martedì 14 giugno 2011

Cuori e pois....


E' accertato che sono in fissa con i pois ultimamente, passera' pure 'sta "malattia".
Card giocata sui toni del marrone, peccato che il colore del bazzil di fondo sembri nero in foto.
Un semplice biglietto con i miei amati "Waltzing mouse stamps". Chi mi conosce dovrebbe sapere che sono abbastanza innamorata di questi set.
Anzi ancora mi chiedo perche' non ho ordinato la nuova serie...che ormai non è piu' cosi' nuova, visto che gia' da maggio e' in vendita....
Mmmmm....aggiungiamola all'ormai lunghissima wish list!
Buon pomeriggio.  Love Elena.

venerdì 10 giugno 2011

Io e te, pensieri in ordine sparso.


Il primo ricordo che ho di te è una domenica pomeriggio, al bar dove lavoravo.
Tu stavi seduto dall’altra parte del bancone, da solo, leggevi il giornale e parlavi, poco.
Nella mia vita di finalmente single e finalmente felice alla soglia dei 30 anni, non c’era spazio per nessuno che potesse condividere con me più di qualche giorno o qualche serata. Sempre di corsa: il bar, l’università, i miei amici, le mie amiche.  Non c’era tempo e non c’era voglia di ricominciare una di quelle danze d’amore,  con corteggiamento e innamoramento,  “cosa facciamo stasera”, “dove andiamo quest’estate”, e via via fino a “senti, prendiamoci del tempo per pensare”. Io il tempo lo volevo solo per me.
Ma un giorno hai distolto gli occhi dal giornale, e mi hai vista. E il tempo che volevo solo per me ha iniziato una corsa inesorabile verso una vita che non avevo immaginato.

Quando è morto mio padre, sei stato nella sua stanza, da solo, mentre fuori noi piangevamo e chiamavamo e ci affannavamo e respiravamo l’aria che si era fatta di piombo. Tu sei stato lì con lui, che era appena morto: io lo so che gli hai detto qualcosa.
Ti è stato permesso di farlo,  perché  tu per mio padre eri come un figlio.
Anche se nessuno te l’ha mai detto.

Non siamo fatti per la vita tranquilla io e te, a noi piace che sia difficile, complicata, piena di ostacoli.
Io e te siamo nati nella stessa estate, ma in due ospedali diversi.
Siamo cresciuti a due km di distanza, senza mai incontrarci per 28 anni.
Dalla mia casa sentivo i rumori della palestra dove andavi a giocare a pallavolo, ma non ti ho mai visto.
Avevamo amici in comune, che non ci hanno mai presentati.
Se un giorno Elisabetta ci metterà nella stessa casa di riposo, litigheremo anche lì.

Dici che non parlo mai di te nel blog, perché la vita qui si è fatta difficile, le certezze tentennano e a volte c’è spazio solo per il rancore. Dici che non parliamo abbastanza, che i giorni scorrono nell’indifferenza trascinandosi dietro spezzoni di dialoghi come in un film di Wim Wenders.
Tu parli sempre di tante cose: a volte troppe, a volte solo di quelle che non sono importanti.  A volte parli troppo poco.
Io che invece nelle parole mi perdo, io che ho sempre la musica in testa  e tu che non la vuoi mai ascoltare.

Delle foto che abbiamo, quelle che mi piacciono di più non sono quelle insieme, inamidati e in posa al matrimonio o in vacanza: le mie preferite sono le foto che hai scattato tu a me, perché è attraverso i tuoi occhi che mi fai vedere chi sono. Come quella foto, a Parigi sotto la pioggia e il freddo, con un cappellino ridicolo. 
Tre giorni a ripeterci che Londra è più bella, e che dovremmo tornarci.


Sette anni fa la nostra vita insieme è iniziata, quasi per caso.
Auguri...

giuppy

sabato 4 giugno 2011

Ancora battesimo...minimal chic!!!



Che io sia MINIMALISTA nei miei lavori , credo lo sappiano anche i muri ormai ... Quest'ultima creazione credo sia l'ennesima controprova.
Invito per un battesimo timbrato con l'uccellino Toga che adoro...e l'ormai mitica scatolina portaconfetti a forma di cartoncino del latte che piace sempre tanto!!!
Per qualcuno di voi sara' estremamente "semplice", ma  le cose semplici alla fine son quelle che mi soddisfano sempre maggiormente.
Ovviamente trovate altre foto sul blog di ARTarE!!!
Buona notte .
ELENA.

lunedì 30 maggio 2011

Battesimo di Alessandro...




Alessandro è il bimbo di Irene, la migliore amica di Giuppy...
E per chiudere il cerchio... è pure il nipotino di un'altra creativa D.O.C., la mitica daridari!!!...
Se ci seguite da un po', avrete sicuramente letto nei post della mia compagna di blog le loro vicessitudini.

Ebbene, serviva un biglietto per accompagnare il regalo del suo battesimo.... e il templates ormai mitico delle tutine di Dani, ho pensato si potesse riadattare da splendida scatolina porta confetti a frontalino per il biglietto!

Questo è stato il risultato!
Elena.

mercoledì 25 maggio 2011

Di piscine, famiglie e caleidoscopi.


Quando ero piccola, intorno ai 9/10 anni, mia mamma decise che era arrivata l’ora di interrompere i miei lunghi pomeriggi di letture e giochi con i puffi e mi iscrisse ad un corso in piscina. Al contrario delle altre mamme non mi accompagnava in piscina, non veniva mai a vedermi e non si dimostrava nemmeno particolarmente interessata ai miei progressi. Probabilmente, per lei era sufficiente che io mi muovessi un po’ (data la mia precoce avversione per qualsiasi sport) e che stessi fuori casa un paio d’ore. Oggi, finalmente, la capisco.
Io odiavo andare in piscina. Odiavo andare in pullman con i miei compagni di corso, odiavo gli sbalzi di temperatura, odiavo la ginnastica che si faceva prima di entrare in acqua e odiavo l’acqua. E poi, diciamocelo: io a 10 anni avevo già la terza di reggiseno… credo che i miei compagni fossero felicissimi ma io mi vergognavo tantissimo.

Il corso finì, finalmente, e io continuai a odiare l’acqua, la piscina e il mare. Mi piacevano le vacanze con i miei a Lignano Sabbiadoro, ma i ricordi più vivi che mi sono rimasti sono: le merende di pane e nutella con mia cugina Elisabetta, un bambino tedesco che mi ha buttata in piscina con l’accappatoio addosso, il mio caleidoscopio dimenticato lì e mai più ritrovato (anche se sono tuttora certa che mia cugina abbia giocato un ruolo in quella scomparsa), le giostrine la sera.

Poi un giorno, molto tempo dopo, sono stata in Sardegna, e la mia visione del mare è cambiata completamente: folgorata dal colore dell’acqua, dall’odore del mare, dalla vita di mare, dall’effetto che l’acqua ha sul mio corpo e sul mio spirito. Questo innamoramento non mi ha comunque convinta a praticare uno sport, ma mi ha riconciliata con un elemento dentro al quale mi sento finalmente a mio agio.

Mio marito invece è un uomo di montagna, e non si è ancora riconciliato. Ma non ha ancora visto la Sardegna...

Pur con alcune perplessità e lottando contro lo scetticismo della nonna (che evidentemente ha rimosso molte cose della sua storia di mamma), abbiamo iniziato a portare Elisabetta in piscina a cinque mesi, superando le difficoltà organizzative che questa attività impone. Non abbiamo scelto un corso che vanta super esperti e attività strabiliati in acqua termale mineralizzata e vitaminizzata, ma un semplice corso di acquaticità nella piscina comunale vicina a casa: gli istruttori sono ragazzi giovani, simpatici e attenti, gli altri genitori sono imbranati come noi.
Elisabetta in acqua sta benissimo: si muove, sta a galla nel pesciolino o aggrappata al salsicciotto senza paura di staccarsi da noi, si immerge sott’acqua e riemerge serena e senza bere. 

E, a parte la spesa all’esselunga, è l’unica attività che finora è riuscita a coinvolgerci piacevolmente tutti e tre, quasi come una famiglia.

Dico “quasi” perché ho scoperto da poco che “famiglia” non è un’etichetta che si mette sul campanello di casa, è qualcosa di complesso e difficile da costruire.
E’ ritrovarsi la sera senza parole perché la stanchezza pesa come un macigno sulle teste.
E’ inventarsi ogni giorno qualcosa da cucinare, quando si avrebbe solo voglia di pizza e piadine.
E’ avere voglia di stare da soli, perché la casa sembra sempre troppo piena quando c’è un bambino.
E’ decidere se andare ad un matrimonio o ad un concerto.
E’ stabilire cosa permettere a Elisabetta e per cosa sgridarla.
E’ cercare un senso ai giorni che sembrano fatti solo per andare a lavorare e guadagnare soldi da spendere subito per acquistare beni.
Ed è decidere che la domenica mattina si va in piscina, anche se è faticoso, anche se piove, anche se non c’è il tempo di asciugarsi i capelli e si arriva a casa a mezzogiorno stravolti.

Forse vi state chiedendo “ma dove vuole arrivare??”. In effetti non lo nemmeno io, ho iniziato a scrivere e mi sono fatta condurre dalle parole, ma i punti saldi che ho in testa sono questi:
  1.  Portare i bimbi in piscina è bellissimo per i bimbi e per i genitori: anche se avete qualche dubbio, provateci!
  2.  Non è giusto obbligare i bambini a fare le attività che pensate siano adatte a loro… ma se siete furbi e li fate iniziare presto si convinceranno che piacciono anche a loro.
  3.  Se non vi piace il mare, andate in Sardegna e poi ci sentiamo.
  4.  Elisabetta, cugina carissima, io lo so che tu tieni in ostaggio il mio caleidoscopio da almeno 25 anni. Non è forse ora di parlare di un riscatto???
  5. Essere famiglia non è uno scherzo, è difficile e complesso: qualcuno dovrebbe fornirci di un comodo manuale in offerta ad un euro insieme  all’alcool per medicare il cordone ombelicale.

Terminato questo post dalla strabiliante coerenza interna, solo due parole per aggiornarvi: Elisabetta ha compiuto un anno il 13 maggio, il biglietto della ele è molto più bello dal vivo che in foto, il porta post-it fa un figurone sulla mia scrivania  e…. una piccola donna qui ha iniziato a camminare!!!!!!
giuppy

sabato 21 maggio 2011

Nozze in giallo!


Progetto per partecipazione e scatolina porta confetti per ARTarE!

Era richiesto il colore giallo e un tema floreale!
Per quanto mi fosse difficile utilizzare un giallo tanto acceso, ne è nato qualcosa di carino comunque, a mio avviso.

Ovviamente sul blog di ARTarE trovate altre  foto e i dettagli.
Grazie.
Elena.

mercoledì 18 maggio 2011

Dove sono finiti i POST- IT????


Apparentemente puo' sembrare un oggetto di TOTALE INUTILITA' e per certi versi lo è, ma...
 A me potrebbe  persino tornar utile in quanto la mia scrivania è un campo di battaglia e una delle mie frasi piu' ricorrenti in ufficio è:  :"Dove son finiti i post-it??!!!!"...

Mentre girovagavo tra i nostri blog amici, non ho potuto non notare ed apprezzare il lavoro di GERMANA, una persona davvero di ottimo gusto e gran talento, e le ho espressamente scritto che mi sarei appropriata dell'idea!!!
Da un portafoto in plexiglass, un abbinamento di carte colorate, un nastrino, e l'adorata farfalla è nato il mio porta post it....
Mio è una parola grossa... Giuppy si è AMOREVOLMENTE offerta per il TEST da scrivania ;-) quindi è diventato suo ....d'ufficio! (termine decisamente appropriato n.d.r.)
Elena

sabato 14 maggio 2011

Tempo di auguri....e di farfalle!


Oltre al compleanno di Elisabetta,  ieri era anche il compleanno di Beatrice un'altra delle zie della piccola... e poi qualche giorno fa quello di mia cugina Alice...
Insomma, dovrei fare un post a fine maggio per raggruppare tutti i festeggiati perchè non abbiamo ancora finito...!!!!
Per lo meno, sono semi obbligata a darmi da fare in ambito creativo.... E non ho alibi!

Questo è l'ultimo biglietto d'auguri realizzato per l'occasione, farfalle a grande richiesta ultimamente!!!

Elena.


venerdì 13 maggio 2011

Buon Compleanno Elisabetta!!!



Eccolo, il grande giorno è arrivato!!!
Oggi Elisabetta compie il suo primo anno!!!
Mi sembra adesso quando mi è arrivato l'sms di Giuppy che annunciava la nascita della cucciolina, e invece è già passato un anno...

Un anno di sorrisi, pianti, pappe, pannolini, dentini, vomitini, gioie, conquiste, primi passi e... POST !!!.

Elisabetta è stata con noi la regista , anche se per ora ancora inconsapevolmente del nostro blog, ha infatti ispirato sempre Giuppy per i suoi scritti e me per molte delle mie creazioni!!!

Per accompagnare il regalo scelto per festeggiarla mi serviva ovviamente una card  e ho voluto trarre ispirazione da una stamper (e non solo) bravissima: FIORE che mi ha fatto innamorare a prima vista del suo bavaglino!!!

Tanti auguri Ely, dalla tua zia Ele!

martedì 10 maggio 2011

Scene da un opendey


Sì lo so che si scrive “open-day” ma fa figo scrivere le parole inglesi come si pronunciano, no?
Premessa: non intendo per ora mandare Elisabetta al nido ma, ispirata da Suster,  ho deciso che era proprio ora di guardarmi intorno, di vedere altre realtà, di sentirmi libera di scegliere il meglio per mia figlia. Se avessi saputo che all’opendey si mangia e si beve anche, avrei iniziato prima.

Premessa 2: io non amo le situazioni “sociali”, cioè quelle in cui più di tre sconosciuti si radunano per parlare del tempo e del sapore delle fragole: io mi sento quasi sempre fuori luogo, a disagio, e finisco per sparare battute che capisco solo io o per ritirarmi nel mio mondo autistico. Forse sono un po’ sociopatica, forse sono stata traumatizzata nella mia infanzia, o forse semplicemente questo è un tratto del mio carattere con cui devo fare i conti.

Ho accettato di partecipare all’opendey solo perché sapevo che ci sarebbe stata una coppia  di amici. Nonostrante questo, ho indugiato un’ora prima di decidere di andarci davvero, poi sono passata davanti al nido e ho capito che non potevo fermarmi perché non c’era parcheggio, poi ho fatto un altro giro e ho visto il giardino pieno di persone e mi è venuta l’ansia, solo al terzo giro mi sono ricordata di avere 33 anni e di non essere al liceo.
Ho parcheggiato, ho tirato il fiato, ho preso in braccio Elisabetta e ho pronunciato le seguenti testuali parole: “Amore senti, noi questa cosa la dobbiamo fare. Non esiste che ci facciamo imporre dal mondo questi stupidi limiti senza senso. Pensa a quante altre cose dovremo affrontare insieme, iniziamo da questa piccola cosina, ecchessaràmmai”.
Appena varcata la soglia del nido, ho pensato che in fondo il grosso l’avevo fatto e potevo anche tornare indietro. Dall’altra parte della stanza: “GIUPPYYYYY!!! AH, SEI ARRIVATA!!” Beccata dai miei amici: fregata.
Intorno a me una confusione totale e indistinta di: bimbi e bimbe vestiti a festa manco fosse Natale, papà con occhiali da sole impenetrabili, qualche mamma vestita a festa e qualche altra (di solito dotata di bimbo numero 2) decisamente sfatta, maestre con cartellini appesi al collo, giochi, lettini,  una cucina in miniatura, un tavolino apparecchiato con seduto sulla sedia un bambolotto, una tenda, ceste di pigne  e sassi finti (giuro: io non li avevo mai visti i sassi finti!!).

Una maestra, senza chiedermi chi fossi io o chi fosse mia figlia, decide che devo unirmi al gruppo “piccoli” per il giro del nido. E ha fatto bene, altrimenti sarei ancora nascosta sotto la tenda con gli altri bimbi come me… eh scusate, come Elisabetta.
Insomma, facciamo il giro: spiegazioni precisissime della maestra e fallimento totale di ogni mio tentativo di agganciare le altre mamme… tutte troppo attente e calate nel ruolo, con la carta dei servizi sotto braccio. A me la carta dei servizi l’hanno data alla fine, non so se era quello il trucco per sembrare seria…
O forse il problema è che avevo addosso una maglia che era già un po’ provata dalla vita quotidiana, ma prima di uscire avevo pensato “Vabbè la metto ancora una volta per l’opendey che DI SICURO la sporco con qualcosa e poi la lavo”
O forse perché ero L’UNICA mamma da sola? Forse avrei dovuto dichiarare che mio marito si trovava già da due giorni all’adunata degli alpini e passare subito per la moglie di un alcolista?
Ho anche fatto una domanda: “Accettate i pannolini lavabili?” La risposta della maestra è stata: “Sì -(pausa)- però noi ve li riconsegnamo a fine giornata e li dovete lavare voi”. Questa puntualizzazione mi ha fatto pensare che la mia maglia fosse davvero troppo provata, e che la cosa fosse ormai di dominio pubblico.

Ad un certo punto, veniamo tutti deportati in palestra e per farlo dobbiamo scendere delle scale: una mamma, preoccupatissima, si ferma e comincia a chiedere se le scale sono a norma, se i bambini le faranno da soli, si piega a toccare gli scalini per vedere se è vero quello che dice la maestra, cioè che sono fatte di un materiale antitrauma (non mi ricordo come si chiama ma il concetto è quello).
Entriamo in palestra: la stanza contiene qualche gioco, specchi deformanti e … SCALE!! Scalini, scalette e scivolini di legno e gommapiuma ovunque!! La bambina della mamma di cui sopra, non so se a causa della minigonna indossata per l’occasione, si è ben guardata dallo sperimentare qualcosa, mentre Elisabetta si è subito lanciata a provare OGNI scaletta, cadendo e rotolando in lacrime ad intervalli di cinque minuti.
Dopo venticinque minuti di scalette e lacrime  ho deciso che ne avevo abbastanza e me ne sono andata dalla palestra, così senza dire niente, mentre la maestra parlava delle settimane di inserimento. Con questa uscita  da diva mi sono giocata anche l’unica mamma  che aveva timidamente ricambiato il mio sorriso mentre Elisabetta tentava di rimuovere gli strass dai suoi sandali.

La mattinata si è conclusa con Elisabetta intenta a togliere e rimettere pigne da un cesto in cui erano state appena riposte da una maestra, la quale credo stia incrociando le dita perché questa mamma imbranata e sua figlia non rimettano più piede nel suo nido.

L’esperienza è stata, nonostante tutto,  positiva, ma ho deciso che devo crescere ancora un po’ prima di riuscire a superare la mia assoluta goffaggine sociale e la mia incapacità di apparire qualcosa di diverso da una perfetta cretina o una fredda antipatica.

Elisabetta invece, me lo sento, è pronta per il mondo!

giuppy