lunedì 19 dicembre 2011

Ancora una card per Natale....


Ormai siamo agli sgoccioli e non ho ancora avuto tempo di postare le ultime card natalizie che ho realizzato....
Quindi, eccone una.

Un formato insolito e a piu' livelli, colori rosso e bianco e il paperpiercing per il nasone della renna, di Babbo Natale e del pupazzo di neve, cosi' come per i particolari dei cappelli.
Questi timbri mi hanno subito conquistata per la loro simpatia!
Il nastro che chiude la card è in organza rossa con un'impuntura bianca.

Elena

sabato 17 dicembre 2011

Malanni di stagione



Io me ne accorgo subito: un filino trasparente che scende dalla narice e so che sta per arrivare qualcosa di brutto.
Ripeto come un mantra: No Elisabetta non ti stai ammalando non ti stai ammalando non ti st... ECCIU'.
Iniziano le abluzioni di fisiologica, nel senso che fino a sei mesi fa compravo le comode fialette in plastica monodose, adesso sono passata direttamente alla boccia di fisiologica da mezzo litro, quella che si usa per le flebo, che a vederla in giro per casa con una siringa infilata dentro mi fa senso ancora adesso. Servisse farle il bagno nella fisiologica giuro che glielo farei...
Dicevo, inizio a spararle nel naso quantità enormi di fisiologia sperando di sradicare sul nascere ogni minima traccia di raffreddore o qualsiasi altra cosa stia arrivando. 
Il problema è che nel giro di due ore arriverà la tosse. 
Cof.
No ma aveva un granello di polvere in gola.
Cof.
No ma si è ingozzata con il panino.
Cof Cof
No ma l'ho vista: si è ingozzata con la saliva!
Cof Cof Cof ahhhh ma ma mammmmma
Dalla tosse in poi non c'è modo di resettarla, di solito si associano inappetenza, occhietto da panda, se sono fortunata anche un po' di febbre che la fa piangere per ogni stupidata. Tipo che piange spaventata indicandomi un filo di cotone dotato di vita propria che si muove sul pavimento... E chissà chi lo muove il filo?? Ah pensa Elisabetta, è un filo attaccato ai tuoi pantaloni!! Buuuuuu.
Di notte, almeno un risveglio ogni ora: tossisce, si lamenta, spara via il ciuccio, chiama. 
E la Giuppy si alza, cerca il ciuccio, cerca la bocca di sua figlia e fa in modo che domanda e offerta si incontrino, dispensa acqua, camomilla e miele (sì, proprio miele, me ne frego di quello che dice la pediatra) e risponde all'appello
Perché la bimba, alle due o alle quattro del mattino, vuole sapere dove sono e cosa stanno facendo: papà, nonna, Arianna, zia Pama e zio sgi-sgi. Se la risposta non la convince (Dai Elisabetta, sono le 4, dove vuoi che sia la zia Pama??) finita la lista dell'appello riparte dai non pervenuti: "Pama?"
Ci infila anche le domande a tranello: "mamma?" "Amore la mamma è qui".
Ho provato a risponderle: "La mamma è andata a bersi un mojito con una compagnia di allegri ventenni": piange, quindi è attenta, chiede con cognizione di causa, non si scherza insomma. Lo ricordo: tutto ciò avviene ogni ora per tutta la notte, intervallando cof-cof e strilla. 
L'anno scorso ero più brava e più paziente: le pulivo il naso con la fisiologica ogni volta che si svegliava (ma allora avevo le comode fialette monodose), le facevo aerosol tre volte al giorno e provavo anche qualche rimedio alternativo. 
Adesso corro dalla pediatra: il risultato è stato due antibiotici in 20 giorni. 

Che poi dico: perché nel costo dell'antibiotico non è compresa la lavorazione finale? Perché la preparazione si presenta sempre sottoforma di polverina bianca che necessita quantità variabili di acqua per essere disciolta e diventare uno sciroppo che sa di big-babol? 
E perché richiede l'interpretazione di quattro persone per essere dosata con una siringa che riporta su un lato le dosi in base al peso del bimbo e sull'altro i mg che servono per peso del bimbo?? Non posso comprarla già sciolta la polverina che poi, come chiaramente mi è capitato, se mi scappa la mano con l'acqua e la diluisco troppo cosa faccio? Aggiungo alla dose un tot di mg a caso o faccio finta che Elisabetta pesa di più o ne butto via un po' per arrivare al livello giusto??
Un giorno di fine novembre sono dovuta tornare dal lavoro di corsa, trovandomi di fronte questo scenario: nonna in lacrime che urla: "Piange-non mangia-non beve-sta malissimo-tossisce-ti ho chiamata quattro volte dov'eriiiii". Talmente in ansia che mi ha chiamata sul lavoro, ma nel posto in cui lavoravo nel 2008.
Elisabetta ridotta ad una piccola larva ansimante color cencio sporco. Fanno impressione i bambini malati: diventano taciturni, tristi, i loro occhi spalancati guardano senza capire... la sofferenza dei bambini per me è ancora insostenibile.
Ma mia mamma, dico, avrà visto ancora un bambino malato, no?
Invece niente, crisi totale, una nonna allo bando.
Per fortuna poi, a mia mamma serve solo il capro espiatorio per stare meglio: non le interessano le soluzioni o le spiegazioni, lei vuole il colpevole per crocifiggerlo.
Questa volta è bastato dirle: "Il pediatra ha visto che ha la gola viola" e lei è partita: "Eh, l'Elisabetta è delicata di gola, eh ma la gola è terribile, tremenda la gola, si tira dietro tutto il resto la gola". E' stato così anche per il mal d'orecchie e la gastroenterite: io le dico un sintomo pittoresco e certificato dal pediatra e lei è posto: diagnosi, prognosi e giorni di degenza. Inutile dire che tutte le sue amiche, le sue compagne di merende e di messa e perfino il parroco sanno che Elisabetta aveva la gola viola. Eh, la gola...


Sinceramente non amo molto curare questi malanni con l'antibiotico, ma non mi piace nemmeno fare l'integralista per forza. Mi è già capitato di vedere Elisabetta con la bronchite respirare con il fischietto in gola per giorni, insistere con tutti i tipi di farmaci da banco possibili senza che nulla cambiasse, e non mi sembra razionale...
Per il resto...l'areosol ormai lo evito come la peste: ho la sensazione che faccia peggio di quello che la natura fa già da sé e gli sciroppi per la tosse sono solo un placebo per le mamme, ne sono sicura. 
Come quella volta che ho chiesto alla pediatra: "Ma il mylicon funziona per le coliche?" e lei: "Sì, serve a tranquillizzare la mamma".

Insomma, qui si cerca di ridere un po' dei malanni di stagione, che non saranno nulla di grave ma scombinano un po' la vita di tutti. 
Io sto provando un farmaco omeopatico per cercare di prevenire, qualche mamma ha esperienze positive in merito?
giuppy


martedì 13 dicembre 2011

Porta Tea light.



Anche per questo Natale ho pensato di creare qualche porta candela.

Visto il successo di quelle che avevo proposto l'anno scorso, che se volete rivedere le trovate QUI e QUI, ho pensato di rimanere in tema candele e di decorare questi bicchierini e farli diventare dei porta Tea light.

All'interno del bicchierino, per tenere ferma la candelina ho usato della sabbiolina beige.
All'esterno un giro di nastro a pois e subito sopra del cartoncino ondulato.
Il fiocco è tenuto fermo da un cuoricino in polvere di ceramica.

Nulla di particolarmente elaborato, ma chi le ha viste dal vivo le ha apprezzate molto.

Elena.

domenica 11 dicembre 2011

La.daridari per Elisabetta

Daria è una creativa, una di quelle donne che io ammiro per la capacità di creare con le mani oggetti fatti di fantasia, colore, praticità. Ricordo ancora il pupazzo che ha cucito per Elisabetta quando era solo un puntino perso nella mia pancia: mi aveva emozionato moltissimo per la semplicità delle forme e la tenerezza che ispirava fin dal primo sguardo.

Ho la fortuna di conoscere Daria di persona, perché è la sorella della mia Amica, e questo ha i suoi lati positivi... come per esempio mandarle un messaggio per dirle: "Ehi senti Daria, non è che avresti voglia di cucire una cosa per Elisabetta? Cosa? Mah... colori.... tasche da riempire... cerniere da aprire e chiudere... Dai dai sono sicura che mi tirerai fuori qualcosa di bello. Ciao e grazie eh."

Il risultato, a parere mio e di Elisabetta, è un piccolo gioiello di stimoli sensoriali che si presta ad un'infinità di giochi, è facilmente trasportabile ovunque, esteticamente bellissimo e soprattutto... unico! 
Lo trovate QUI.

Un grazie di cuore a Daria, che ha reso felice una bimba e la sua mamma.
Giuppy

giovedì 8 dicembre 2011

Warm Christmas wishes, ma con la neve!!!!



Ho sempre adorato la neve, da piccola per la gioia di poterci giocare e crescendo per quel tocco di magia che regala ad ogni posto quando compare.

Il silenzio irreale che si posa con essa sopra ogni cosa e la luminosità che riesce a sprigionare anche di notte.
 Il paesaggio cambia, i contorni delle cose si evidenziano, il ritmo frenetico delle giornate inevitabilmente si placa.
Anche se non vivo in montagna, capita che la neve faccia capolino anche a Bergamo e, a parte i disagi della viabilità, per me è sempre una gioia.
 Mi riporta a quando da piccola seduta davanti al camino acceso,   mi facevo elencare da mio papa' tutti i Santi che secondo il suo calendario e la saggezza popolare erano "mercanti di neve"....

Ricordo la storica nevicata a Bergamo del 1985 quando ben 180 cm di neve in due giornate ci avevano sommersi, avevo dieci anni, scuole chiuse per giorni e una situazione paradossale, ma per noi piccoli splendida e irripetibile.
Forse ho parlato troppo, bastava dire che ho voglia di neve.... 



Una card quasi monocromatica, tanto bianco e il richiamo ai fiocchi di neve nella striscia centrale embossata.
L'unica nota di colore è data dai guantini legati con lo spago tra di loro e dalla perlina azzurra. 
Per me comunque, il Natale senza una spruzzata di neve perde un po' della sua magia.
Quindi speriamo nella neve e in un bianco Natale!

Ele



sabato 3 dicembre 2011

Card natalizia....


Lo confesso sono molto in ritardo quest'anno con le creazioni natalizie, inizio a postare la prima card.
Come sempre è molto easy... 

Gli alberelli sono un kit della Pinkpetticoat ritagliati e spessorati, ho punchato un fiocco di neve nei colori a contrasto, aggiunto uno strass  e timbrato l'augurio "Be Merry and Bright" di un set natalizio della Waltzingmouse Stamp's.

Raramente mi sbilancio... ma stavolta son sincera dicendo che a me piace molto!
E con questa card partecipo anche allo Scrappa e Vinci di dicembre di Hobby di Carta!

Ele

Portaconfetti con coniglietto.


Un'altra scatolina porta confetti per un battesimo per ARTarE.
Timbri coniglietto Toga, nastri Artemio.
Ele

mercoledì 30 novembre 2011

Il 25 dicembre 2009


Quando ho letto questo post, qualcosa si è mosso in me.
In me, che ultimamente sono granitica e fredda, che parlo dell'avvicinarsi del Natale in Facebook con post del tipo “Sento puzza di Natale”, che sto vivendo da qualche mese senza una vera dimora che sia mia e quindi senza nessuna voglia di albero, lucine, regali eccetera eccetera.
Il post di Simo mi ha fatto venire in mente il Natale del 2009.

Mio papà è morto il 10 dicembre 2009 (eh, lo so, parlo sempre delle stesse cose, e a che cosa mi serve altrimenti la blog-terapia???). In quel periodo c'erano già tutte le premesse  consumistiche di ogni Natale che si rispetti... e non c'è niente di peggio di essere tristi e sentirsi in dovere di essere felici. 
Una cosa mi faceva veramente star male: l'albero di  Natale dentro le case degli altri, quando la sera passavo in macchina e dietro i vetri intravedevo le lucine a intermittenza. Avrei spaccato ogni vetro con una sassata, perchè dentro quelle case per me c'era gioia, nella mia no, malgrado anch'io mi fossi sforzata di riesumare il mio albero bianco latte.
Mia mamma e mio fratello non avevano voglia di festeggiare, non volevano organizzare niente.
Ma io ero incinta, più o meno di cinque mesi. Quel pancino che non si vedeva, improvvisamente a metà dicembre era scoppiato, forse Elisabetta cercava il suo modo di dirmi: ok, adesso guardami, è il mio momento.

Io non sono una grande organizzatrice, accolgo con gioia gli inviti ma non sono brava a farli: non so mai cosa cucinare, se provo le cose prima vengono bene e poi la sera che mi servono faccio delle schifezze, non ho mai avuto molta cura dell'estetica a tavola... tipo che sono impazzita per dei bellissimi sottopiatti di vimini blu comprati a Lignano e non ho uno straccio di tovaglia blu e nemmeno un piattino azzurrino da abbinare. 
Ma insomma, quell'inverno mi ero sudata a suon di bollini il servizio di posate dell'Esselunga, mi ero fatta fare da mia mamma gli astucci di stoffa per dividerle e riporle come una vera donna di casa. Perché non provare a organizzare un pranzo?
E poi... a mio papà piacevano le feste, era contento quando stavamo insieme, con i bimbi e mia mamma presa dalla frenesia che a tavola non ci fosse abbastanza cibo, la gara a prenderci in giro dopo qualche bicchiere di vino. A mio papà piacevano le noci e il pandoro, come a me.
E allora proviamoci.
In quel periodo di sbalzi ormonali amavo moltissimo i cibi bianchi: panna, mozzarella, fontina (e anche l'albero di Natale bianco, sì)... Per l'occasione ho cucinato le lasagne bianche (cioè solo con mozzarella, grana e fontina), credo di averle propinate a chiunque sia venuto a cena in quel periodo, ma, essendo incintissima, nessuno ha mai osato dirmi: scusa, buone eh.... ma il pomodoro dov'è??
Mia cognata ha portato la sua famosa lonza al latte, tantissima lonza al latte che ancora riempie il mio freezer in comode monoporzioni (forse è ora che mi informi sui tempi di scadenza della carne surgelata) e la cremina al mascarpone per il pandoro, quella che potresti anche comodamente usare come impacco nutriente per i capelli secchi, con ottimi risultati. 
Ho preparato i segnaposto con i nostri nomi e ho comprato una piccola stella di Natale per mia mamma e mia cognata; i miei nipoti hanno portato la loro allegria, qualcuno ha portato le noci e il pandoro, io ho messo in tavola il mio bellissimo servizio di posate nuovo e ho girato per casa tutto il giorno con un vestitino grigio aderente che metteva ben in evidenza la mia pancia.
Sotto il mio albero (bianco, se non si fosse capito), due regali importanti: il biglietto per il concerto degli U2 per me (Torino-6 agosto 2010-che giornata!!!), e il primo carillon per Elisabetta.

Abbiamo chiaccherato di cose banali, ci siamo seduti sul divano dopo pranzo, abbiamo fatto volare aerei di carta, abbiamo aperto i regali comprati all'ultimo minuto, come tutte le famiglie fanno a Natale.
Abbiamo provato a dimenticare la tristezza di giorni trascinati dentro la malattia e il dolore, ci siamo sforzati di pensare che in fondo a Natale tutti hanno il diritto di essere un po' felici.
Solo per quel giorno, abbiamo provato a mettere davanti a noi, sul tavolo, le cose belle, non quelle tristi.
Non ci siamo riusciti del tutto, perché l'assenza è una grandissima stronza che si manifesta nei modi e nei luoghi più subdoli.

Però ci abbiamo provato.

E' stato un Natale sereno, nonostante tutto, un Natale senza grasse risate e senza frenesie, il primo Natale senza mio papà ma anche con Elisabetta, il primo Natale in cui i legami con la mia famiglia si sono rivelati fragili e delicati, il primo Natale in cui mi sono sentita davvero sola, ma in fondo... in ottima compagnia.

Ho alcune foto di quel Natale, ma sono perse nel mio pc che purtroppo da un mesetto non dà segni di vita... ho scelto quindi di utilizzare la foto di una delle creazioni della Ele, che ormai da un anno a questa parte è la mia fornitrice ufficiale dei regali di Natale!


Con questo post partecipiamo con mooooolto piacere a Ricordi di Natale: il candy di A casa di Simo.

Giuppy e Ele.

sabato 19 novembre 2011

Polvere di ceramica!




Come gia' noto, mi son lasciata prendere la mano ANCHE dalla polvere di ceramica....

Praticamente non son contenta di avere solo carta, timbri e inchiostri da riordinare, dovevo aggiungere al mio caos costante anche un po' di polvere di gesso.....

Cosi', son partita con questa nuova avventura e ho iniziato a divertirmi nel ruolo di gessista per caso.

Una volta tanto pero' son riuscita a coniugare una nuova passione con una gia' affermata e cosi', ho pensato di utilizzare questo mio cavallino a dondolo (che mi piace tantissimo) per una card.

Generalmente sono ipercritica con le mie creazioni, ma stavolta son davvero soddisfatta del risultato.
Elena


mercoledì 16 novembre 2011

18 mesi


Il 13 novembre ha segnato i nostri primi 18 mesi insieme, fuori dalla pancia, in questo mondo strano.
Potrei dire molto di te: quando si parla dei traguardi dei bimbi di solito si raccontano tutte le cose che sanno fare. Tu sai giocare con pentolini e cucchiai, sai capire tutto quello che ti dico e reagire alle sgridate con il faccino triste, sai spegnere e accendere la luce, riordinare i tuoi giochi, sai dire il tuo nome: Dedda. 
Che per me è un grande traguardo, perché quando ho deciso di chiamarti Elisabetta mi chiedevo come ti saresti relazionata con il tuo nome, in quale modo avresti provato a dirlo, e Dedda mi sembra bellissimo perché nemmeno con la più fervida fantasia avrei mai potuto immaginarlo.
Dicevo... potrei dilungarmi a raccontare cosa sai fare, ma a me piace cominciare a pensare chi sei, quali aspetti del tuo carattere si stanno rivelando, come vivi nel mondo. Perché è più difficile, ma immensamente più bello.
Sei una bambina che sorride spesso: sorridi quando ti svegli, sorridi quando mi saluti, sorridi quando giochiamo. Raramente sei diffidente e intimidita, se qualcuno passa davanti a te con un gelato in mano fai di tutto per far capire allo (sfortunato) passante che ne vuoi un assaggio. Sei un pochino sfrontata, sì, giusto un pochino. Quanto mi piaci....
Sei una bambina serena, capace di giocare da sola e di addormentarti da sola, reclami con forza le attenzioni ma sai anche giocare vicino a me mentre cucino dopo un'intera giornata fuori casa, senza spazientirti.
Quando cadi, è rarissimo che il tuo pianto superi il minuto, anche quando ti fai davvero male e poi mi tocca vederti per una settimana con un livido enorme sulla guancia o sulla gamba. Tu cadi, piangi un attimo, qualcuno ti consola e poi via. Poche storie, insomma.
A volte ti arrabbi, e allora vai a fare il giro della stanza, predicando nella tua lingua criptica la tua ira, ma tutto questo dura davvero poco.
Spesso mi chiedo come fai a gestire così bene il confine tra la voglia di importi e il rinunciare alla battaglia, se capisci che è persa in partenza. Ci sono delle occasioni in cui ti dico “no” e tu, semplicemente, abbassi la testa e tiri dritto, passi ad altro, senza pianti né capricci, e io resto un pò stupita: vorrei che tu lottassi un po' di più. Vedo anche l'altra faccia della medaglia: sai benissimo che il mio no sarà no fino alla fine del mondo, riconosci che non sei tu quella che stabilisce le regole. Questo mi va benissimo, ma ho come la sensazione che troverai pian piano altre strategie per fregarmi, ben diverse dalle mie che nel “corpo a corpo” strillo e mi incaponisco... ma se si sa come prendermi mi faccio convincere di tutto e del contrario di tutto.
Ecco, so che capirai presto come prendermi.
Sei affettuosa: sai baciare, abbracciare, accarezzare, cerchi il contatto fisico di chi ami, ma con dei limiti: se metto insieme il tempo in cui sono riuscita a tenerti in braccio negli ultimi 6 mesi credo di raggiungere al massimo 1 ora. Non ti piace stare in braccio, tu vuoi scendere per terra e avere il tuo spazio di autonomia: se vuoi attenzioni, mi chiedi di sederti vicino a te, non di prenderti in braccio. Questo tuo modo di stabilire i confini mi ha aiutata parecchio a vivere bene con te, perché io non credo di essere in grado di tenere in braccio una bambina di 13 kg mentre cucino o passo l'aspirapolvere; posso riempirla di baci, carezze, posso giocare con lei per ore, ma in braccio davvero no...
Nelle case che non conosci ti muovi con curiosità ma anche con cautela, tocchi quello che ti viene permesso, fai le faccine simpatiche, giochi con chi ti dedica del tempo. Ami il telefono, guardarmi mentre fingo di telefonare alla nonna o al papà (decidi tu di volta in volta a chi si telefona).
E' strano, in 18 mesi non hai mai rotto nulla, tranne un bicchiere e un piatto. Il bicchiere te l'ho affidato io, troppo fiduciosa: “portalo alla nonna” ma non hai resistito all'istinto di gettarlo a terra. Il piatto l'hai lanciato per vedere che effetto faceva, l'hai sbeccato e anche se è passato un mese me lo mostri spesso e vuoi che ti ripeta tutta la scenetta...
Vuoi metterti le mie collane, le mie scarpe, adori gli stivali, ti accorgi subito se indosso un vestito che non hai mai visto, e insomma ti piace anche Hallo Kitty... Temo di aver avuto un ruolo in quest'ultima questione, non vorrei ti avesse condizionato il fatto che posseggo giusto quelle due o tre cosine di Hallo Kitty....

Sei una bambina brava, o almeno, fai tutto quello che ci si aspetta da una bambina brava. A volte mi chiedo come è iniziato tutto questo, e non posso che tornare indietro con la mente...
Ci sono stati quei cinque mesi strani in cui io parlavo continuamente con due persone che non potevano rispondermi: mio papà, che era morto a dicembre, e tu, che sei stata nella mia pancia fino a maggio. Vi parlavo, vi chiedevo cose diverse, aspettavo le vostre risposte.

Silenzio.

Eravate con me, vicinissimi entrambi, ma io mi sentivo immersa nel silenzio. Non potevo raggiungervi in nessun modo, potevo solo aspettare (nel tuo caso) e rassegnarmi (nel caso di mio papà).
A mio papà chiedevo spesso che tu fossi una bambina tranquilla, che mi permettesse di vivere i primi mesi serena, senza impazzire per la deprivazione di sonno e l'ansia di non sapere fare e non saper essere.
A te, chiedevo di sentire la sua presenza, lì in quella strana dimensione in cui nuotavi.
Credo che mio padre abbia calcato un po' la mano, perché dopo che sei nata per un mese intero hai solo dormito e mangiato; poi, qualche colica giusto per ricordarmi che eri una bimba come tutte le altre, ma per il resto... lunghe dormite e io con le mani in mano indecisa se svegliarti o no per farti mangiare.

E' così che ho capito che mio papà aveva ricominciato a parlarmi.
Adesso hai 18 mesi e stai iniziando a parlare tu.
E io vi ascolto.
giuppy