venerdì 11 novembre 2011

Battesimo e ....scarpine!





 Per il battesimo della bimba di una mia cara amica, mi son state commissionate delle "scatoline" porta confetti.

Il problema era come valorizzare un superbo lavoro handmade della bisnonna della piccolina: tantissimi centrini all'uncinetto in cui avvolgere i confetti.

Tra le varie idee quella che subito m'è sembrata piu' congeniale è stata la famosissima scarpina che Manu arte & cuore aveva  utilizzato per il battesimo di suo figlio e di cui ha gentilmente condiviso in rete il file di taglio.
Mi piaceva l'idea che si vedessero bene i centrini pazientemente confezionati per l'occasione e che potessero assomigliare quasi ad una calzina che spuntava dalla scarpa.

Io e la bisnonna abbiam lavorato sodo.... ne son state confezionate ben 110!!!

La mia amica è rimasta soddisfattissima e questo per me è tutto!

Elena.

P.s.:
...noi donne abbiamo un debole per le scarpe....ma per un po' io giuro che... riesco a farne anche a meno!!!





domenica 6 novembre 2011

venerdì 4 novembre 2011

Burrasca...

Ci sono alcune cose riguardo all'avere un figlio, che non mi erano ben chiare dall'inizio. 
Che la gravidanza ti ribalta come un calzino, per esempio. Che il sonno diventa diverso, che i ritmi cambiano, che le priorità si mescolano, che a volte è un problema trovare il tempo per una doccia.
Potrei fare una lista lunghissima, se non fosse che dopo quasi un anno e mezzo l'allattamento, il parto, lo svezzamento sono diventati secondari (che bello potersela tirare un po'...) e non pressano più così tanto proponendomi un problema nuovo al giorno.

Ne ho un altro, di problema. O meglio, giusto due o tre.

Qualcuno lo sa, qualcuno l'ha intuito, è così: non vivo più con mio marito, il mio matrimonio ha dei seri problemi.

Ecco, adesso che l'ho scritto mi sento anche meglio, perché a volte le cose vanno chiamate con il loro nome, dichiarate, affrontate, guardate, senza misteri o tentativi di mantenere la coerenza dove invece si fa acqua da tutte le parti.
Uno tra i miei (tanti) problemi in questo momento è rispondere alle domande che mi faccio sul futuro di Elisabetta. Perchè a me, giovane donna navigata alle soglie dei 35, non era del tutto chiara la portata di responsabilità che arriva con un figlio, o meglio, le modalità di gestione di questa responsabilità.

Quello che penso, perdonate la schiettezza, è che finchè le cose vanno bene siamo tutti bravissimi, seri, coerenti, sereni nel gestire la vita dei nostri figli. Finché reggono le nostre certezze, siamo tutti capaci di affrontare le difficoltà, magari male, magari “come ci viene”, ma ce la facciamo, riusciamo a guardare al futuro con una dose di leggerezza e di fiducia che ci fa stare in piedi.
Io non ho più la terra sotto i piedi da un po', e con la terra se ne sono andate molte delle mie certezze: in quale casa avrei abitato, chi avrebbe condiviso con me le fatica di coppia e della genitorialità, cosa avrei scelto per mia figlia, in quale scuola l'avrei mandata, cosa le avrei insegnato del mondo. Tutte queste cose, nonostante le difficoltà, mi erano abbastanza chiare fino a qualche mese fa.

Adesso non so più nulla. Buio.

Vivo le giornate in un equilibrio precario, cercando solo di non farmi troppo male, cercando di essere una madre decente, buona, comprensiva, per quello che mi riesce in giorni in cui vorrei solo affondare il viso in un cuscino e non sentire i miei pensieri. Non sentirli più.

Non ricordavo cosa fosse l'angoscia.
E' svegliarsi la mattina per andare al lavoro e piangere in macchina.
E' sentirsi sempre come quando si va in giro con il serbatoio in riserva o si contano i centesimi rimasti nel portafoglio per riuscire a pagarsi un caffè.
E' guardarsi allo specchio e vedere solo occhiaie.
E' accorgersi, all'improvviso, che tutti i vestiti che mettevo prima di restare incinta non mi vanno più bene, perchè sono troppo larghi.
E' guardare Elisabetta e chiedermi cosa sia giusto per lei, quale immagine di famiglia si costruirà nella sua testa, che cosa vorrebbe lei. Stabilità, serenità, due genitori felici insieme? Io queste cose non le ho ora per lei, e non so cosa potrò darle domani. E dopodomani.
Mi angoscia sapere che le mie scelte condizioneranno la sua vita, i suoi ricordi, la sua infanzia. Mi angoscia sapere che la strada che percorro io implica il trascinarmi dietro lei, nel bene e nel male.

Mio papà me lo diceva continuamente: vai sempre in giro in riserva e senza soldi nel portafoglio, e se ti succede qualcosa?? Se mi succede qualcosa ti chiamo, gli rispondevo.
Non pensavo che mi sarebbe successo questo, che avrei dovuto confrontarmi con la difficoltà di pensare al futuro mio e di Elisabetta, non sapere dove saremo tra un anno, non sapere come le spiegherò tutto questo, se capirà, se mi giudicherà in silenzio come molte persone fanno.

C'è quella maledetta frase che mi risuona in testa e nella pancia: “nella nebbia non si accelera”.
Banalissimo, eppure per sentirsi vivi bisogna lasciarsi stupire anche dalla banalità di una frase come questa: non posso prendere decisioni senza aver prima capito.
Cosa, di preciso non lo so. Ma so che devo capire.

E... ve lo devo:
Grazie a tutti voi che con un gesto, una parola, un “come stai” mi fate sentire meno sola, nel web e nel mondo. Grazie per le risate in FB (ele, germana e franz sanno di cosa parlo), davanti a un mojito o a un caffè (e un succo alla pesca NON FREDDO per Elisabetta).
Grazie a tutti quelli che mi dicono che sono una brava mamma. Sgangherata, ma brava.
Grazie a tutti quelli che sanno andare al di là dei miei silenzi, della mia innata asocialità, della mia faccia da stronza.
Grazie a Ele che riempie il blog con le sue creazioni bellissime, ricordandomi che avevamo un progetto, un sogno.
E questo sarà proprio bello raccontarlo a Elisabetta.
giuppy

P.s. La foto è della mia compagna di Blog Ele (... lei non le pubblica mai, ma di carine ne avrebbe davvero da far vedere).

lunedì 31 ottobre 2011

Stavolta mi son data ai quadri...!





A luglio, Germana e Giusi come gia' detto in post precedenti son venute a Bergamo e ho avuto il piacere di averle ospiti per un pomeriggio all'insegna del poco stamping ma tanto divertimento!
In quell'occasione hanno omaggiato me e la mia compagna di blog di alcuni regali rigorosamente handmade!
Inutile dire che son due talenti queste donne perchè le conoscete gia', ma devo dire che i loro utilissimi regali son stati per me anche fonte di ispirazione!

Da una cornice che m'ha regalato Germana è partito questo lavoro....


Per prima cosa m'ha fatto scoprire i sentiments di Tim Holtz.... e cosi' ho fatto incetta in America sul sito di Simon Says Stamp, sfidando la dogana, il lunghissimo mese d'attesa del pacco e l'ormai ricorrente shock da saldo del mio estratto conto... e poi m'ha messo in testa di  creare qualcosa con i quadri... naturalmente di Ikea.
Questo è quello che ne è venuto fuori!!!



Diciamo che le frasi, secondo me meritavano davvero una CORNICE!!!

Elena.


martedì 25 ottobre 2011

Guest Designer!





Halloween ormai è alle porte...
Personalmente non ho mai festeggiato questa ricorrenza, per svariati motivi... 
Quando ero una ragazzina (e qui dimostra che son vecchiotta) di questa festa in Italia nemmeno se ne parlava, ora invece l'abbiamo fatta nostra e nemmeno capisco bene i motivi.
Comunque sia, oltre a raggiunti limiti d'età non ho figli e anche questa condizione automaticamente mi estromette dal giro "Trick or Treat" !
 Un giorno vengo contattata dal guru delle cards... ALBERTO.... che mi chiede se son disposta a partecipare come GUEST DESIGNER  per.... Deep Ocean Challenge!!!
Ovviamente sono rimasta li' per li' basita....perchè  il mio stile eccessivamente minimalista è proprio l'esatto opposto di chi ama i timbri Magnolia e tutto il loro mondo, percio' son partita dicendo ad Alberto che mi sarei sentita fuori luogo, ma la sua insistenza e le sue rassicurazioni m'han fatta capitolare e ho accettato!
Il tema del challenge aveva a che fare con "QUALCOSA DI DOLCE"... e ho pensato di realizzare delle scatoline porta dolcetti per l'appunto visto il periodo per Halloween...
Quindi... i bimbi che passeranno a suonare alla mia porta riceveranno queste!
Ringrazio ancora Alberto per avermi invitata!

Elena

mercoledì 12 ottobre 2011

Porta Post-it e una card coordinata.



Da quando ho realizzato i primi porta post it alterando i portafoto in plexiglass, la mia compagna di blog Giuppy se ne è innamorata, tanto da commissionarmene vari....
L'ultimo è questo che vedete qui sopra.
(La mitica Germana era stata la mia musa ispiratrice!)

Questo regalino Giuppy lo voleva per la sua amica Irene, che doveva affrontare il "tragico" rientro in ufficio dopo un anno di maternità... Percio' occorreva anche una piccola card per accompagnarlo.
Questa scritta m'è sembrata ben augurante, e ho voluto usare la stessa carta da sfondo.
A Giuppy è piaciuto moltissimo, ma lei è di parte ovviamente....  M'è giunta notizia che anche Irene l'abbia apprezzato tanto.

Ele.

sabato 8 ottobre 2011

Portaconfetti e invito battesimo.


Per ARTarE ho creato con questi angioletti Aladine un invito un po' "alternativo" e una scatolina portaconfetti per un battesimo.
L'ho definito alternativo perche' si discosta dal solito AZZURRO o ROSA molto evidenti, c'è solo un tocco di azzurro nel fermacampione.
Tutto il materiale e altre foto li trovate nello shop di ARTarE!
Elena

domenica 2 ottobre 2011

Biglietto per il compleanno di una bimba.



La mia collega mi ha commissionato un biglietto per il compleanno della sua nipotina.
Il mio orsetto dei Forever friends è cosi' tenero che anche per una bimba piccola mi piace molto.
Il biglietto è il quadrato 10x10 cm, con il frontalino fisso e le alette che si aprono per far spazio alla scritta di auguri.
La colorazione dell'orsetto è fatta con gli acquarelli, percio' nulla a che vedere con le splendide colorazioni dei distress o dei copic... ma.... MI ACCONTENTO prima di entrare in quest'altro "pericolosissimo" tunnel!
Per rendere il tutto un po' piu' tridimensionale ho ricoperto  l'orsacchiotto con un velo di GLOSSY!
Ele

domenica 25 settembre 2011

Biglietto d'auguri.


Quando mi chiedono una card che non è per una cerimonia particolare e che non è destinata  a bimbi, mi prende sempre un po' di "ansia da prestazione".
Ho sempre il timore che possa essere troppo seria.
Questa mi è stata richiesta da mia cugina per il compleanno di mia zia Claudia.
E' una bellissima donna, poco piu' che cinquantenne e m'è sembrata comunque azzeccata la scritta BIRTHDAY WISHES, perche' i desideri li si esprimono sempre ad ogni compleanno indipendentemente dal numero di candeline sopra la torta.
Il resto l'ho voluto sobrio, sia nei colori che nelle geometrie.
Quindi ne approfitto on line, visto che è proprio oggi il giorno per festeggiarla per rinnovarle gli auguri!
Buon compleanno zia Claudia.

Elena

martedì 20 settembre 2011

ILGELATO SECONDO ANGELA



Sapevo che avrei avuto una bambina, molto prima di quel test di gravidanza di quasi due anni fa.
Sapevo che avrei avuto una bambina e che si sarebbe chiamata Elisabetta, sapevo che sarebbe stata una bimba con le ginocchia perennemente sbucciate, come me da piccola. Sapevo che avrebbe giocato all’aperto e che avrebbe scavato a mani nude nella terra (non sapevo che l’avrebbe mangiata, questo no). Ricordo benissimo un’estate in cui io e mio fratello sezionavamo lombrichi, li osservavamo al microscopio e li congelavamo nel surgelatore di casa: non siamo mai stati sgridati, al massimo mia mamma si assicurava che i lombrichi venissero inseriti  nelle scatolette rotonde dei formaggini prima di essere ibernati a fianco del minestrone. Ricordo che ogni pianta e ogni cespuglio del giardino potevano diventare lo scenario fantastico di un altrettanto immaginario villaggio dei miei puffi, ricordo tante estati passate a piedi nudi e almeno due sere all’anno  al pronto soccorso per farmi togliere le schegge di vetro che immancabilmente i miei piedi intercettavano.
Sapevo che Elisabetta sarebbe stata come me, e che per questo non l’avrei mai sgridata per un vestito strappato, una manina sporca di terra, un lumacone maldestramente raccolto dopo la pioggia. Sapevo che non sarei stata ossessionata dalla pulizia estrema, dalla preoccupazione che un vestito possa sporcarsi o che un piedino possa ferirsi. Lo dice una che è capace di andare al lavoro con una maglia indossata al contrario e accorgersi solo verso le 17 che un’etichetta ondeggia allegra sul fianco.
C’è un “ma”, lo sapete già.
Io non sopporto vedere Elisabetta sporcarsi. Voglio che lei si senta libera di farlo, ma quando lo fa io mi sento male.
Credo che questa strana sensazione abbia avuto origine nei primi giorni con lei: non sentivo quell’onda trascinante di amore nei suoi confronti, mi sentivo inadeguata e incapace di fare la mamma, spaventata da ogni suo versetto e tutte quelle sensazioni mi facevano paura. Ad un certo punto mi sono detta che forse non era così importante calarmi nel ruolo di mamma affettuosa che avevo in mente, che forse dovevo iniziare da qualche compito più semplice: nutrirla e tenerla pulita. Del resto, in quei primi giorni sembrava che lei non desiderasse altro. Ho concentrato le mie energie per un po’ su quei due compiti, in maniera precisa e puntuale e ho cominciato a ripetermi “giuppy, tu sei una brava mamma perché Elisabetta mangia ed è pulita: andrà tutto bene”. E in effetti il resto è venuto da sé, dai bisogni primari a quelli più complessi il passo è stato naturale, ogni cosa ha preso la giusta strada.
Credo però che mi sia rimasta in testa l’equazione brava mamma=bimba pulita: si è depositata in me e lavora dietro le quinte. Per esempio, dietro le quinte di un sabato a casa della mia amica Angela, che non è una mamma ma è una grande Donna, e proprio per questo mi ha insegnato qualcosa sul mio modo di essere mamma.
A casa di Angela Elisabetta ha visto per la prima volta un ventilatore a pale in funzione, si è buttata dall’unico scalino presente sbattendo la guancia (non il ginocchio-non la testa-la guancia!!!) e ha assaggiato il gelato alla panna con i frutti di bosco caldi. “Assaggiato” significa che, posizionata la ciotola ben lontana da Elisabetta e dotata la bimba di bavaglino impermeabile, le porgevo qualche misurato cucchiaino di gelato. Angela ha resistito impotente qualche minuto, poi ha deciso che quello non era il modo di mangiare e, ignorando le mie proteste, ha messo davanti ad Elisabetta la sua ciotola di gelato. Mia figlia, incredula, ha fatto quello che credo stesse aspettando da un anno: ha lavorato il gelato con le mani e con il cucchiaio, l’ha succhiato, l’ha raccolto con le dita e spalmato ovunque (sul suo viso, sul tavolo di vetro di Angela, sui miei jeans…). Non ho prove che possano documentare la felicità di Angela e di Elisabetta, ero troppo tesa per pensare di tirar fuori il telefono e fare una foto…ma credo che anche una foto della mia faccia sarebbe stata divertente…
Per Angela e Elisabetta quello era il modo giusto di mangiare il gelato: spargendo, spalmando e sporcando. Io mi sentivo a disagio per le goccioline di gelato sul tavolo, per lo strato appiccicoso che si stava depositando sul viso di mia figlia, per la sua maglietta a fiorellini rosa pulitissima… cioè per disastri risolvibili in dieci minuti e con poco sforzo. E’ chiaro che non era questo il problema, c’era qualcos’altro che mi rendeva tesa.
C’è in me, giù nel profondo, il timore di essere ritenuta una “cattiva mamma” perché non so tenere pulita mia figlia e perché non so insegnarle le “buone maniere”, c’è il timore dello sguardo di un estraneo che si posa su una macchia, su un vestito strappato, su un ginocchio sbucciato, e giudica.
Nella vita i giudizi si prendono e si danno, più o meno consapevolmente lo facciamo tutti, perché giudicare serve anche per decidere cosa è bene e cosa è male per noi, cosa non faremo mai e cosa invece certamente faremo in una certa situazione. Si giudicano le persone, ma quando il giudizio tocca a noi spesso ci offendiamo, oppure ci scansiamo elegantemente per lasciare che cada nel vuoto. Eppure, essere giudicata come mamma è una cosa che spaventa particolarmente, che fa sentire male, a disagio, in difetto, fa venire voglia di scappare lontano in un passato in cui bastava mettere due lombrichi nel congelatore per sentirsi felici.
Qualcosa mi dice che sono sulla strada giusta, che le paure  vanno scardinate partendo da un gelato, che i nostri limiti possono non diventare i limiti dei nostri figli, se impariamo a riconoscerli. Intanto, a casa di Angela Elisabetta ha imparato finalmente come mangia il gelato una bambina di 16 mesi, io ho capito che ho ancora molto da imparare, e di certo ancora molte magliette da lavare…
giuppy