venerdì 6 gennaio 2012

52 week project 2012!



Nuovo anno, nuovi progetti!

Diciamo la verità, mi son lasciata trascinare dall'entusiasmo di un'amica Francy per intraprendere questa simpatica avventura.

Si tratta del progetto fotografico lanciato da Simona per questo nuovo anno.

Una foto alla settimana (mi piace), senza troppi vincoli (mi piace), senza dover per forza postare foto perfette (mi piace), senza competizione alcuna (mi piace); l'unico consiglio che ci viene dato è di cercare di trovare un filo conduttore alle 52 foto che scatteremo, ma saremo libere  di abbandonarlo se lo vorremo (mi piace).

Insomma, se non s'è capito MI PIACE!

Non sarà facile, sono nettamente svantaggiata a non aver figli adorabili da immortalare, a non abitare in posti incantevoli dove la natura regala scenari bellissimi, a non poter viaggiare molto, ma non mi scoraggio.
Mi divertiro' lo stesso.

Quindi... quale sara' il filo conduttore che legherà le mie foto?

 Ma certo... il  "MI PIACE!!!!".
Ovvero, quello che mi rappresenta, mi emoziona, mi piace!

Ecco la mia prima foto: 1/52






Per rompere il ghiaccio ho deciso di metterci "la faccia",  non perchè mi piaccia anzi....  nelle prossime 51 foto son certa che non comparirò più, ma semplicemente perchè in questa foto ci son due elementi che mi piacciono davvero tanto: i cappelli di lana e ... la mia macchina fotografica!!!

Elena

mercoledì 4 gennaio 2012

Torta di pannolini...e fiocco nascita.




 La moda delle torte di pannolini importata d'oltreoceano è nota gia' da tempo.

Io son sempre stata un po' restia a lanciarmi nella realizzazione perchè non mi son mai particolarmente piaciute.
Mi sono ricreduta quando ho visto quella che GERMANA aveva preparato per la sua nipotina e mi ha persuasa  a sfornare la mia prima diaper cake.

Nel frattempo è nato il bimbo di una mia amica e ho sfruttato questa torta di pannolini per mimetizzare al suo interno il mio regalo, infatti nella parte centrale era nascosta una copertina per il piccolo, e  i prodotti per l'igiene del bimbo li ho conentrati tutti nella zona posteriore della torta (sul lato sx della foto si intravede un flacone di borotalco se guardate attentamente).

Perdonatemi lo squallore della foto ma il flash e la fretta l'han fatta da padroni.
Sempre per lei, ho realizzato una ghirlanda/fiocco nascita da esporre fuori dal suo negozio, per annunciare la nascita del piccolino.

Sia per macchinina, orsetto e cavallino a dondolo per decorare la torta che per l'orso sulla ghirlanda, ho usato la mia amata polvere di ceramica.

Elena

mercoledì 28 dicembre 2011

Non solo perché era mio padre


Alle superiori, durante una lezione nel laboratorio di chimica, ci hanno mostrato le fibre di amianto, chiuse dentro un piccolo sacchetto di plastica, apparentemente innocue e dall'aspetto vellutato.
Ricordo di aver pensato, distrattamente, che avevo sentito quel nome uscire dalla bocca di mio papà.
Non avrei mai immaginato che stavo tenendo tra le mani qualcosa che l'avrebbe ucciso 15 anni dopo.

Mesotelioma.

E' un nome dolcissimo, sottile, da sussurrare, innocuo per chi non sa di cosa si sta parlando. Tutti i protagonisti di questa storia hanno aspetto e nomi dolci e sibilanti: amianto, mesotelioma, alimta. Li ho ripetuti mentalmente moltissime volte, in quei mesi del 2007 durante i quali ho capito con folgorante rapidità che mio papà si era ammalato, e non sarebbe mai guarito.
Perchè il mesotelioma è un tumore terribilmente subdolo che quando dà chiari segni della sua esistenza ha già fatto moltissimi danni. Il chirurgo che ha operato mio padre l'ha descritto come "una ragnatela" che si deposita sulle membrane del corpo, iniziando dalla pleure, allargandosi lentamente e infilandosi in posti dai quali non è possibile rimuoverlo. E restando nel corpo, tende a prenderselo. So che perdonerete le inesattezze mediche, non mi interessa dare lezioni su cose che nemmeno io ho mai ben capito, mi interessa solo parlarne, perchè non se ne parla mai.

Mio papà ha speso tutta la sua vita lavorando, non per comprare cose, ma per diventare qualcuno: un uomo, un padre, un marito. Ha lavorato perchè io potessi vivere, studiare, andare in vacanza, fare quello che desideravo.
Lavorando, ha respirato amianto, ignorando che dopo 40 anni questo l'avrebbe ucciso.

Ignorando che un giorno la sua amatissima figlia l'avrebbe accompagnato ad una visita in cui avrebbe dovuto raccontare del suo lavoro, delle coperte di amianto, degli aspiratori che non esistevano. Ignorando che quel giorno, uscendo dalla visita, le avrebbe detto: "I miei colleghi sono tutti morti", così, con la leggerezza di chi non ha capito cosa sta dicendo.
Continuo a credere che se qualcuno, 40 anni fa, avesse detto a mio padre che il suo lavoro l'avrebbe un giorno ucciso, lui non si sarebbe comunque fermato. Perchè non aveva grandi alternative, certo, ma anche perchè era un grande uomo. Orgoglioso, responsabile, con un senso del dovere incrollabile. E' a lui che devo questo post.

Ho due immagini nitide in mente: mio papà un giorno d'estate che torna dal lavoro sulla vespa, con la faccia stanca e il sudore in fronte, mi vede e mi sorride.
L'altra immagine è nella stanza dell'Ospedale dove faceva le chemioterapie, seduto su un lettino, con gli occhiali, impegnato in chiacchere con tutti, la boccia della flebo con quel nome sopra "Alimta". Mi sorrideva.
Io mi chiedo se potrò mai essere capace di affrontare quello che ha affrontato lui: l'operazione, la chemioterapia, gli effetti "secondari" delle chemio, l'angoscia, il silenzio e il dolore di chi gli stava intorno, tutto sulle sue spalle.
Perchè, per quanto ce la raccontassimo, c'era lui dentro questa brutta storia. Lui, a far finta di non sentire e di non vedere, lui a parlare del futuro "quando starò bene", lui a cercare di lamentarsi il meno possibile per cose che io non potrei tollerare per due ore.

Il fatto che sia morto in quel modo, per quella causa, è una questione per me aperta, un motivo di rabbia che nessun processo e nessun indennizzo può realmente sedare.
In altre zone d'Italia i problemi correlati all'amianto hanno e hanno avuto risonanze diverse da quelle che si vivono qui a Bergamo, dove sostanzialmente tutto tace. Ho cercato per un pò di tempo gruppi di parenti di vittime, qualcuno con cui poter condividere, parlare, rielaborare la mia rabbia. Non ho mai trovato nulla: forse è un territorio poco aperto a questo tipo di argomenti o forse, banalmente, il silenzio alimenta il silenzio.
O forse tutti pensano che, con la morte, si devono spegnere anche la rabbia, l'indignazione, il desiderio di capire meglio, di avere risposte, per quanto dolorose possano essere.

Invece una morte come quella che è capitata a mio padre si insinua dentro la vita di chi resta, scoppiando come una bomba. Ha cambiato il mio modo di vedere la vita, il lavoro, il futuro. Io non riesco più a tollerare di condividere nulla con persone che non hanno senso del dovere, che non amano il lavoro, che per amore dei loro figli non riescono ad alzare la testa (e abbassarla quando serve), che non riescono a svegliarsi ogni mattina felici non di fare qualcosa, ma di poter essere qualcuno, lavorando. 
Perché mio papà per questo è morto.

Mi chiedo spesso se i colleghi di mio papà hanno figli, magari della mia età, e se anche loro sono arrabbiati come me e hanno voglia di parlare, raccontare, condividere. Se anche loro hanno passato giorni interi in internet a cercare documenti, articoli, testi di legge, qualcuno, qualcosa con cui confrontarsi e se poi alla fine hanno ceduto al dolore e alla fatica, o alla consapevolezza che oltre a Casale Monferrato ci sia ben poco.
Ma adesso che è passato un pò di tempo, qualcosa dentro di me continua a non volersi spegnere: la rabbia, la consapevolezza che se ne parla troppo poco, quei numeri che messi insieme suonano come una strage, ma presi uno per uno passano nel silenzio.

Io credo fermamente che morire di lavoro sia un'ingiustizia enorme: così come cadere da un'impalcatura, morire per un tumore provocato da ciò che si respira lavorando è aberrante. Non doveva capitare, non solo a mio padre. Non solo perchè era mio padre.
Negli ultimi mesi ha fatto molte volte dei bilanci della sua vita, alcuni silenti, molti altri riassunti in poche, gelide parole: ho lavorato tutta la vita, e ora sono qui. Ciò che avrebbe potuto e dovuto salvarlo non è stato fatto decenni fa. E scusate ma non mi basta.

Non so bene quale sia lo scopo di questo post, di certo sento che lo devo a mio padre e a quelli come lui. C'è forse la voglia che i motori di ricerca portino qui qualcuno a riconoscere i propri sentimenti nei miei, spinti dal bisogno di dare un nome alla parola "parenti", forse la consapevolezza che mio padre mi direbbe "Non esiste? Fallo tu."

E da qualche parte bisogna pure cominciare.
giuppy

sabato 24 dicembre 2011

Sweet ... Scrub .... Christmas!



E' la vigilia di Natale, la corsa contro il tempo è finita!


Quest'anno io e la mia compagna di blog, per i regali di Natale abbiamo pensato a qualcosa di ... DOLCE...

Girovagando nel web nei siti dedicati alla cura del corpo mi sono imbattuta in vari scrub naturali  e ne ho testati alcuni. 
Quando ho ritenuto di essere arrivata al migliore, ho voluto sentire le impressioni di Giuppy, cosi' le ho mandato un tester e il mio giudizio positivo ha trovato subito una conferma entusiasta.
Quindi.... a beneficio di una pelle morbidissima, libera dalle cellule morte abbiamo optato per... un Natale a base di ...SCRUB.

Noi vi consigliamo di provarlo e vi postiamo qui la "ricetta":

1 tazza colma di zucchero di canna
1/2 tazza di olio di mandorle dolci
qualche goccia di olio essenziale a scelta se gradite una profumazione
Facoltativo: 1 cucchiaio colmo di vitamina E pura (tocoferolo).

Ho voluto arricchire il mio scrub di questa sostanza che per la pelle è davvero indicatissima, la si acquista pura in farmacia, è piuttosto costosa....ma in cosmetica è molto utilizzata, addirittura ci sono creme il cui componente unico è la vitamina E (fate una ricerca in merito e vi si aprira' un mondo...).


Una volta miscelati questi ingredienti si ottiene una crema granulosa, la si utilizza sulla pelle inumidita e si massaggia a lungo su tutto il corpo prima di procedere alla doccia abituale.

Il risultato è una pelle morbidissima e allo stesso tempo gia' molto idratata.

Ho deciso di confezionare lo scrub in questi contenitori stile conserva fatta in casa, proprio come un notissimo scrub a base di sostanze naturali che aveva attirato il  mio sguardo per il suo packaging  in parafarmacia.

Un piccolo cerchio scallop con un fiocco di neve sul coperchio trattiene il fiocco scozzese che veste a festa il contenitore.


Ho esulato un po' dalle mie ordinarie creazioni!
Elena.

Con questo post io e Giuppy vogliamo augurare a tutti voi che ci seguite e ci donate sempre tanto affetto, un Natale sereno.

mercoledì 21 dicembre 2011

Jingle Bells!!! Jingle Bells!!!



Questa MINI card è stata realizzata usando i timbri di Waltzingmouse di un set natalizio che  mi piace moltissimo.

Anzi, fateci un giro sul loro sito perchè... a mio avviso certe cosine son davvero deliziose.

Per la mia minicard mi son voluta discostare dai tradizionali colori riconducibili al Natale, optando per il marrone e il beige, decisamente differente  anche lo  stile molto meno giocoso e colorato della precedente.

Ogni tanto.... E' bello anche cambiare...!

Elena

lunedì 19 dicembre 2011

Ancora una card per Natale....


Ormai siamo agli sgoccioli e non ho ancora avuto tempo di postare le ultime card natalizie che ho realizzato....
Quindi, eccone una.

Un formato insolito e a piu' livelli, colori rosso e bianco e il paperpiercing per il nasone della renna, di Babbo Natale e del pupazzo di neve, cosi' come per i particolari dei cappelli.
Questi timbri mi hanno subito conquistata per la loro simpatia!
Il nastro che chiude la card è in organza rossa con un'impuntura bianca.

Elena

sabato 17 dicembre 2011

Malanni di stagione



Io me ne accorgo subito: un filino trasparente che scende dalla narice e so che sta per arrivare qualcosa di brutto.
Ripeto come un mantra: No Elisabetta non ti stai ammalando non ti stai ammalando non ti st... ECCIU'.
Iniziano le abluzioni di fisiologica, nel senso che fino a sei mesi fa compravo le comode fialette in plastica monodose, adesso sono passata direttamente alla boccia di fisiologica da mezzo litro, quella che si usa per le flebo, che a vederla in giro per casa con una siringa infilata dentro mi fa senso ancora adesso. Servisse farle il bagno nella fisiologica giuro che glielo farei...
Dicevo, inizio a spararle nel naso quantità enormi di fisiologia sperando di sradicare sul nascere ogni minima traccia di raffreddore o qualsiasi altra cosa stia arrivando. 
Il problema è che nel giro di due ore arriverà la tosse. 
Cof.
No ma aveva un granello di polvere in gola.
Cof.
No ma si è ingozzata con il panino.
Cof Cof
No ma l'ho vista: si è ingozzata con la saliva!
Cof Cof Cof ahhhh ma ma mammmmma
Dalla tosse in poi non c'è modo di resettarla, di solito si associano inappetenza, occhietto da panda, se sono fortunata anche un po' di febbre che la fa piangere per ogni stupidata. Tipo che piange spaventata indicandomi un filo di cotone dotato di vita propria che si muove sul pavimento... E chissà chi lo muove il filo?? Ah pensa Elisabetta, è un filo attaccato ai tuoi pantaloni!! Buuuuuu.
Di notte, almeno un risveglio ogni ora: tossisce, si lamenta, spara via il ciuccio, chiama. 
E la Giuppy si alza, cerca il ciuccio, cerca la bocca di sua figlia e fa in modo che domanda e offerta si incontrino, dispensa acqua, camomilla e miele (sì, proprio miele, me ne frego di quello che dice la pediatra) e risponde all'appello
Perché la bimba, alle due o alle quattro del mattino, vuole sapere dove sono e cosa stanno facendo: papà, nonna, Arianna, zia Pama e zio sgi-sgi. Se la risposta non la convince (Dai Elisabetta, sono le 4, dove vuoi che sia la zia Pama??) finita la lista dell'appello riparte dai non pervenuti: "Pama?"
Ci infila anche le domande a tranello: "mamma?" "Amore la mamma è qui".
Ho provato a risponderle: "La mamma è andata a bersi un mojito con una compagnia di allegri ventenni": piange, quindi è attenta, chiede con cognizione di causa, non si scherza insomma. Lo ricordo: tutto ciò avviene ogni ora per tutta la notte, intervallando cof-cof e strilla. 
L'anno scorso ero più brava e più paziente: le pulivo il naso con la fisiologica ogni volta che si svegliava (ma allora avevo le comode fialette monodose), le facevo aerosol tre volte al giorno e provavo anche qualche rimedio alternativo. 
Adesso corro dalla pediatra: il risultato è stato due antibiotici in 20 giorni. 

Che poi dico: perché nel costo dell'antibiotico non è compresa la lavorazione finale? Perché la preparazione si presenta sempre sottoforma di polverina bianca che necessita quantità variabili di acqua per essere disciolta e diventare uno sciroppo che sa di big-babol? 
E perché richiede l'interpretazione di quattro persone per essere dosata con una siringa che riporta su un lato le dosi in base al peso del bimbo e sull'altro i mg che servono per peso del bimbo?? Non posso comprarla già sciolta la polverina che poi, come chiaramente mi è capitato, se mi scappa la mano con l'acqua e la diluisco troppo cosa faccio? Aggiungo alla dose un tot di mg a caso o faccio finta che Elisabetta pesa di più o ne butto via un po' per arrivare al livello giusto??
Un giorno di fine novembre sono dovuta tornare dal lavoro di corsa, trovandomi di fronte questo scenario: nonna in lacrime che urla: "Piange-non mangia-non beve-sta malissimo-tossisce-ti ho chiamata quattro volte dov'eriiiii". Talmente in ansia che mi ha chiamata sul lavoro, ma nel posto in cui lavoravo nel 2008.
Elisabetta ridotta ad una piccola larva ansimante color cencio sporco. Fanno impressione i bambini malati: diventano taciturni, tristi, i loro occhi spalancati guardano senza capire... la sofferenza dei bambini per me è ancora insostenibile.
Ma mia mamma, dico, avrà visto ancora un bambino malato, no?
Invece niente, crisi totale, una nonna allo bando.
Per fortuna poi, a mia mamma serve solo il capro espiatorio per stare meglio: non le interessano le soluzioni o le spiegazioni, lei vuole il colpevole per crocifiggerlo.
Questa volta è bastato dirle: "Il pediatra ha visto che ha la gola viola" e lei è partita: "Eh, l'Elisabetta è delicata di gola, eh ma la gola è terribile, tremenda la gola, si tira dietro tutto il resto la gola". E' stato così anche per il mal d'orecchie e la gastroenterite: io le dico un sintomo pittoresco e certificato dal pediatra e lei è posto: diagnosi, prognosi e giorni di degenza. Inutile dire che tutte le sue amiche, le sue compagne di merende e di messa e perfino il parroco sanno che Elisabetta aveva la gola viola. Eh, la gola...


Sinceramente non amo molto curare questi malanni con l'antibiotico, ma non mi piace nemmeno fare l'integralista per forza. Mi è già capitato di vedere Elisabetta con la bronchite respirare con il fischietto in gola per giorni, insistere con tutti i tipi di farmaci da banco possibili senza che nulla cambiasse, e non mi sembra razionale...
Per il resto...l'areosol ormai lo evito come la peste: ho la sensazione che faccia peggio di quello che la natura fa già da sé e gli sciroppi per la tosse sono solo un placebo per le mamme, ne sono sicura. 
Come quella volta che ho chiesto alla pediatra: "Ma il mylicon funziona per le coliche?" e lei: "Sì, serve a tranquillizzare la mamma".

Insomma, qui si cerca di ridere un po' dei malanni di stagione, che non saranno nulla di grave ma scombinano un po' la vita di tutti. 
Io sto provando un farmaco omeopatico per cercare di prevenire, qualche mamma ha esperienze positive in merito?
giuppy


martedì 13 dicembre 2011

Porta Tea light.



Anche per questo Natale ho pensato di creare qualche porta candela.

Visto il successo di quelle che avevo proposto l'anno scorso, che se volete rivedere le trovate QUI e QUI, ho pensato di rimanere in tema candele e di decorare questi bicchierini e farli diventare dei porta Tea light.

All'interno del bicchierino, per tenere ferma la candelina ho usato della sabbiolina beige.
All'esterno un giro di nastro a pois e subito sopra del cartoncino ondulato.
Il fiocco è tenuto fermo da un cuoricino in polvere di ceramica.

Nulla di particolarmente elaborato, ma chi le ha viste dal vivo le ha apprezzate molto.

Elena.

domenica 11 dicembre 2011

La.daridari per Elisabetta

Daria è una creativa, una di quelle donne che io ammiro per la capacità di creare con le mani oggetti fatti di fantasia, colore, praticità. Ricordo ancora il pupazzo che ha cucito per Elisabetta quando era solo un puntino perso nella mia pancia: mi aveva emozionato moltissimo per la semplicità delle forme e la tenerezza che ispirava fin dal primo sguardo.

Ho la fortuna di conoscere Daria di persona, perché è la sorella della mia Amica, e questo ha i suoi lati positivi... come per esempio mandarle un messaggio per dirle: "Ehi senti Daria, non è che avresti voglia di cucire una cosa per Elisabetta? Cosa? Mah... colori.... tasche da riempire... cerniere da aprire e chiudere... Dai dai sono sicura che mi tirerai fuori qualcosa di bello. Ciao e grazie eh."

Il risultato, a parere mio e di Elisabetta, è un piccolo gioiello di stimoli sensoriali che si presta ad un'infinità di giochi, è facilmente trasportabile ovunque, esteticamente bellissimo e soprattutto... unico! 
Lo trovate QUI.

Un grazie di cuore a Daria, che ha reso felice una bimba e la sua mamma.
Giuppy

giovedì 8 dicembre 2011

Warm Christmas wishes, ma con la neve!!!!



Ho sempre adorato la neve, da piccola per la gioia di poterci giocare e crescendo per quel tocco di magia che regala ad ogni posto quando compare.

Il silenzio irreale che si posa con essa sopra ogni cosa e la luminosità che riesce a sprigionare anche di notte.
 Il paesaggio cambia, i contorni delle cose si evidenziano, il ritmo frenetico delle giornate inevitabilmente si placa.
Anche se non vivo in montagna, capita che la neve faccia capolino anche a Bergamo e, a parte i disagi della viabilità, per me è sempre una gioia.
 Mi riporta a quando da piccola seduta davanti al camino acceso,   mi facevo elencare da mio papa' tutti i Santi che secondo il suo calendario e la saggezza popolare erano "mercanti di neve"....

Ricordo la storica nevicata a Bergamo del 1985 quando ben 180 cm di neve in due giornate ci avevano sommersi, avevo dieci anni, scuole chiuse per giorni e una situazione paradossale, ma per noi piccoli splendida e irripetibile.
Forse ho parlato troppo, bastava dire che ho voglia di neve.... 



Una card quasi monocromatica, tanto bianco e il richiamo ai fiocchi di neve nella striscia centrale embossata.
L'unica nota di colore è data dai guantini legati con lo spago tra di loro e dalla perlina azzurra. 
Per me comunque, il Natale senza una spruzzata di neve perde un po' della sua magia.
Quindi speriamo nella neve e in un bianco Natale!

Ele