mia zona ci sono ancora parecchi campi e gia' all'inizio della primavera nella mia testa inizia una specie di giochino.
Percorrendo la strada che mi porta in ufficio tutte le mattine, mi guardo intorno e mi chiedo cosa verra' seminato nei vari appezzamenti di terreno.
Mi piace seguire l'alternarsi delle stagioni guardando la natura, vedere i campi a riposo durante l'inverno, le arature che precedono le semine, tentare di capire se durante l'estate saranno gli alti fusti del granoturco a sbarrarmi la vista oltre una certa altezza, o se l'ondeggiare dorato delle spighe nelle giornate di vento riuscirà a ricordarmi vagamente la superficie del mare.
Saro' una nostalgica ma ricordo quando da piccola mio papà mi caricava sulla sua bicicletta e mi portava a fare un giro per la campagna, mi piace percepire che nonostante siano passati tantissimi anni alcune cose sono ancora identiche ad allora.
I fiordalisi che si fanno largo tra le spighe, i papaveri e anche il profumo dolciastro dei fiori di sambuco che è una carezza per l'anima.

Terza foto: giusto per non eccedere con i picchi glicemici dei ricordi , ecco un'immagine sciocca che ritrae due quindicenni alle prese con le foto  passatemi il francesismo...."ad minchiam".
Ehm... no.
Le due quindicenni sommando gli anni superano la settantina e per la cronaca siamo noi, in un autoritratto che esprime al meglio la nostra essenza.
Alt, essenza di vivacità, tale e quale quella della margherita con cui ho aperto il post.
Anche noi come le margherite siamo un po' indomabili e occupiamo lo spazio a nostra disposizione spesso in maniera del tutto casuale.
Speriamo  di scamparla e che anche questa foto, sia reputata come quella insignificante... :-)
Per dovere di cronaca, la mia cara compagna di blog Giuppy ha una grande passione per immortalarsi con il suo fidato iphone.
Io detesto comparire in foto, per mille motivi che non spiego ora.
Lei scatta ossessivamente, e secondo me è pure portata quindi potrei ingaggiarla per "soccorrermi" quando ho cali di creatività fotografica!

Bye. Ele



domenica 20 maggio 2012

Loneliness


Hai in mente una lista di persone da chiamare nel caso in cui fori una ruota. 

Sai fare la spesa, gestire una bambina, bere un caffè, chiaccherare, scaricare e sistemare la spesa. Tutto in due ore.

Programmi viaggi che non sai quando farai, perchè detesti guidare per lunghe tratte. Ma credi fermamente che li farai. 

Non hai più feste di compleanno a cui partecipare, hai pochi obblighi e ancora meno ricorrenze da ricordare.  

Puoi bere un caffè alle sette e mezza con grande calma, ignorando gli sguardi curiosi di chi non capisce cosa ci fai lì, ogni mattina, da sola.

Non sai mai controllare bene  quella vertigine di disorientamento che senti quando capisci che non ti sai muovere nelle relazioni con le persone che non conosci. 

A volte, la profondissima e ancestrale paura che ti possa succedere qualcosa di brutto ti prende per mano. 

Mi sono guardata indietro molte volte in questi mesi, e ho guardato avanti. So amare in modo profondo molte persone, ma non sono fatta per stare dentro a una coppia. La libertà e la solitudine accentuano la solarità del mio carattere, mentre le relazioni di coppia alla lunga riescono solo a tirare fuori il peggio di me.   

Non credo nell'amore, non credo nei poteri taumaturgici della coppia, non credo nella sacralità della famiglia. Non credo che il mio spazzolino da denti affiancato a quello di qualcun altro sia sinonimo di felicità. 
Credo nell'amicizia, nella bellezza delle relazioni con le persone, credo nel fatto che il mio universo emotivo possa arricchirsi di colori, sapori, viaggi, sensazioni. Ogni giorno, da qualche mese, mi apro al mondo, ma non sono più disposta a litigare con qualcuno per le banalità della vita quotidiana: voglio andare oltre adesso. Anche se andare oltre significa stare da sola. 

Conosco coppie bellissime che si amano davvero, che sanno rendere reale un progetto di vita: non penso che fingano, ma so che sono semplicemente persone diverse da me, hanno qualcosa che io non ho. Non le invidio: le stimo. 

Non sono solo disillusa e ferita: io credo che i sentimenti possano ricrearsi anche dalle macerie, se ci sono i presupposti giusti, ma non è il mio caso. Io ho capito di cosa ho bisogno e cosa non intendo più ripetere, avere, ricreare. Ammetto di avere manifestato spesso insofferenza nei confronti di famiglie felici al supermercato, ammetto di essere colta da un senso di nausea al solo udire la parola "matrimonio",  ammetto anche che dall'esterno affiorano di me atteggiamenti freddi, spesso incoerenti. Ci faccio i conti, metto tutto sul piatto di una bilancia: sull'altro piatto metto la gioia di sapere che ho ritrovato la fiducia in me e nel mondo, e non era proprio scontato. Quindi, le mie sbavature sono perfette e comprensibili per chi ha voglia di andare oltre. Per chi non ha voglia, restano quello che sono: sbavature di una donna mediocre. 

Io, mia figlia, mia mamma, mio fratello, la mia musica, il mio canarino, i miei amici, i miei libri, i miei vestiti. 
E' stupendo quando ti rendi conto che non ti serve davvero nient'altro. Non perchè il resto non puoi averlo, ma perchè l'hai scelto tu. 
giuppy

venerdì 18 maggio 2012

Magnolia

La vita è semplice. 
L'ha detto anche qualcun altro, da qualche altra parte. 

A volte, talmente semplice da sembrare disarmante. 

La parola "famiglia", così come si era riempita pian piano di sogni, scenari, parole, cassetti aperti colmi di cose, colori, profumi, "arrivo tra poco, aspettami", nel giro di un anno per me si è completamente svuotata. Non significa più nulla.

Non lo dico con superficialità, ma con dolore. Il dolore di chi ha perso tutto. La vita è semplice anche in questo, nel modo in cui perdi un sogno e devi cercare tra i cocci le cose che vuoi tenere. Vorresti tenere tutto, ma tutto si è rotto. 

Ti diranno che dovevi fare di più.
Ti diranno che bisogna pensarci prima di buttare via i cocci. 
Ti diranno "ma era davvero tutto così insostenibile?"
Ti diranno "ma adesso cosa farai?"
Ti diranno che una croce si fa in due.
Ti diranno che sono sempre i bambini a subirne le conseguenze.
Ti diranno che non ce la farai/che ce la farai/che forse ce la potresti fare. 

Tu ascolta solo il suono delle voci che calmano la tua anima in rivolta, poi ascolta il suono della musica che ami, altissima nelle orecchie fino a coprire il sottofondo di parole, ascolta il suono della natura che prosegue intatta il suo corso mentre tutto sembra fermarsi. Ascolta la poesia nelle cose che hai intorno. 

Magnolia è il titolo del mio film preferito, ma anche un fiore bellissimo.  
Dignità, pare che significhi questo.  
Per me oggi significa anche molte altre cose. 

giuppy

martedì 15 maggio 2012

Cresima di Giulia.






 
Vi posto l'ultimo lavoretto che ho completato per la Cresima di Giulia. 
Dopo alcune prove di cui avevo gia' postato una foto qualche settimana fa , Giulia ha scelto di confezionare i confetti nelle borsettine della prima foto.

Mentre per poter aggiungere un oggetto da regalare alle nonne abbiamo optato per una scatolina chiusa e abbastanza grande da contenere il suo regalo.
Il tutto abbinato a dei cartoncini portafoto che richiamassero le scatoline. 
Giulia è rimasta soddisfatta e... a breve credo che  la arruoleremo nelle nostre file è talmente entusiasta che vuole imparare a scrappare!!!

Elena.

domenica 13 maggio 2012

19/52 Wp. ...Tanti auguri Elisabetta.





Mi ero ripromessa di non fotografare piu' fiori, o quanto meno di non postarli  qui,  ma sapevo che non appena fosse arrivato il momento in cui  nel giardino di mia mamma sarebbero fiorite le calle non avrei resistito.
E così è stato.




Questa fotografia vuole essere molto di piu' di un semplice scatto, e cioè vuole essere una parte del mio regalo per il secondo compleanno di Elisabetta.
Elisabetta è piccola, compie due anni oggi, eppure ha già capito tante cose della vita.


 Il valore di un sorriso per esempio, sembra averlo già ben chiaro.
E' una bimba  solare fortunatamente  e sorride  spesso, ma riesce a farlo con un' espressività spiazzante, sembra che sappia sfoderare un sorriso diverso a seconda dell'occasione.


Il suo sorriso da marachella è diversissimo dal  sorriso di soddisfazione per un gioco che la entusiasma, o da quello di complicità che si scambia con la sua mamma Giuppy.
E lo stesso vale per il suo sguardo.
I suoi grandi occhi sono due calamite e hanno quella profondità e quella purezza che difficilmente negli sguardi degli adulti si trovano.
I suoi occhi interrogano, parlano, accarezzano, ridono e spesso sostituiscono le parole che ancora non conosce.
Questa espressività mi auguro che sia un elemento dominante anche nel futuro di Elisabetta.




Ho una profonda ammirazione per i volti espressivi delle persone. 
Mi piacciono gli sguardi intensi, i sorrisi che riempiono un volto.
Davanti ad un sorriso tutto assume una dimensione differente, sempre.
Un sorriso apre mille porte, ti salva in molte circostanze, è condivisione e affetto, un sorriso scalda il cuore, rilassa, consola e anche seduce.
Auguro ad Elisabetta di riuscire a parlare sempre con i suoi sorrisi e i suoi sguardi, prima che con le parole e soprattutto di riuscire a circondarsi di persone che sappiano coglierne le sue sfumature.


Emozionare  con uno sguardo o  un sorriso è un grande dono che potrà scegliere  lei stessa a quali persone destinare, prima o anche senza  ogni ulteriore discorso verbale.
Tutto questo con una calla cosa c'entra?
Forse poco o niente per tanti,  ma io un nesso ce lo trovo eccome.
Il nome calla deriva dal greco Kalos, bello. 


La calla è l'emblema della bellezza semplice e raffinata, infatti viene spesso associata anche alla modestia, ma anche alla sensualità.
Cosa poter regalare ad una piccola donna, di certo non un mazzo di fiori, ma l'augurio di poter crescere con tutte le qualità che già possiede e che la natura le ha regalato; la capacità di coltivarle  di anno in anno con la consapevolezza e la fortuna di avere sempre accanto persone che le vogliono bene.

Auguri splendida Ely.

zia Ele.

Ed ecco che arriva anche la mamma.... Un pò mi dispiace, dopo queste parole stupende, aggiungere le mie. 
Stamattina ho guardato Elisabetta prendere per mano Ele, con la sua convincente ma sottile determinazione, e in un attimo le ho viste insieme tra qualche anno, una un pochino più alta e l'altra solo un pò più bella. Grazie Ele, ora tocca a me. 



Mi guardi, mi imiti, mi provochi, mi ami. 

Sei felice di vedermi, ma anche di farmi credere che non mi vuoi vicina. 

Sai scegliere colori, cibi, vestiti, musica e persone. Sai essere molto decisa ma anche molto fragile: sei una donna.

Ti ho messa mio malgrado in situazioni di precarietà e di difficoltà, ma ti ho sempre sorriso con tutta la serenità che ho potuto ammonticchiare nell'angolo più prezioso del mio cuore. 

Parli e gesticoli come me: sei buffa, e sei stonata come me.

Incredibilmente, "Un soffio caldo" è la tua canzone preferita, l'unica che mi chiedi di ascoltare continuamente e di cantare con te.  A me fa ricordare il novembre tiepido del 2010, le nostre lunghe passeggiate, il sole, la vita che si apriva su di noi. A te ricorderà per sempre i nostri tragitti in auto, a battere le mani a tempo e a cercare il modo di infilarti le mollette nelle orecchie senza essere vista. 

Hai imparato ad essere più decisa, a far sentire le tue ragioni, a chiedere attenzioni. Sai aprire la porta per uscire: ti alzi in punta di piedi e silenziosamente sei fuori all'aperto. A te sembra di conquistare il mondo, a me di perderti nel mondo. 

I nostri giorni insieme, dentro la mia mente, prendono la forma di un lungo racconto che un giorno sarà la tua storia, nella tua mente. 

Ti guardo, ti imito, ti provoco, ti amo.

Buon compleanno piccola donna.
giuppy 



martedì 8 maggio 2012

Otto maggio


Negli ultimi mesi mi sono accorta che parlo moltissimo, davvero molto. 

Parlo tanto con Elisabetta: da quando ho capito che comprende tutto, mi sforzo di parlarle senza utilizzare troppi vezzeggiativi o nomignoli, mescolando termini di uso comune e vocaboli un pochino più complessi. 

Il nostro rituale dell'addormentamento ruota intorno a coccole e solletico, ma la parte che amiamo di più è questa: ci stendiamo sul mio letto, una accanto all'altra, e parliamo. Per ora sono io che guido i discorsi, ma mi piace pensare che prima o poi sarà lei a tenere le redini... Ripercorriamo la giornata nei suoi elementi salienti: le cadute, le sgridate, i cibi mangiati; poi racconto cosa succederà il giorno dopo: chi la sveglierà, cosa farà, quando arriverò io (dopo pranzo, dopo la nanna...) e cosa faremo insieme. Elisabetta ama moltissimo questa manciata di minuti: di solito io racconto e lei arricchisce con particolari o con le cose che ricorda della giornata. A volte chiede dove sono le persone che ama (papà, soprattutto, ma anche Echica). Tutto ciò avviene in una cornice di coccole reciproche ma, siccome entrambe non ne andiamo matte, si concretizza in carezze sul viso e sulla testa molto leggere. Le dico sempre che la amo, che quando sarò lontana da lei la penserò e mi mancherà, che è una bambina stupenda. Finito il "dialogo", ci salutiamo e Elisabetta entra nel suo letto. 
Non so bene come sia nato questo rituale: Elisabetta ha sempre avuto un buonissimo rapporto con il sonno e quindi non ho mai dovuto crearle le condizioni per dormire serenamente. Forse tutto è partito dal mio bisogno di stare con lei faccia a faccia, nel silenzio, di rassicurarla su quello che sarebbe successo il giorno dopo, di rassicurare un pò anche me, ma anche di iniziare a lanciare i semini del dialogo tra madre e figlia. 
Arriveranno giorni in cui non avrà voglia di appoggiare la testa sul mio cuscino e raccontarmi la giornata, ma saprà che potrà farlo. 

Con mia mamma ci siamo sempre un pò urlate la vita. Spesso ho avuto la sensazione che non avesse tempo per ascoltarmi, che non ci fosse mai un momento per me. Ho imparato a prendermi quei momenti, e lei ha imparato a concedermeli, così come ha imparato a rispettare i miei lunghi silenzi. 

Con mio padre era un pò diverso. 

La sua sensibilità e la sua capacità di stare in silenzio (identica alla mia) mi hanno raggiunta molte volte quando era qui, invogliandomi a raccontare, a parlare, convincendomi che di alcune cose si poteva anche ridere; aveva la capacità di esprimersi in maniera incisiva e con poche parole, dote rara di questi tempi. 

La comunicazione con mio papà non si è ancora fermata, nemmeno ora. So che qualcuno mi prenderà per matta ma correrò questo rischio.... 

Gli racconto molte cose, la sera e la mattina. Succede soprattutto in macchina, nella sua macchina, con le mani sul volante che ha tenuto lui. La macchina in cui un giorno ho trovato un pezzo di serratura che gli apparteneva, e non sono mai riuscita a spostarla dal vano della portiera posteriore, dove l'aveva lasciata lui. Ogni tanto vado a prenderla, la giro nelle mie mani, e lo saluto. 

Facciamo spesso dei patti, io e lui. 
Lui mantiene sempre la parola, io non sempre (ma lo sa che sono fatta così, e mi lascia fare). 

C'è una canzone che mi ricorda molto il nostro congedo su questa terra, e a volte ho ancora bisogno di riascoltarla, quindi lo avviso: papà, adesso ascolto Just Breathe e piango un pò per te, girati dall'altra parte. 

Quando vado al cimitero, non riesco mai a parlargli. Dopo la sua morte, una sera ho avuto bisogno di cercarlo: era inverno, una sera molto buia, mi sono avvicinata al cancello chiuso del cimitero, ho guardato verso il suo lumicino e mi sono detta (decisamente ad alta voce): NO, tu non sei qui. Non sei davvero qui. Non c'è nulla di familiare nel luogo in cui si suppone tu stia riposando, in mezzo a sconosciuti. Non sei qui. 

Mi rassicura pensare che non sia lì, ma qui. A volte seduto sul divano, mi sposto un pò per lasciargli il suo posto. A volte seduto accanto a me nella sua macchina, innervosito dalla mia guida distratta. A volte accanto a me mentre fumo, sulla panca di legno all'aperto. 

Parliamo. O meglio, io parlo e lui ascolta.
In perfetta continuità con quello che eravamo. 

A Elisabetta, un giorno spero lontanissimo, basterà appoggiare la testa sul cuscino per poter parlare con me, risentire la mia voce, forse solo per ascoltarmi raccontare che è stata una giornata piena e che le sono vicina. 
E io, ovunque sarò, accetterò di sottostare a promesse che lei non riuscirà a mantenere (ma che argomenterà molto bene), in cambio di tutti i piccoli favori di cui potrò uccuparmi. 
Ora, qui, dentro i miei panni di madre stanca e approssimativa, sento che la comunicazione tra un genitore e un figlio è qualcosa che va curato nel profondo, coltivato giorno per giorno, senza lasciare troppo al caso, nemmeno i silenzi. 
Non esistono relazioni se non c'è comunicazione, non esiste amore senza la parola. Bisogna dirlo, che ci si ama. 

Il titolo del post è solo perchè oggi mio padre avrebbe compiuto 70 anni, e sarebbe stato bello averlo qui. 
L'anello nella foto è quello che mi ha fatto lui, da cui non mi separo mai e che spesso mi ricorda da dove vengo e dove sto andando. Ne ho sempre bisogno.
giuppy

domenica 6 maggio 2012

Non voglio mica la luna.... 18/52 wp.




Le settimane volano e spesso nemmeno mi accorgo di dover gia' pubblicare la foto del 52 wp, per la settimana successiva.
In questa di settimana ci son stati eventi molto piacevoli, amiche di blog riviste con tanto piacere: FranzGermanaGiusi.

Prendi dell' affetto e aggiungici una dose smisurata di risate garantite. Queste sono loro.
I super poteri dell'amicizia tra donne.



Sempre in questi giorni complice un'uscita fotografica mi son vista con altre tre donne davvero speciali conosciute grazie alla passione comune per la fotografia: Elena, Luisa e Veronica.

Anche con loro si è instaurato da subito un bellissimo rapporto, spesso siamo troppo prese dal chiacchiericcio e ci sfugge che appesa al collo non abbiamo  una pesante collana trendy, ma una macchina fotografica e che l'intento del nostro incontro in teoria, doveva essere quello di scattare qualche foto, ma noi formalizzarci mai.


Anche questa è strategia, ovvero come darci automaticamente un altro appuntamento a breve.
Giovedi' siamo uscite "in notturna", e in quattro ore la sottoscritta è riuscita a battere ogni record di produttività... 


QUATTRO ORE  =  UNA FOTO DECENTE (forse?!?!)

Parliamone.


Location: città alta Bergamo. Perfetta direi.
Serata senza pioggia (una benedizione visto l'andazzo del periodo), cielo terso, temperatura gradevole e quel profumo di primavera che nelle serate di maggio riempie l'aria.

Piazza vecchia illuminata  molto  suggestiva, le mura venete  spalti perfetti per osservare le luci  della città sottostante brillare, i vicoletti di porfido nel loro susseguirsi  ci offrono uno scenario differente ad ogni angolo, insomma, per farla breve  non manca nulla VOLENDO per scattare belle foto.
Abbiamo anche la complicità di una luna quasi piena che fa bella mostra di sé e ci  tiene compagnia mentre, armate di cavalletti e argomenti che con la fotografia non hanno  attinenza alcuna, prendiamo i nostri posti.

Perfetto.

Sfido chiunque a dire che la luna non eserciti da sempre un grande fascino.
Anche di questo parliamone.

Trentasei anni ormai che la vedo, ma non mi son ancora stancata di lasciarmi ammaliare da lei.

Mi piace il suo pallore e il susseguirsi delle sue fasi, splendida quando è una falce sottile che sembra quasi un vezzo li' nel cielo, una specie di virgola tra i pensieri delle persone che giungeranno fin lassu'.
Quando è un quarto, e ricopre gia' un bel ruolo nel buio e quando è piena e maestosamente rischiara le serate con quella sua luce fredda ma penetrante.


Mi piace il colore della luna, quel candore quasi iridescente, mi ricorda le perle.
Alla luna cosa non è stato dedicato? 
Canzoni, poesie, immagini....
In questo week end la luna dovrebbe per una serie di circostanze essere grandissima  perchè molto piu' vicina del solito alla terra.
Ovviamente qui piove.


Mi accontento del ritratto che son riuscita a farle giovedì sera, del resto... non voglio mica la luna!

Ele



venerdì 4 maggio 2012

Solo per dirti che....

L'hai detto così spesso che ho finito per credere che il momento non sarebbe mai davvero arrivato. 
Non stai partendo per la guerra, non ti succederà nulla di terribile, è solo una questione di tempo, ti vedrò prestissimo, verrò a trovarti anche se me lo impedirai-io queste cose continuo a ripetermele ma non mi convincono che sentirò di meno la tua mancanza. 

Mi hai ripetuto talmente tante volte "Tu non scendi dalle scale: rotoli!!" che finisco per pensarci ogni volta che corro giù dagli scalini di pietra che ci separano. 

I nostri pranzi insieme sono tragicomici: a volte si ride e a volte si piange davvero. Tutto nel tempo di un'ora. 

Quando non so una cosa, la chiedo a te. Che ricordi tutto, basta lasciarti il tempo di pensare. 

Quando ci vediamo la mattina, ci guardiamo in faccia, e ci siamo già capite.

Le sgridate che ricevo da te mi colpiscono sempre molto più di quelle che mi fa mia mamma, non tanto per l'intensità ma per la capacità di cogliere nel segno. Lo sai, sei una delle poche persone a cui lo permetto.

Tu sei una di quelle rare donne che hanno un'età indefinibile: la tua intelligenza e la tua capacità di pensare superano di gran lunga quello che possiamo fare noi giovani donne. Ma l'entusiasmo che metti in ogni cosa che fai è quello di una ragazzina. 

Il tuo modo di essere madre, moglie, donna: obiettivi irraggiungibili per me, lo sai, eppure mi stai insegnando tanto, e io sto imparando, silenziosa e attenta. 

La tua Famiglia è una delle poche che merita, appunto, la F maiuscola. Nella vostra casa si respira Amore, e non è possibile dire davvero di chi sia il merito, proprio perchè siete una Famiglia. Ma i vostri confini sono labili: chiunque in casa vostra si sente amato, perchè sapete cosa significa davvero Accogliere. 

Mi mancherai, non solo perchè la quotidianità che stiamo vivendo è una delle poche certezze che mi sono rimaste. Mi mancherai perchè viverla con te è sempre bellissimo e intenso.
E .... vorrà dire che per qualche sabato io e ele verremo a berci lo spritz a casa tua. Avrà lo stesso sapore di gioia, ne siamo sicure.

Andrà tutto benissimo, non avere paura. 

giuppy

domenica 29 aprile 2012

17/52 w.p. Strawberry and Milk!!!






Il tempo non mi invoglia ad uscire e la mia ispirazione per qualche scatto è latitante.
Quindi... di necessità virtu': ci si arrangia con quel che si ha e si aguzza l'ingegno.

Non è certamente una foto orginale e  se ne vedono molte di simili pero' scattarla è stato divertente.
Riportare le cose nello stato iniziale un po' meno.

Ovviamente ho sporcato di latte ovunque, perchè gettare una fragola in pochi cm di latte non è un lavoretto da poco, soprattutto se lo devi ripetere tipo una trentina di volte e non serviva una laurea in chimica per immaginarlo.
Alla fine dell'operazione mi son pure rimproverata per non aver ragionevolmente optato per dello yogurth che avrebbe creato meno danni.
Va detto che un fotografo esperto avrebbe ottenuto al secondo lancio probabilmente un risultato migliore del mio, ma suvvia non abbiamo grandi pretese no?!
Per dirla "alla nostra maniera" .... E va bene cosi'! ;-)



Elena




lunedì 23 aprile 2012

Black post


Qualcuno me l'ha anche detto: hai il fisico di una ragazzina, ma questo non giustifica che tu continui a vestirti come se lo fossi. 
Tradotto: a 34 anni, in leggins e con tutti i tuoi colori improbabili, sei un pò sfigata. 

Inizia così, in modo del tutto frivolo, questo post sulla parte black di giuppy. L'esatto opposto di questo, per intenderci. Zero poesia, zero sentimenti, total black. 

Non sopporto più sentirmi dire come "dovrei" essere. Più pacata, meno istintiva, meno sfuggente, più incline ai compromessi e alle mezze misure. 
Cause I'm different kind ok girl. (rubo la frase a una che a 50 anni suonati ha fatto tutto tranne che adottare mezze misure, a partire dal nome).

Non sopporto più sentirmi dire che dovrei andare in vacanza: andare in vacanza da sola con mia figlia, in questo aprile travestito da novembre, mi mette solo tristezza. 

Non sopporto più sentirmi dire che parlo troppo o troppo poco. Parlo quanto mi pare, con chi mi pare, di quello che mi pare. Come tutti gli altri esseri umani. Solo che lo faccio in modo spontaneo, e questo spesso autorizza le persone a pensare che sia un problema.
Invece è un tuo problema, di te che mi ascolti e non vuoi sentirmi: quindi spostati.

Non sopporto più di dover giustificare ogni sentimento negativo che affiora: a volte si può essere molto tristi, ci si può sentire molto fragili, e non c'è nulla di male nel dirlo e nel pensarlo. Amo le persone che lo capiscono. 

Non sopporto più di dover smussare angoli che non si smussano. Cerco di guardare oltre, perchè se non lo faccio ne va della mia identità, e forse anche della mia salute. 


Io non chiedo mai alle persone di starmi vicino, io non chiamo quando ho bisogno, io non sono capace di chiedere aiuto/vicinanza/amicizia/affetto. Chi mi conosce, lo sa. Sa riconoscere i miei segnali, sa interpretare i miei silenzi o le mie troppe parole, e viene a prendermi. 
Quindi, se hai capito che ho bisogno di qualcosa e che non lo chiederò mai, vieni a prendermi. Ma se hai già deciso di non farlo, spostati. 

Non sopporto di dover spiegare continuamente alle persone perchè qualcuno mi chiama giuppy e qualcun altro no... e da dove arrivi questo nome. E' molto semplice: 15 anni o giù di lì, il co-protagonista di un cartone animato che andava al tempo si chiamava giuppy e le mie compagne di scuola me l'hanno affibiato, con mio grande disagio. Ma, come molte cose nella mia vita, ciò che inizialmente mi mette a disagio poi va a finire che mi piace da morire. Giuppy è diventato il nome con cui io mi chiamo quando parlo da sola, per intenderci.
Chi si sente autorizzato a chiamarmi giuppy lo fa perchè ha capito chi sono. Quindi, non sono io che autorizzo, sono gli altri che lo decidono. 
Non serve chiedermi il permesso di chiamarmi così: se hai deciso di farlo, a me va bene. 

Non sopporto davvero più di sentirmi dire che ho l'aria stanca. Io SONO stanca, ma raramente mi lamento davvero, perchè tendo a farmi trascinare dal mio senso di responsabilità e del dovere. 
Se mi vedi stanca, per favore, non dirmelo: offrimi un caffè. 

Credo che dentro la mia vita molte persone non saprebbero da che parte girarsi. Io mi giro: a volte in maniera maldestra, a volte danzando, a volte rompendo tutto quello che incontro sulla mia strada. Non sopporto più sentirmi dire che andrà meglio: non esiste "meglio", esiste vivere, e per farlo servono una quota di coraggio, di leggerezza e di risorse personali che non sono proprio semplici da scovare nel nero pesto. 
Non si vive aspettando "il meglio", non si vive respirando la vita di qualcun altro, non si vive guardando continuamente indietro.
Si vive cercando di stare mediamente bene dentro ai propri panni, con i propri amici vicini, nel piccolo e a volte maledetto acquario in cui si nuota.
Quindi, per favore, non dirmi che andrà tutto bene ma stammi vicino perchè ne ho bisogno. 
Se però non è quello che vuoi fare, spostati.

Ecco. Ora mi sento meglio, a volte ci vuole...

Scusate eh, vi amo tutti, ma anche questa è la giuppy...

giuppy