sabato 23 aprile 2011

Prima comunione


Potete trovare una mia realizzazione per un ricordo da lasciare agli invitati ad una Prima Comunione sul blog di ARTarE!!!
Il cartoncino è utilizzato per la foto del bambino e una breve frase di ringraziamento, nella scatolina coordinata invece andranno i confetti.


Cogliamo l'occasione di questo post per augurare a tutti una serena Pasqua.
A presto. Ele&Giuppy

giovedì 21 aprile 2011

Biglietto per un'amica...


Nella vita ci sono persone che per svariati motivi incrociano la tua strada, ne percorri un pezzo con loro e poi per altrettanto differenti situazioni le riesci a frequentare poco, ma le senti vicine anche quando non le chiami per settimane, sai che puoi contare su di loro cosi' come sai che puoi farti una chiaccherata quando vuoi, senza doverti mai giustificare per la  latitanza, oppure ti capita di sentirle anche tre volte in un pomeriggio sapendo che troverai sempre la loro disponibilità al dialogo.

Queste persone sono rare, una di queste è la mia amica MARI.
A volte ti succede un fatto e il pensiero ti porta a lei immediatamente, un attimo dopo scopri che in quella frazione di secondo la stessa persona ti ha chiamata o pensata per motivi differenti, ma una sorta di energia ti ha messo ancora una volta in sintonia con lei.
La mia amicizia con Mari è fatta proprio di queste piccole grandi cose....
Ci si sente poco, ma è la qualità del nostro sentirci  che riesce a fare la differenza.
Abbiamo avuto percorsi di vita differenti,  ma per certi aspetti identici... 

Di lei ammiro la sua discrezione, il suo saper vivere e NON giudicare, la sua grazia innata nel parlare e nel muoversi che la rende una persona davvero delicata.
Ecco, delicata è proprio l'aggettivo che piu' le si addice.
Tutta questa prefazione (piu' in stile Giuppy che Ele direte voi) per dirvi che Mari mi ha commissionato un biglietto per degli auguri pasquali per una sua amica...
Ho cercato di creare qualcosa che fosse primaverile, ma allo stesso tempo delicato come lei...
Questo è il risultato... A lei è piaciuto...e siccome la conosco son certa della sua sincerità.
Eccolo.
Ele

lunedì 18 aprile 2011

Profumo di terra


In casa mia ho sempre sentito parlare di un passato contadino, ma non proprio secondo i canoni poetici che si immaginano quando si pensa a questo mondo: le famiglie dei miei genitori coltivavano la terra che apparteneva ad altre persone, abitavano cascine diroccate insieme ai loro animali, per Natale ricevevano in regalo sei mandarini… insomma, erano poveri, e l’essere contadini per loro non aveva nulla a che fare con la poesia del contatto con la natura.
La vera svolta della loro generazione è arrivata negli anni ’60: l’assunzione in una fabbrica per mio padre ha determinato l’accesso ad uno stile di vita nuovo e l’inclusione in un sistema di garanzie e diritti. La fabbrica dava a mio padre uno stipendio, gratificazioni, certezze, e gli faceva respirare anche un sacco di amianto, ma questa è un’altra storia.

Malgrado i miei genitori non fossero più tenuti ad abitare in luoghi poveri e lontani da tutto e potessero acquistare ogni cosa al supermercato, hanno sempre mantenuto il legame con le loro radici riservando una grossa fetta del nostro giardino ad un orto e ad un pollaio. Senza che nessuno me lo insegnasse, io ho imparato come si uccide una gallina (e anche un coniglio. Ormai l’ho detto, Mara lo so che mi odi), come si piantano i pomodori, come si bagnano le piantine, come si concima e come si semina.
Nel 2007 mi sono sposata e sono arrivata in questa casa, dove ho scoperto che avrei potuto usare un piccolo pezzo di terra come orto. Mio padre si era appena ammalato, ma quando gli ho proposto di aiutarmi a coltivare l’orto è stato felicissimo.

Quando le persone si ammalano come si è ammalato mio padre, spesso perdono interesse per le cose di ogni giorno, perché i loro pensieri sono orientati verso un orizzonte a tratti grigio e a tratti pieno di luce, che risucchia tutte le loro energie. Come puoi pensare alle cose del mondo quando il tuo stare nel mondo è messo in discussione?  Eppure, io e mio padre parlavamo moltissimo dei miei pomodori, del tipo di insalata da piantare, del concime giusto per il tipo di terra, di come tagliare il sedano e conservare il prezzemolo per l’inverno.

Per 3 anni, il rituale è stato questo: si parte un sabato pomeriggio per comprare le piantine; dentro il negozio, sempre lo stesso, inizia  la contrattazione: “Papà, quest’anno voglio piantare i meloni!” e lui: “No, prendi il sedano” . “Papà, prendiamo i peperoncini calabresi??” e lui: “No, prendi un altro basilico che due sono pochi”. “Uh papà guarda che bella questa piantina!!” e lui: “No”. Per tre anni ho tentato di convincerlo a piantarmi l’anguria, ma non ci sono mai riuscita.
Il giorno stesso iniziava la fase che io ho sempre amato di più: pulire la terra dalle radici, dai sassi e dalle foglie,  vangarla smuovendola dal profondo, spezzare le zolle. Mio papà faceva il lavoro più pesante, io dietro di lui a raccogliere sassi e a spezzare le zolle con le mani… perché io amo l’odore della terra, amo il suo colore quando è bagnata e viva, adoro vedere i lombrichi svegliati dal loro sonno, mi piace sporcarmi di terra.
Quando l’orto era finalmente pulito e livellato, piantavamo e seminavamo, mettevamo i tutori a pomodori e peperoncini (perché alla fine almeno sui peperoncini la spuntavo) e poi trascorrevamo minuti interminabili a rimirare il nostro lavoro ben fatto e a fare ipotesi sulla quantità di pomodori che avrei raccolto.

E poi aspettavamo.

E aspettando che i pomodori crescessero mio padre mi prometteva, senza dirmelo, che sarebbe stato lì per vederli.
Parlarmi delle piante che avremmo seminato la primavera successiva era la sua promessa che sarebbe stato lì a farlo con me.

Quel piccolo pezzetto di terra per me significa tutto questo.
La salvia e il rosmarino che ha piantato lui, il mirtillo che ho comprato anche se lui non era molto d’accordo,  la rucola piantata insieme che continua a crescere ogni anno. Lui che mi prende in giro perché “Ma dove vorrai andare con questo metro di terra scarso!”. Lui che prima di entrare in casa va a dare un’occhiata all’orto, stacca rametti e sistema foglie, per me. Lui affaticato e sofferente piegato sul mio orto.

Quest’anno sono tornata nello stesso negozio, ho visto le piantine di anguria e, come sempre, ho resistito e non le ho comprate…  Il mio orto è ancora bellissimo, grazie  a due aiutanti speciali: il fratello di mio papà e Elisabetta; il fratello di mio papà ha ereditato il lavoro pesante e “messo in bolla” i pomodori, mentre Elisabetta giocava, beveva tisane e mangiucchiava fazzoletti di carta sporchi di terra.

Io ho spezzato ancora le zolle con le mani annusando nell’aria il profumo di mio padre, il profumo delle mie radici che vengono sempre dallo stesso magico elemento: la  terra.
La terra di mio padre,mia e di Elisabetta, anche se insieme noi tre non siamo mai stati, su questa terra.
giuppy

lunedì 11 aprile 2011

Door hanger...


Sono talmente stanca in questo periodo e piena di impegni che la mia fase creativa lascia molto a desiderare...
Ho semplicemente finito questi piccoli lavoretti che ho regalato a due mie nipotine.
UTILITA' DELL'ARTICOLO PARI A ZERO!!!
Eppure un door hanger  (mi han detto che si chiama cosi') non poteva mancare nelle mie creazioni.
Ho sfruttato un  falegname a me caro... per farmi ritagliare le sagome, le ho rivestite con della carta da parati e poi le ho decorate con i miei soliti timbri F.F.
Ho voluto provare la tecnica del paper piercing di Gio', usandola per il palloncino che vedete tenere dall'orsacchiotto, e mi piace molto l'effetto!!!
Buona serata!
Ele

P.s. La foto è penosa e i colori risultano sfalsatissimi rispetto alla realtà, ma abbiate pietà di me per stasera.

mercoledì 6 aprile 2011

Anche le nonne si ammalano


Doveva succedere prima o poi, e infatti è successo: la nonna si è ammalata. Ho ricevuto al lavoro la telefonata che nessuno vorrebbe mai ricevere: “Giuppy, io sto proprio male, non è che puoi tornare a casa?”.
No che non posso tornare a casa mamma… Però posso mobilitare papà e fratello in un colpo solo, prendere un’ora di permesso, un giorno di ferie e pensare al Piano B.

Il Piano B, appunto. “B” di buco cosmico. Non ce l’ho mica un piano B io…

Come mi ha detto un collega: se il bimbo va al nido e si ammala, ci sono i nonni. Ma se i nonni si ammalano????
Io ho la fortuna di lavorare in un luogo in cui le relazioni sono ancora umane, dove un sorriso è un sorriso, dove un “come stai” esprime  interessamento vero, dove si può parlare della propria vita senza temere coltellate alle spalle. Certo, non tutti i giorni sono uguali e non tutte le persone sono sempre disponibili e sorridenti, ma malgrado le giornatacce e gli scazzi, lavoro con persone che ascoltano, guardano, capiscono, e fanno ipotesi.  E ti buttano lì un Piano B organizzandotelo con una telefonata, in cinque minuti, con il sorriso.

E’ così che la figlia di mia amica (e anche collega) ha deciso di aiutarmi con Elisabetta in questi giorni difficili.
E’ una ragazza giovane, solare, sorridente e piena di vita: so di lei quanto mi basta per affidarle mia figlia serenamente. E inoltre mi ha salvato… il lato B, appunto.

Mi sono ritrovata a pensare alle cose che avrei dovuto spiegarle per stare con Elisabetta, a dove si trovano gli oggetti  in casa, a quello che le piace, alle sue abitudini… bene, potrei già scrivere un libro!!
E’ incredibile come in poco meno di 11 mesi la casa si sia trasformata e modellata, di come si sia aperta per fare spazio a Elisabetta, di come alcune cose apparentemente insignificanti siano diventate importanti per lei. 
Per esempio la pianta grassa alla quale ama staccare le foglie per mordicchiarle, o l’irresistibile gioco di aprire e chiudere i cassetti, o gli appigli che cerca ovunque per alzarsi in piedi… e le sue adorate ciabatte.
Ma ancora più incredibile è il piccolo mondo nel quale vive, e nel quale io la accompagno costruendo e rinforzando abitudini e ritmi: i suoi orari per mangiare e dormire, il modo in cui dorme e si sveglia, i suoi giochi preferiti, le cose che la fanno ridere e quelle che la infastidiscono. 
E poi il modo in cui esprime la gioia e il disappunto, il suo ditino puntato ad indicare le cose che vuole toccare, il momento dopo cena in cui le faccio le coccole e gioca tra le mie braccia toccando il mio viso.

Non è facile rendere comprensibile agli altri tutto quello che c’è dentro le nostre giornate, compresi i momenti in cui ci stiamo antipatiche a vicenda e i momenti in cui vogliamo solo stare strette l’una addosso all’altra, i momenti in cui non riconosco la bambina di ieri e quelli in cui anche lei vede una mamma diversa.  Credo che sarebbe bellissimo poterle raccontare tutto questo un giorno, quando si chiederà come era la sua vita di bambina in questi mesi strani in cui tutto cambia così velocemente.  
Vorrei che capisse quanto pensiero e quanto affetto ci sono dietro ai gesti di ogni giorno, ma poi penso che questa è la cosa più difficile da capire per tutti, anche da adulti, e quindi non basterà solo scriverle tutte queste cose perché si depositino dentro di lei come monete preziose in un forziere chiuso a chiave…

Sono partita parlando di una nonna (e quindi mamma) malata, ho attraversato le relazioni umane, le nostre giornate, e sono finita qui...a dire solo che c’è molta poesia nell’essere mamma, ma anche nell’essere bimba, basta saperla vedere.
giuppy

venerdì 1 aprile 2011

Pillow box cicciotta :-)

Come ha scritto la mitica Dani, questa è la sua pillow box cicciotta.
Il cartoncino ondulato mi piace sempre tantissimo... Ma non è per niente adatto da far tagliare alla Cricut.
Esperimento semifallito.
La scatolina mi piace comunque...quindi ve l'ho postata.
Il timbrino è sempre il Forever Friend, dolcissimo...
Ele

mercoledì 30 marzo 2011

Mommy bag


Prima di avere Elisabetta, la mia borsa era quella che vedete nella foto. Quella a sinistra nella foto.

Sì, proprio lei, la Neverfull di Louis Vuitton.

L’avevo studiata per un mese, avevo guardato le foto, indagato in internet, pensando e ripensando e poi pensando ancora. Perché una borsa così non si compra come fosse un sacchetto di patatine (e la ele ne sa qualcosa!!).
Non dimenticherò mai la giornata di marzo in cui sono andata a comprarla a Milano: detro al negozio mi sentivo una bambina in un parco giochi, in giro per Milano mi sembrava di essere un’altra con il mio sacchetto di cartone marrone: dentro, nella fodera di stoffa beige, la mia Neverfull.

Bene, questo prima. Ora la mia borsa è quella a destra nella foto, quella rossa, per chi non l’avesse capito.

Premetto che ho sempre odiato le borse da mamma e l’unica che mi piaceva era la Mommy bag di Louis Vuitton: se avete voglia cercatela in internet,  se avete fegato guardate anche il prezzo. Quindi, sposando la teoria del “O tutto o niente” non avevo comprato nessuna borsa da mamma prima del parto. Continuavo a sperare di poter mettere tutto nella mia Neverfull.  
Per fortuna, la mia amica M., che è una donna attenta ai bisogni delle sue amiche stordite, mi ha regalato la borsa rossa, una vera mommy bag, quando è nata Elisabetta; me l’ha portata proprio in ospedale, il primo giorno della mia nuova vita da mamma.  Mi è piaciuta subito, perché per una donna ricevere in regalo una borsa è sempre un evento… poi l’ho guardata bene e mi sono detta: ma io qui dentro cosa ci metto? A me non serve una borsa così grande per due pannolini perché io continuerò ad andare in giro anche con la mia Neverfull!!! Figuriamoci se diventerò una di quelle mamme che vanno in giro con il borsone a tracolla con dentro pannolini-portafoglio-chiavi di casa-rossetto!!!

Qualcuna di voi ha mai provato ad andare in giro con due borse, un passeggino e una bambina?

Chiaramente, questa borsa è diventata la mia Neverfull.

Attualmente la borsa contiene, in ordine rigorosamente sparso:
il mio portafoglio,
le chiavi di casa e dell’auto,
il mio burrocacao (quello che mi ha consigliato la ele),
i miei occhiali da sole e quelli da vista,
i fazzoletti di Hallo Kitty (2 pacchetti),
le salviettine igienizzanti,
il disinfettante per le mani in gel (nel caso le salviettine finiscano),
una crema per le mani (mie),
le salviettine per pulire il ciuccio,
due ciucci,
una catenella appendi-ciuccio di scorta,
un blocchetto per gli appunti e una matita,
una chiavetta USB (su, non facciamoci troppe domande)
un termometro da fronte rubato alla pediatra (scherzo, l’ho chiesto!!)
i cewing gum,
la penna-smacchiatore,
almeno 4 pannolini usa e getta (perché se ne tieni 2 è SICURO che te ne servono 4),
un pannolino lavabile (magari finisco gli altri 4!!),
salviettine per il cambio,
crema per il cambio,
una traversina usa e getta (perchè quella in dotazione nella borsa non basta),
qualche sacchetto per riporre i pannolini sporchi,
un sacchetto di tela per i pannolini lavabili,
un cambio completo (di elisabetta),
due fialette con la fisiologica per pulizie del nasino urgenti,
un biberon con la tisana pronta (al finocchio, se vi interessa).

Scegliete una cosa nella lista, quella che vi sembra più inutile: toglietemela dalla borsa, fatemi uscire e sono sicura al 100% che appena fuori mi servirà proprio QUELLA cosa.

Come sia possibile riempire una borsa con tutte queste cose è un mistero anche per me, non vi so spiegare come si passa con successo da una Neverfull ad una mommy bag. Eppure io sono la dimostrazione vivente che può succedere a tutte, in un attimo.

Sarò per sempre grata alla mia amica M. per avermi fatto questo regalo, soprattutto perché quando mi capita di uscire senza Elisabetta e trasferisco tutte le mie cose nella Neverfull mi sento ancora come in quel giorno di marzo: una bambina con un giocattolo nuovo.

E quando torno a casa e ritrasferisco tutto nella mommy bag mi sento ancora come quel giorno in ospedale quando l’ho ricevuta in regalo: stupita, divertita, felice e confusa.
giuppy



domenica 27 marzo 2011

Ancora un po' di lilla!!!


Le immagini parlano da sole,  Bazzil   lilla e qualche piccolo fiorellino Toga in tinta, per dare un tocco primaverile e fresco alle partecipazioni.
Il mio amato spago, in versione bianca.
La sfera trasparente anzichè usarla per i confetti ho preferito usarla come portariso, e vi dirò che l'idea non mi dispiace, anche a livello di praticità e di stoccaggio :-).
(Che donna pratica!).
Per vedere tutte le immagini nel dettaglio fate un salto sul blog di ARTARE... Cliccate QUI!
Grazie.
ELENA

sabato 26 marzo 2011

E' primavera...


Un biglietto sicuramente primaverile, sia nei colori che nel soggetto.

Questo timbro di Penny Black è talmente simpatico che non ho potuto resistere alla tentazione di comprarlo.
Probabilmente penserete che sono un po' in fissa con gli animali da cortile: il soggetto dell'ultimo biglietto erano gallinelle e ora son passata al paperotto!
La foto non rende granchè, ma il becco e le corolle dei fiori sono vivacizzati da un tocco di colla glossy.

Anche se è attesa una perturbazione, qui al nord... Evviva la primavera!!!

Elena.

mercoledì 23 marzo 2011

Biscotti al'olio


La vita sociale di una neo-mamma può essere molto complessa.
“Molto complessa” è un modo carino per  dire deserto, vuoto, zero.

Le non-mamme si incontrano per bere un aperitivo dopo il lavoro. Per me l’aperitivo è un crodino e martini (più martini che crodino) bevuto in casa, in piedi,  possibilmente schivando i pezzetti di pane che Elisabetta fa volare con il chiaro intento di centrare il mio bicchiere.

Le non-mamme si incontrano in orari improbabili per un giro al centro commerciale. Per me, un giro al centro commerciale significa partire con il borsone mammesco (di cui vi parlerò un’altra volta), vestire e svestire Elisabetta almeno 3 volte: per uscire, appena dentro al centro, appena fuori, a casa. Ecco, fanno 4. Non parliamo di provarsi un vestito in un camerino o andare in bagno…. La non-mamma che sciaguratamente dovesse accompagnarci, dopo un pomeriggio con noi giurerà di restare per sempre non-mamma.

I tentativi di vedersi tra neo-mamme funzionano più o meno così: “Allora, arrivo alle 4 per la merenda, tu come sei messa? Vomitino? Ah il virus…. Vabbè ma noi l’abbiamo appena fatto, che dici? Eh no, se c’è anche la dissenteria no però!!” Oppure: “Senti, allora, da quanto piange quello lì? No, questa qua adesso ha smesso! Ok dai,  facciamo un’altra volta. No, domani abbiamo la vaccinazione. Eh no, dopodomani il corso di massaggi. Vabbè dai ci sentiamo il mese prossimo.” 

Questa premessa per dire che quando una mamma come me viene invitata a passare un pomeriggio a casa di un’altra mamma con figli in età scolare, pensa subito: Elisabetta farà l’effetto novità e tutti gareggeranno per  intrattenerla quindi… giuppy fa merenda SEDUTA!!
La mia amica lo sa, io scherzo… è stato un piacere accettare il suo invito, passare un bel pomeriggio di chiacchere,  risate, racconti di vita e… fare merenda seduta con la tisana, dei buonissimi muffin e dei biscotti all’olio leggeri leggeri di cui vi posto la ricetta, rubata e provata subito, sperando che la mia amica approvi.... soprattutto la foto che non rende onore ai suoi biscotti!!!

BISCOTTI ALL’OLIO
Impastate 110 gr di zucchero, 2 uova, 250 gr di farina, mezza bustina di lievito, 50 gr di olio di semi. Fatene delle palline schiacciate da infornare a 175° per 15 minuti circa. Io le ho decorate con una mandorla prima di infornarle, ma nemmeno questa idea è farina del mio sacco, ho solo copiato la mia amica (veramente lei ci aveva messo mezza noce, ma io le noci non le avevo…)
Io li trovo buonissimi e leggerissimi, croccanti al punto giusto!

Insomma donne, fate una buona azione anche voi: invitate una neo-mamma a casa vostra, fatele trovare la merenda (leggera, mi raccomando!), fatela sedere davanti ad una buona tazza di qualsiasi-cosa-calda e intrattenete suo figlio per tutto il pomeriggio. Vi passerà la voglia di farne uno voi, ma amen, andrete in paradiso!!!
giuppy