domenica 22 luglio 2012

Torre di controllo aiuto sto finendo l'aria dentro al serbatoio!




Sto annaspando con il 52 wp, ma non voglio postare  foto a casaccio sul blog per riempire le settimane.

Quindi perdonatemi se non sono alla pari e se non mi disturba troppo l'idea di dare di me  l'impressione di quella che arriva sempre di corsa, in ritardo e con il fiato corto.

Apprezzabile il mio concetto di impegno (almeno il concetto), me lo dico da sola.

Questa foto mi infonde una sensazione di calma.
Cielo e mare di un azzurro intenso, un colore che adoro.
Per chi abita come me in pianura, vedere questi colori cosi' vividi è raro.

Altrettanto raro è quando posso godere di tutto il tempo che desidero per scattare foto, senza dovermi adeguare alle tempistiche altrui, gioia per i miei sensi.
Sono rimasta appoggiata a questo moscone da salvataggio a lungo, prima di scattare.
Un po' per stabilire cosa volevo e come fotografarlo, un po' perché mi sentivo a mio agio lì.
E' tipico mio appoggiarmi a qualcosa quando mi fermo in un luogo, non mi trovo a mio agio negli spazi troppo aperti che non offrono una sorta di riparo.
Fosse anche solo un masso, una duna, un albero, ma un qualcosa ci deve essere.
Sarà facilmente psicanalizzabile questo mio bisogno, non ne dubito.

Anche quando devo scattare una foto, se trovo un angolo, un muro, un marciapiede, insomma una sorta di parcheggio mentale mi ci infilo.
Ecco, questo pattino per me è stato quell'oasi dove starmene indisturbata dall'andirivieni della gente che passeggiava sul bagnasciuga.

Un eremo dove moderare i pensieri e lasciarli pendere tra il cielo e il mare.
Un porto dove consentire loro di  prendere il largo e ricondurli all'ormeggio se necessario.

Pensieri che ti vengono cosi' random, lasciati  lì in balìa di quella linea  netta dell'orizzonte,  dove chiunque almeno una volta davanti al mare rivolge lo sguardo.

Detto questo mi vien da chiedermi:

Perché non mettere a fuoco l'orizzonte?

Perché non lasciare intravedere la sabbia e la base del moscone?
Perché quei galleggianti tondi bianchi, cosi' importanti seppur poco fotogenici?

Ammesso che a qualcuno interessi, io mi rispondo pure.

L'orizzonte l'ho voluto sfocato, perché i miei pensieri in quel momento erano cosi': lontani ma non ancora in un punto preciso,  e decisamente  poco nitidi.

La base del moscone appoggiata alla sabbia avrebbe dato un'impronta troppo terrena a quell'immagine, certo io ero sulla terra ferma , ma la mia mente era proiettata altrove.

E i  galleggianti tondi?
Ci pensano loro ad indicarmi la direzione, la via di fuga e allo stesso tempo a farmi percepire  quel rassicurante senso di stabilità se venisse meno o se proprio ci fosse bisogno di un appiglio.


Ma anche no.

Elena.












mercoledì 18 luglio 2012

Guardo le nuvole lassù


Come giustamente diceva la mia compagna di blog, io scatto foto ossessivamente in questo periodo.  

Scatto foto a Elisabetta, perchè mi sembra di perdermi ogni giorno qualcosa di lei e dei suoi riccioli castani, se non mi sbrigo a fissarli subito. 
Scatto agli oggetti che mi circondano, guidata dal desiderio di riempire l'i-phone di foto delle cose che ho, perché quelle che non ho più sono stampate nella mia testa: un inventario doloroso che vorrei solo dimenticare. 

Scatto moltissime foto a me, quasi ogni giorno. Le pubblico su facebook e su Instagram, forse a volte suscitando la curiosità di chi si chiede che diavolo stia facendo. 
Non lo so, ma mi sono fatta delle domande.

Non sono particolarmente fotogenica e non avverto il bisogno di sentirmi "guardata". Quasi tutte le persone che hanno accesso al mio profilo di Instagram o di Facebook hanno anche la (s)fortuna di vedermi spesso dal vivo, quindi non credo si stia disseppellendo in me una sorta di esibizionismo. In fondo, non ritengo di avere molto da mostrare ultimamente: alta un metro e mezzo e poco più, sono dimagrita troppo nell'ultimo anno perchè il mio fisico abbia un qualcosa di armonioso, occhiaie perenni, pelle sempre troppo bianca. Mi capita che mi vengano fatti dei complimenti per le foto che pubblico e di solito mi stupisco, non crogiolo nella beatitudine di sentirmi dire quanto sono bella o magra. A volte mi infastidiscono i complimenti, anche se ben argomentati, perchè trovo che non si sia colto cosa volevo davvero dire con una foto. 

E allora, Guppy, cos'è che volevi dire esattamente?? 

Volevo dire che sto cercando il volto della donna che sono. 
Spesso, senza volerlo, mi viene in mente la voce di Bono: "Looking for the face I had before the world was made".

Per troppo tempo ho lasciato che i giorni mi scorressero addosso senza capire chi fossi e cosa stessi diventando, per troppo tempo ho smesso di farmi domande e ho lasciato che me le facessero gli altri, spesso tergiversando sulle risposte, a volte mentendo. 
Se qualcuno ti chiede: "Sei felice?" è molto facile mentire. Ma se ti fai una foto e poi  la riguardi, ricordi perfettamente come ti sentivi in quel momento, che cosa ti scorreva nelle vene. Rabbia, desolazione, leggerezza, senso di libertà, preoccupazione, la gioia di una domenica a fare linguacce all'i-phone dopo aver pianto per un cespuglio di salvia, i percorsi in macchina con la testa piena di paure, i caffè tristi la mattina e quelli leggeri, il senso di smarrimento dentro un'ascensore che ti porta in un posto da cui tornerai diversa, e non sai ancora quanto. 

Mi sono accorta che sono io a fare del mio destino una vita, sono io che governo e tengo in pugno i miei giorni. Reagendo, esprimendo, parlando, decidendo. Lo faccio da sola, male, con fatica, con incostanza, ma ho capito che è sul mio viso che si legge l'effetto del mio stare nel mondo. E ho bisogno di saperlo e di ricordarlo, guardandomi. 

Questa foto, in particolare, fatta una mattina. Con leggerezza, un sorriso appena accennato che se calchi un pò la mano diventa una risata, il mio caffè e la mia sigaretta, nel silenzio di quando ancora la giornata non è iniziata. Una di quelle mattine che hai il coraggio di guardare le nuvole lassù. 
Sono io, adesso. 

giuppy

sabato 7 luglio 2012

A cosa stai pensando? 26 wp!


Una delle foto che più mi piace di quelle scattate recentemente è questa.

Mi piace per svariati motivi e stranamente  non mi ha ancora stancata, infatti non l'ho archiviata mentalmente come banale, cosa che puntualmente succede con molte altre dopo averle guardate e riguardate più volte.
Non voglio fare l'inventario degli innumerevoli difetti che ha, ma voglio godermela cosi' com'è.

Sono capitata  alle spalle di questa famiglia che ha subito attirato la mia attenzione  per l'insolita quantità di rosso che si portava addosso.
E' noto che il colore rosso, in una fotografia ha sempre un buon impatto scenico, e qui si puo' dire che son cascata in piedi.
La parte piu' bella è stata sperare che mi si creasse una situazione ancor piu' interessante, al di là dell'abbigliamento già degno di nota.
A loro insaputa,  son rimasta li' qualche minuto in silenzio con l'obiettivo puntato.
E poi, fortunatamente uno slancio di romanticismo dell'uomo (pare esistano ancora uomini romantici) mi ha regalato questo momento che non mi son lasciata sfuggire!
Eppure piu' guardo l'immagine e piu' è il bimbo che attira la mia attenzione.
Non si vede il volto, ma non mi serve guardarlo.
 Lo riesco ad immaginare benissimo gia' dalla sua postura; sufficientemente annoiato.
Mi fa sorridere e mi riporta subito con la mente a  quando, piu' o meno alla sua età vedevo mio padre abbracciare mamma e mi infastidiva pure un po'. 

A differenza sua pero' io ero piu' sfrontata, mi ci mettevo in mezzo di proposito per separarli.

Ultimamente quando mi capita di vedere i bimbi, magari in silenzio o assorti nel loro giocare mi chiedo a che età si cominci davvero a pensare.
Quand'è che si formulano pensieri di un certo spessore?
Della mia infanzia ho dei ricordi  poco intensi e non riesco a mettere a fuoco se gia' allora fosse normale per me azionare il frullatore che ho al posto del cervello, se non per decidere quale Cicciobello desiderassi o quale vestito per la Barbie mi piacesse di piu'.
Comunque tornando al bimbo della foto la Giuppy ci ha messo del suo e (conoscendomi bene l'ha fatto apposta), mi ha chiesto: "Ele, ma.... a cosa penserà quel bimbo?".
E' stato facile risponderle  : " Che noia i grandi! " e lei ha prontamente aggiunto: "E io voglio andare alla sala giochi".


Chi mi conosce a fondo, purtroppo ha ben chiara  la mia propensione a formulare questa domanda:

 " A cosa stai pensando?".

Che poi appunto, pensandoci , mi dico da sola : " Ma che domanda è Ele? ".
Almeno il pensiero, l'unica cosa che si può tenere per se stessi...
Poi mi autoconvinco che in fondo se chiedere è lecito e rispondere è cortesia, in questo caso ci si puo' inventare qualsiasi cosa per non essere scortesi.
E mi piace anche sentirmi rispondere, a volte con decisione "Non sto pensando a nulla perchè?".
Sara' che io senza pensare, proprio non ci posso stare.
Sara' che mi piace immaginare che i pensieri spesso si traducono in parole cosi', senza doverli filtrare. 
Per contro mi piace anche immaginare  le parole che si devono inventare per filtrarne alcuni che non possono essere liberamente tradotti.
Insomma, tutto sto giro di parole e pensieri contorti son stati evocati dal bimbo di questa foto e se non si fosse capito, mi piace.

Ele.

mercoledì 4 luglio 2012

Ago e filo


C'è stato un tempo in cui gli errori sembravano rimediabili. Si tracciavano linee, si chiudevano cerchi. Dentro e fuori.

C'è stato un tempo in cui le cose che si dicevano erano pilastri. Dentro e fuori. 

Ci sono stati giorni con i piatti in tavola e scarpe bagnate sul pavimento, orchidee che fiorivano sul davanzale della mia finestra preferita. 

Pizze da asporto, una per me e due per te. Io la rucola, sempre e comunque. Fammela assaggiare dai. Ma sai che mi piace?

Cavi sparsi ovunque. Non ho mai capito bene a cosa servissero, ma tu lo sapevi e andava bene così. 

Il mio disordine, il posacenere pieno, gli accendini nello stesso posto, per trovarne sempre uno. 

La mia voce che riempiva le stanze, la mia risata, i miei intercalare, l'armadio color tortora. 

Le date che si mescolano nella mia testa, i cinque mesi che tu non hai saputo capire: sono salita su un treno e ho fatto il viaggio da sola. Poi sono tornata indietro, ma ero diversa.


Domenica mi hai detto: Fotografa le ombre delle persone, non le persone: vedrai che la foto viene più bella. Non hai capito cosa mi stavi dicendo davvero. 

A volte, ho la sensazione che si sia aperto un baratro sotto i miei piedi: ho tentato di cucirlo con ago e filo. 

Non ci sono riuscita. 

giuppy

domenica 1 luglio 2012

Bergamo-Spotorno



A febbraio ho dato il consenso, con enorme entusiasmo, ad una gita di tre giorni a Spotorno organizzata dal nido: presenza delle educatrici e delle famiglie dei compagni di Elisabetta, prezzo competitivo, il mare... Tutti elementi che mi hanno fatto immaginare ad una tre giorni di paradisiaco sciallo. "Tanto, il 22 giugno è così lontano, ho tutto il tempo di organizzarmi".
Peccato che nella mia testa in modalità frullino, la data della gita sia lentamente slittata di una settimana, per motivazioni a me ignote. Ho programmato ferie, acquisti di pantaloncini e canotte e impegni lavorativi pensando che sarei partita il 29 giugno. Il 19 ho scoperto (praticamente per caso) che saremmo partite il 22. 
22-19=3. Io in tre giorni sono a malapena in grado di organizzare una gita al parco con merenda, figuriamoci il mare. Già solo questo segnale divino avrebbe dovuto convincermi a desistere, ma dovete sapere che io sono una persona molto fedele agli impegni presi, e poi insomma, è vacanza.... Vi risparmio il racconto dei preparativi frenetici, è molto meglio, ma chi ha la fortuna di leggermi su fb sa bene come è andata....

Nonostante tutto, venerdì 22 sera eravamo sul bus, armate della nostra mommy-bag che per l'occasione si è prestata a fare da borsa da spiaggia, borsa da sera, beauty-case e anche borsa frigo. Mamma dotata di abbigliamento minimal e basato su tutte le tonalità possibili di nero, bimba con guardaroba H&M un poco più curato. In dotazione, oltre a creme solari di ogni gradazione oltre il 50, un solo pacco di salviettine, che la mamma ha puntualmente dimenticato alla prima fermata in autogrill. 
Proprio in autogrill ho avuto la sensazione che qualcosa non funzionasse a dovere. Ci siamo fermate per la sosta in bagno (avete mai provato stare in un bagno dell'autogrill con vostra figlia dentro insieme a voi che vuole esplorare l'ambiente?) e quando ne siamo uscite tutte le altre famiglie partecipanti alla gita erano già comodamente sedute. Io mi sono ritrovata da sola davanti al bancone del self-service, con una bimba di due anni da tenere per mano, la mommy-bag (a quel punto già inconsapevolmente alleggerita delle salviettine) e il vassoio. Mi sono chiesta: e adesso come faccio?? Ho fatto, chiaro: bimba e mamma sono state sfamate, ma ho avvertito nella schiena un brivido di paura a cui al momento non ho dato molto peso, ma più avanti mi si è chiarito. 

Partite da Bergamo alle 18.30 al grido di "andiamo al mare Elisabetta-mare Dettà mare Dettà", all'arrivo a Spotorno alle 23.30 Dettà voleva andare al mare, non a dormire. Convinta la bimba che sì, ce l'ha un senso l'aver fatto un viaggio così lungo verso il mare per non vedere il mare, la parte difficile è stata convincere Dettà a:
1. Rinunciare ai suoi spazi di autonomia per dormire in un letto normale appiccicato al letto della mamma in una versione di co-sleeping che lei hai sempre schifato;
2. Dormire in una stanza con altre due famiglie e quindi altri tre bimbi;
3. Dormire con la luce del bagno accesa perchè evidentemente tutti i bimbi sono abituati a dormire con la luce, tranne Elisabetta che prende sonno solo con il buio pesto;
4. Piantarla di chiamare tutti i suoi amichetti all'una di notte;
5. Che no, adesso proprio non si può andare a dormire a casa. 
Totale delle ore dormite all'alba del sabato mattina: 4. Pronte per la spiaggia. Di sassi. Ma di sassi grossini. 

Alle 12 circa del sabato la sottoscritta piangeva disperata al telefono (grazie D., grazie) infilando le seguenti lamentele: non conosco nessuno-è pieno di scale e io devo sollevare ely nel passeggino con la borsa al collo che pesa 18 kg. Eh no che non posso appoggiarla la borsa, che domande fai-ho sete e non posso comprare l'acqua perchè chi diavolo mi tiene la ely (che sono circondata solo da altre 15 famiglie e 4 educatrici)-in spiaggia ci sono i sassi e la ely si lamenta-ho perso le salviettine e adesso cosa faccio-al ritorno dal mare mi sono persa e me ne sono accorta solo quando ho visto il cartello "Bergeggi"-c'è una bambina che ha l'eta della ely e già non usa più il pannolino e nemmeno il ciuccio buuuuuuuuu. 
A parte gli scherzi (ma non troppo), è stata dura. Io che per natura non amo muovermi in ambienti che non conosco, che difficilmente lego con gli sconosciuti, che mi imbarazzo sempre a chiedere aiuto, stavolta ho davvero fatto fatica a gestire tutto. Perchè se hai una bimba con una pericolosa (e fisiologica) tendenza alla fuga e devi fare delle scale portandoti dietro anche passeggino, borsa, salviettoni, ombrellone, cestello e paletta, ti trovi come davanti a un fiume con la barca e le capre e i cavoli o qualcosa del genere. 

Elisabetta si è comportata benissimo: sa ancora distinguere quando le parlo davvero con serietà ed è quindi necessario che mi stia vicino, che si metta il cappellino, che mi segua. Si è divertita: ha travasato sassi, giocato con l'acqua, lavato pupazzi, abbiamo fatto la doccia insieme con gli accappatoi dello stesso colore. 

Ma. 
Sono tornata a casa stanchissima. 

E.
Io ho delle serie difficoltà a gestire la relazione con alcune persone, ma davvero serie. 
Durante questi quasi-tre giorni ho sentito una quantità sconvolgente di indicazioni e ordini rivolti ai bambini: STAI FERMO e NON METTERE LE MANI PER TERRA sono quelle che mi hanno fatto pensare di più. Non ho mai detto a mia figlia nè di stare ferma nè di non mettere le mani per terra, semplicemente perchè credo che siano compiti impossibili per un bambino di due anni. Forse può capire che deve stare ferma su una sedia se la devo lasciare un attimo sola, o che non deve mangiare la terra... Ma sgridare un bambino di due anni perchè deve stare fermo in piedi ad attendere che una porta si apra è assurdo, così come imporgli di stare fermo e dormire in pieno pomeriggio "perchè io sono stanca". 
Se vedo Elisabetta giocare, da sola o con un bambino, mi metto in una posizione da cui la posso osservare e tendenzialmente non intervengo finchè mi chiama, la sento piangere o noto qualcosa di strano. Nel frattempo, se ne ho voglia, sfoglio una rivista o fumo una sigaretta, senza alcun senso di colpa: si diverte lei e mi diverto pure io. In molte occasioni non ho potuto farlo perchè sono stata contagiata dall'ansia delle mamme interventiste che, piazzate in piedi sopra ai bambini presi dal gioco, davano loro indicazioni continue: Non così, lascia stare, piano, noooo, basta adesso. Ho visto invece una mamma stupenda sempre seduta a giocare con i bambini, facilitando la loro relazione e partecipando, serenamente e con gioia. 
Dico la verità: non appartengo a nessuna delle due tipologie di mamma, ma la mamma interventista mi fa davvero venire l'ansia e la voglia di portare mia figlia il più lontano possibile.... per affidarla alla mamma serena che me la fa giocare mentre io sfoglio la rivista.... ehm, scherzo naturalmente.... Però mi sono accorta di quanto gli stili educativi diversi siano spesso inconciliabili e difficili da far convivere in spazi ridotti, si rischia l'incidente diplomatico con molto poco. Ma io sono stata brava e ho evitato ogni incidente, cercando di comprendere e capire i punti di vista diversi, seppur con grande fatica questa volta. 
Innegabile: a due passi da me Elisabetta si è strofinata una manciata di sassolini negli occhi, è caduta un numero di volte impressionante, si è sporcata con qualsiasi alimento commestibile, ha sudato correndo a mezzanotte dopo aver mangiato il gelato... Per qualcuno è intollerabile, per me è avere due anni

Sono tornata a casa con la consapevolezza che io e Elisabetta possiamo affrontare ora una vacanza da sole, che non ho bisogno di qualcuno per poter andare in bagno, farmi la doccia, bere il caffè, preparare la valigia, mettermi la crema: possiamo farlo insieme io e lei in maniera molto creativa, e molto bella. 

In questa foto fatta durante la mni-vacanza Elisabetta mi sembra più grande dei suoi due anni, ha un'espressione seria e assorta che mi piace, e trovo che mi somigli moltissimo. 
E in effetti è proprio così.

giuppy

domenica 24 giugno 2012

23 + 24 + 25 wp! Ormai andiamo di tre in tre!




Settimane calde.
Accade ultimamente che mi ritrovi a raggruppare più post del 52 wp. in uno solo.


Non riesco a capire in che strano circuito mi sono infilata ultimamente.
Le mie settimane sono un susseguirsi di giorni che non mi accorgo nemmeno di vivere, una sottospecie di continue repliche con l'alternarsi del week end che pero' non lascia grandi tracce.



Mi sto interrogando spesso e non capisco dove sia il problema.


Ho poco tempo per dedicarmi alle cose che davvero mi piacciono, oppure mi piacciono troppe cose?


Ormai mi ritrovo sempre piu' spesso a finire i miei progetti scrap all'una di notte, tra un'occhiata al pc, alle foto e l'indomani allo specchio, davanti alle  mie occhiaie che sentitamente ringraziano.
Nel frattempo tra casa, lavoro, shopping, chiacchiere, scrap, foto e una mini vacanza al mare riesco solo ora a mettermi in pari con voi.


(Il primo che vedete è uno dei quattro scatti che ho scelto per partecipare ad un concorso interno indetto dal circolo fotografico di cui faccio parte, tema: riflessi.
Le somma del punteggio ottenuto dalle mie quattro foto mi ha regalato un inaspettato terzo posto!).



Nei giorni scorsi, come vi aveva gia' anticipato la mia compagna di blog sono stata qualche giorno al mare.
Da quando è mancato mio papà, si è consolidata una tradizione che  mi vede accompagnare mia mamma ad Alassio per una settimana.
I miei genitori ogni anno potevano transigere su tutto, ma sentivano come una sorta di dovere etico, ascoltare il medico di famiglia che consigliava per i figli la classica vacanza marina in liguria.
Nonostante il passare degli anni e l'evolversi del concetto di vacanza e salute, da li' non si sono mai sganciati.
Se ci mettiamo il  fattore mentale che subentra con l'avanzare dell'età, per i miei  recarsi in un luogo conosciuto è sempre stato piu' accessibile che affrontare l'idea di un posto nuovo.
Adesso per mamma cambiare destinazione sarebbe pura follia,  anche se questo posto è una miniera di ricordi, anche se troppo spesso nei discorsi  salta fuori che...


 "Li' ci venivo la sera con papa', li' ti portava papa', quante volte ci siam seduti qui io e papa'..."

Per rappresentare al meglio quello che è stata questa settimana, quello che puntualmente ritrovo nella mia mente ogni volta che torno ad Alassio,  ho scelto questa foto.





(Legàmi)


Oltre a questo aspetto piuttosto malinconico, c'è un lato spensierato che riesce a rievocare in me questo posto di mare.
Sono i giorni felici che ogni estate da adolescente trascorrevo qui, le "scottature" non sempre e solo causate dal troppo sole che mi portavo a casa.
I giochi sulla spiaggia, le passeggiate sul lungomare,  le serate sul molo, tutte le persone che ho conosciuto e che non ho dimenticato, alcune di cui ho solo ricordi sbiaditi, altre che sento ancora e che sono invece presenti oggi come allora, altre ancora che ho sorprendentemente ritrovato nel corso degli anni.
Tutte queste persone ai miei occhi appaiono come le porte queste cabine, colorate, vivaci, non tutte perfettamente a fuoco ma comunque presenti, tutte uguali ma allo stesso tempo diverse.
Persone e porte  si portano addosso i segni del tempo che è passato, qualcuna ha  più smalto di qualcun'altra proprio come allora, ma ciascuna racchiude dentro il suo cuore o nella propria cabina : vita.




Elena.

sabato 16 giugno 2012

Forse inizia l'estate...


La compagna di blog è assente per ferie, ma il suo ritorno è previsto per il fine settimana: la aspettiamo tutti con ansia, soprattutto per il resoconto fotografico che ci regalerà... Nel frattempo dovete accontentarvi delle mie foto un pò assurde.

Elisabetta ed io ci prepariamo a vivere la nostra estate immerse nei surreali dialoghi che intavoliamo continuamente... Adoro quella bambina, non cè bisogno di dirlo. Parla e gesticola come me, nel senso che non smette un attimo. E' come se tra il suo cervello e la bocca non ci fosse un filtro: dice tutto quello pensa, descrive tutto quello che vede, coinvolge i presenti nelle sue espressioni di gioia. Molto bella, molto simpatica, molto impegnativa. 

Ieri avrei dovuto prenderla io al nido, alle 13, ma sono stata molto occupata al lavoro e mi sono ricordata di avere una figlia solo alle 12.55, orario in cui mia mamma, in assenza di indicazioni dalla titolare della potestà genitoriale, si era già incamminata per recuperare la minore. Le ho incontrate mentre arrivavo a casa: ho abbassato il finestrino e credo che sul mio volto si leggesse il dispiacere di non essere arrivata prima, insieme a fretta, gioia, apprensione. Mia figlia mi ha guardata accigliata e mi ha detto, con tono di rimprovero: NON VA BENE QUETTO CAPPELLINO, E' TOPPO PICCOLO! COMPRARNE ATTO! Ok, ciao Elisabetta-che vai subito al punto. Mi ricorda qualcuno.... 

Mi ricorda molte cose di me: questo suo bisogno di raccontare e raccontarsi, di dare indicazioni agli altri bimbi con il ditino alzato, la sua impellente necessità di sapere cosa succederà "dopo" e di avere chiara l'organizzazione di ogni cosa che affronta. Non amiamo gli imprevisti, noi due, ma in qualche modo li affrontiamo e ce la caviamo sempre. 

La foto  l'ho scattata stamattina, nel parco del nuovo Ospedale di Bergamo, un parco che a noi piace moltissimo: è immenso, verdissimo, con lo spazio per i giochi dei piccoli, un parchetto per i cani, un laghetto con la fontana, i pesci e le tartarughe. In una commistione di giovani, famiglie, anziani, cani e farfalle bianche, è facile parlare con tutti e fare lunghe passeggiate senza tenersi per mano, come piace a lei. 

giuppy

domenica 10 giugno 2012

I spend my whole time running...


E' raro vedermi triste. 
Di solito, oscillo tra l'essere molto incazzata o molto contenta. In entrambi i casi tendo a parlare parecchio e ad esprimere quello che sento, a rendere il mondo intero partecipe dei motivi della mia felicità o dei miei malumori. 
Quando sono triste, chiudo la porta a tutti, mi ritiro in uno spazio mentale che non è nè bello nè brutto, solo ovattato. Ha una colonna sonora questo spazio, colori e musica, poster alle pareti. Ma non ne parlo con nessuno: non rispondo alle domande dirette, tergiverso, evito, mi sposto. La tristezza è una questione intima per me, non si risolve parlando, deve decantare. 

Alcuni fatti grandi e altri infinitamente piccoli si sono accatastati nella mia mente, spingendomi in quello spazio. A volte le persone possono farti del male senza minimamente sospettare che il loro gesto, piccolo e innocuo, sta affondando dentro di te come una lama sottile. Non c'è modo di evitarlo, non è colpa di nessuno. 

Vorrei essere più presente, scrivere di Elisabetta, scrivere di me, ma in questi giorni no. Proprio no. 

Stasera ho scattato questa foto. La mano di mio fratello appoggiata sulla schiena di Elisabetta in qualcosa che non è completamente un abbraccio, non è una presa, non è solo un sostegno, è quasi una carezza... Non so davvero cosa sia, ma mi è sembrato di una tenerezza incredibile. 

Tenerezza, questo è quello che mi manca. Arriverà, con tutto il resto. 

giuppy 

domenica 3 giugno 2012

20 + 21 + 22/ 52 wp. Ultima chiamata per ...






... Ultima chiamata per il volo numero 20-21-22/52 wp!
Ebbene lo ammetto, mi son "distratta" un attimo e anzichè prenderlo il volo... l'ho perso!
Tento di recuperare con un post che contiene tutte e tre le foto che avrei dovuto mettere le scorse settimane.

Prima foto : tentativo di rivisitazione dei miei banali scatti a un soggetto su sfondo nero.
I commenti qui a casa son stati incoraggianti,  in sostanza è stata definita totalmente insignificante.
E' vero, forse non dice nulla, ma non è che per forza una foto debba dire qualcosa a tutti no? 
A me risulta simpatica e vivace.
Vivace? Si', vivace.
Le margherite sono per me fiori molto vivaci, punteggiano l'erba forti della loro semplicità.
Sono indomabili, crescono dove e quando pare e piace loro.
Non se ne stanno ordinate in fila, ma occupano lo spazio a loro disposizione in modo del tutto casuale.
Per me sono una sorta di campanello d'allarme, quando il mio prato si riempie di margherite è chiaro che mancano pochi giorni all'ordinario taglio del manto erboso.
Campanello d'allarme perchè, da quando mio papà non è piu' con noi è la sottoscritta a sobbarcarsi questo lavoro.   
Nel caso non fosse passato il messaggio tagliare l'erba NON MI PIACE per niente.

Seconda foto: nella mia zona ci sono ancora parecchi campi e gia' all'inizio della primavera nella mia testa inizia una specie di giochino.
Percorrendo la strada che mi porta in ufficio tutte le mattine, mi guardo intorno e mi chiedo cosa verra' seminato nei vari appezzamenti di terreno.
Mi piace seguire l'alternarsi delle stagioni guardando la natura, vedere i campi a riposo durante l'inverno, le arature che precedono le semine, tentare di capire se durante l'estate saranno gli alti fusti del granoturco a sbarrarmi la vista oltre una certa altezza, o se l'ondeggiare dorato delle spighe nelle giornate di vento riuscirà a ricordarmi vagamente la superficie del mare.
Saro' una nostalgica ma ricordo quando da piccola mio papà mi caricava sulla sua bicicletta e mi portava a fare un giro per la campagna, mi piace percepire che nonostante siano passati tantissimi anni alcune cose sono ancora identiche ad allora.
I fiordalisi che si fanno largo tra le spighe, i papaveri e anche il profumo dolciastro dei fiori di sambuco che è una carezza per l'anima.

Terza foto: giusto per non eccedere con i picchi glicemici dei ricordi , ecco un'immagine sciocca che ritrae due quindicenni alle prese con le foto  passatemi il francesismo...."ad minchiam".
Ehm... no.
Le due quindicenni sommando gli anni superano la settantina e per la cronaca siamo noi, in un autoritratto che esprime al meglio la nostra essenza.
Alt, essenza di vivacità, tale e quale quella della margherita con cui ho aperto il post.
Anche noi come le margherite siamo un po' indomabili e occupiamo lo spazio a nostra disposizione spesso in maniera del tutto casuale.
Speriamo  di scamparla e che anche questa foto, sia reputata come quella insignificante... :-)
Per dovere di cronaca, la mia cara compagna di blog Giuppy ha una grande passione per immortalarsi con il suo fidato iphone.
Io detesto comparire in foto, per mille motivi che non spiego ora.
Lei scatta ossessivamente, e secondo me è pure portata quindi potrei ingaggiarla per "soccorrermi" quando ho cali di creatività fotografica!

Bye. Ele



domenica 20 maggio 2012

Loneliness


Hai in mente una lista di persone da chiamare nel caso in cui fori una ruota. 

Sai fare la spesa, gestire una bambina, bere un caffè, chiaccherare, scaricare e sistemare la spesa. Tutto in due ore.

Programmi viaggi che non sai quando farai, perchè detesti guidare per lunghe tratte. Ma credi fermamente che li farai. 

Non hai più feste di compleanno a cui partecipare, hai pochi obblighi e ancora meno ricorrenze da ricordare.  

Puoi bere un caffè alle sette e mezza con grande calma, ignorando gli sguardi curiosi di chi non capisce cosa ci fai lì, ogni mattina, da sola.

Non sai mai controllare bene  quella vertigine di disorientamento che senti quando capisci che non ti sai muovere nelle relazioni con le persone che non conosci. 

A volte, la profondissima e ancestrale paura che ti possa succedere qualcosa di brutto ti prende per mano. 

Mi sono guardata indietro molte volte in questi mesi, e ho guardato avanti. So amare in modo profondo molte persone, ma non sono fatta per stare dentro a una coppia. La libertà e la solitudine accentuano la solarità del mio carattere, mentre le relazioni di coppia alla lunga riescono solo a tirare fuori il peggio di me.   

Non credo nell'amore, non credo nei poteri taumaturgici della coppia, non credo nella sacralità della famiglia. Non credo che il mio spazzolino da denti affiancato a quello di qualcun altro sia sinonimo di felicità. 
Credo nell'amicizia, nella bellezza delle relazioni con le persone, credo nel fatto che il mio universo emotivo possa arricchirsi di colori, sapori, viaggi, sensazioni. Ogni giorno, da qualche mese, mi apro al mondo, ma non sono più disposta a litigare con qualcuno per le banalità della vita quotidiana: voglio andare oltre adesso. Anche se andare oltre significa stare da sola. 

Conosco coppie bellissime che si amano davvero, che sanno rendere reale un progetto di vita: non penso che fingano, ma so che sono semplicemente persone diverse da me, hanno qualcosa che io non ho. Non le invidio: le stimo. 

Non sono solo disillusa e ferita: io credo che i sentimenti possano ricrearsi anche dalle macerie, se ci sono i presupposti giusti, ma non è il mio caso. Io ho capito di cosa ho bisogno e cosa non intendo più ripetere, avere, ricreare. Ammetto di avere manifestato spesso insofferenza nei confronti di famiglie felici al supermercato, ammetto di essere colta da un senso di nausea al solo udire la parola "matrimonio",  ammetto anche che dall'esterno affiorano di me atteggiamenti freddi, spesso incoerenti. Ci faccio i conti, metto tutto sul piatto di una bilancia: sull'altro piatto metto la gioia di sapere che ho ritrovato la fiducia in me e nel mondo, e non era proprio scontato. Quindi, le mie sbavature sono perfette e comprensibili per chi ha voglia di andare oltre. Per chi non ha voglia, restano quello che sono: sbavature di una donna mediocre. 

Io, mia figlia, mia mamma, mio fratello, la mia musica, il mio canarino, i miei amici, i miei libri, i miei vestiti. 
E' stupendo quando ti rendi conto che non ti serve davvero nient'altro. Non perchè il resto non puoi averlo, ma perchè l'hai scelto tu. 
giuppy