lunedì 23 aprile 2012

Black post


Qualcuno me l'ha anche detto: hai il fisico di una ragazzina, ma questo non giustifica che tu continui a vestirti come se lo fossi. 
Tradotto: a 34 anni, in leggins e con tutti i tuoi colori improbabili, sei un pò sfigata. 

Inizia così, in modo del tutto frivolo, questo post sulla parte black di giuppy. L'esatto opposto di questo, per intenderci. Zero poesia, zero sentimenti, total black. 

Non sopporto più sentirmi dire come "dovrei" essere. Più pacata, meno istintiva, meno sfuggente, più incline ai compromessi e alle mezze misure. 
Cause I'm different kind ok girl. (rubo la frase a una che a 50 anni suonati ha fatto tutto tranne che adottare mezze misure, a partire dal nome).

Non sopporto più sentirmi dire che dovrei andare in vacanza: andare in vacanza da sola con mia figlia, in questo aprile travestito da novembre, mi mette solo tristezza. 

Non sopporto più sentirmi dire che parlo troppo o troppo poco. Parlo quanto mi pare, con chi mi pare, di quello che mi pare. Come tutti gli altri esseri umani. Solo che lo faccio in modo spontaneo, e questo spesso autorizza le persone a pensare che sia un problema.
Invece è un tuo problema, di te che mi ascolti e non vuoi sentirmi: quindi spostati.

Non sopporto più di dover giustificare ogni sentimento negativo che affiora: a volte si può essere molto tristi, ci si può sentire molto fragili, e non c'è nulla di male nel dirlo e nel pensarlo. Amo le persone che lo capiscono. 

Non sopporto più di dover smussare angoli che non si smussano. Cerco di guardare oltre, perchè se non lo faccio ne va della mia identità, e forse anche della mia salute. 


Io non chiedo mai alle persone di starmi vicino, io non chiamo quando ho bisogno, io non sono capace di chiedere aiuto/vicinanza/amicizia/affetto. Chi mi conosce, lo sa. Sa riconoscere i miei segnali, sa interpretare i miei silenzi o le mie troppe parole, e viene a prendermi. 
Quindi, se hai capito che ho bisogno di qualcosa e che non lo chiederò mai, vieni a prendermi. Ma se hai già deciso di non farlo, spostati. 

Non sopporto di dover spiegare continuamente alle persone perchè qualcuno mi chiama giuppy e qualcun altro no... e da dove arrivi questo nome. E' molto semplice: 15 anni o giù di lì, il co-protagonista di un cartone animato che andava al tempo si chiamava giuppy e le mie compagne di scuola me l'hanno affibiato, con mio grande disagio. Ma, come molte cose nella mia vita, ciò che inizialmente mi mette a disagio poi va a finire che mi piace da morire. Giuppy è diventato il nome con cui io mi chiamo quando parlo da sola, per intenderci.
Chi si sente autorizzato a chiamarmi giuppy lo fa perchè ha capito chi sono. Quindi, non sono io che autorizzo, sono gli altri che lo decidono. 
Non serve chiedermi il permesso di chiamarmi così: se hai deciso di farlo, a me va bene. 

Non sopporto davvero più di sentirmi dire che ho l'aria stanca. Io SONO stanca, ma raramente mi lamento davvero, perchè tendo a farmi trascinare dal mio senso di responsabilità e del dovere. 
Se mi vedi stanca, per favore, non dirmelo: offrimi un caffè. 

Credo che dentro la mia vita molte persone non saprebbero da che parte girarsi. Io mi giro: a volte in maniera maldestra, a volte danzando, a volte rompendo tutto quello che incontro sulla mia strada. Non sopporto più sentirmi dire che andrà meglio: non esiste "meglio", esiste vivere, e per farlo servono una quota di coraggio, di leggerezza e di risorse personali che non sono proprio semplici da scovare nel nero pesto. 
Non si vive aspettando "il meglio", non si vive respirando la vita di qualcun altro, non si vive guardando continuamente indietro.
Si vive cercando di stare mediamente bene dentro ai propri panni, con i propri amici vicini, nel piccolo e a volte maledetto acquario in cui si nuota.
Quindi, per favore, non dirmi che andrà tutto bene ma stammi vicino perchè ne ho bisogno. 
Se però non è quello che vuoi fare, spostati.

Ecco. Ora mi sento meglio, a volte ci vuole...

Scusate eh, vi amo tutti, ma anche questa è la giuppy...

giuppy

sabato 21 aprile 2012

16/52 wp. Coca cosa?!


Quando Ele mi ha fatto vedere questa foto qualche giorno fa, me ne sono innamorata. 

Premetto che sono del tutto digiuna di regole e tecniche della fotografia, e sono anche del tutto priva di un vero senso estetico. Ma amo le cose che mi danno emozioni, e mi capita molto spesso che le foto di Ele mi passino emozioni forti, che aprano nella mia mente cassetti in cui custodisco racconti, ricordi, sensazioni. 

Questa foto, nel suo essere semplice e lineare, mi colpisce ogni volta che la guardo. 

Forse il merito è del nero totale che, pur impedendo di distinguere le forme, le lascia comunque intuire. 
Forse è perchè ritrae un oggetto che è entrato a far parte della vita di tutti.
Forse perchè, quando abbiamo tanta sete, pensiamo proprio a questo. 

O forse è perchè il nero esercita su di me un fascino molto forte: cela e nasconde, ma è capace di rendere le forme e le immagini più nitide.
Oppure perchè con un tratto che potrebbe essere disegnato, appena accennato, sento chiaramente il freddo del vetro, percepisco il rumore delle bollicine, sento sotto il dito la consistenza più ruvida della scritta. 

Credo che potrei andare avanti all'infinito, ma lascio che la foto ispiri anche voi come ha ispirato me...
Mi ha ispirato a tal punto che ho costretto Ele a pubblicarla questa settimana, e ho giustamente preteso di avere l'esclusiva sul post!!

Per il w.p. di questa settimana, Ele ha scattato e Giuppy ha scritto. 



giovedì 19 aprile 2012

15/52 wp.: Le mie orchidee.



Vi ho gia' parlato del mio pollice verde all'interno del post del 12/52 wp, e proprio in quell'occasione mi stupivo dell'unico fiore che sembrava  volermi dare qualche soddisfazione.
Le orchidee appunto.


In questi giorni, complice il mal tempo son attiva come un bradipo e non ho avuto il modo di scattare nulla, fuori dalle mura domestiche.
Guardando con soddisfazione alla fioritura delle mie piante di orchidee mi son voluta sbizzarrire usando loro come protagoniste e giocando con un po' di luce e... uno sfondo nero.

Ho voluto tentare una foto "tecnica" nonostante non ne abbia grandi capacita', questo è il risultato.
Mi piace particolarmente e ho voluto condividerlo con voi.

Il significato della parola fotografia è appunto disegnare con la luce, e in questo scatto credo che la luce abbia davvero "creato" un grande effetto scenografico.

Elena

lunedì 16 aprile 2012

A volte ritornano.... Scatolina porta confetti!



Dopo un lungo periodo NON scrapposo, son ritornata con una creazione.
E' una scatolina porta confetti per una cresima, il file di taglio ovviamente l'ho preso dai templates della   "mentore"  stampingDani.


L'unico "fronzolo" è giusto l'embossing perchè per il resto direi che è nel mio standard.... minimalista.
Le farfalle son fermate sull'aletta della scatolina con un occhiello dorato che serve anche da passanastro.



Ele.

mercoledì 11 aprile 2012

Vieni con me


Mi prendi per mano e mi dici "Mamma (virgola) vieni con me": la tua mano è piccola e calda, la tua voce decisa. Mi affido e vengo con te.

I tuoi occhi di un colore indefinito tra il celeste e il grigio, spesso si fermano immobili nei miei: attimi lunghissimi in cui mi racconti e ti racconto di paure-speranze-desideri-scenari-spiegazioni-sono con te, tienimi per mano. Spero che il dono della parola non ti tolga questa capacità di comunicare con me in silenzio. 

Riconosci i colori e sai dire parole che io non ti ho insegnato: non sono gelosa di quello che impari nel mondo, quando te le sento dire o te lo vedo fare fai crescere anche me. 

Ti vedo, giuppy in miniatura, ti guardo. Devi raccontare tutto a tutti, ma spesso devi stare in silenzio e anche l'aria si fa mistero intorno a te. Curiosa e timorosa insieme, divori il mondo con gli occhi. Un minuto dopo, lo lasci fuori e vai avanti senza girarti indietro. 
Vuoi fare tutto da sola, ma se ti sto vicino sei contenta. 
Non ami le coccole, ma posso tenerti la mano quando voglio. Non ti abbandoni mai completamente a nessun sentimento: resti sempre un passo indietro, o avanti... dipende solo dai punti di vista. 
Assaggi tutti i cibi, ma non ti allontani mai troppo dai tuoi preferiti. Mangiare le olive taggiasche quando ci sei tu è un problema (e io le adoro): ti piacciono, ne vuoi tantissime e detesto doverti imporre limiti sui cibi che ami, perché non sono molto sicura che siano un antipasto adatto a una bimba di nemmeno due anni. 
Ma quando non ci sei, mangiare le olive è immensamente triste.

Hai imparato a metterti i calzini da sola, perchè hai deciso che volevi farlo: hai provato e riprovato con tenacia, e quando finalmente ci sei riuscita non l'hai detto a nessuno. Dovevi farlo per  te. Ovviamente, ora non ti si può imporre di farlo, lo fai quando vuoi tu.

Le cose, le persone e le situazioni nuove ti fanno restare in silenzio. Ma solo per poco tempo: quello che ti serve per annusare l'aria e decidere che ti puoi fidare. Quando hai capito che puoi, ti abbandoni.

A volte ti arrabbi, e non è mai per un gioco o per un semplice "no": è quando ritieni che i tuoi tempi sono stati forzati, quando non capisci cosa ti si sta chiedendo, quando vuoi uscire fuori a giocare e piove, fa freddo, sei ancora malata. I muri ti stanno stretti.

La Pimpa, l'Oca Caterina, Peppa Pig, popolano il tuo mondo e anche un pò il mio. Dimenticavo.... anche LUI, nonostante mi sia incomprensibile il motivo per cui ci fa impazzire. 


La tua bellezza non è di questo mondo, arriva da lontano. Affonda le radici in un passato affollato di grandi uomini e grandi donne, un passato che ti ha consegnato la responsabilità di essere quella che che sei, qui ed ora.

Piccola donna, non capisco e non distinguo più da tempo cosa ti insegno io e cosa tu insegni a me. Mi pare che questo che si chiami Amore. 

giuppy

sabato 7 aprile 2012

14/52 W.p. Autumn or Spring?!



Sabato scorso, qui a Bergamo passeggiavo con una maglietta a maniche corte e a quest'ora, complice un sole sfacciatissimo il termometro segnava 25 gradi.
Una follia visto il periodo.
Dalla meta' di questa settimana siamo ritornati non dico in inverno, ma poco ci manca.
Cielo grigio, pioggia , colori autunnali e temperature in picchiata.
Ma è autunno o primavera?

Il mio acero, un vetro bagnato di pioggia.... ed è nata questa foto.

Le previsioni meteo per questa Pasqua non son granchè, ma auguriamo a tutti voi di poter trascorrere questi giorni di festa in serenità.

Ele&Giuppy

mercoledì 4 aprile 2012

Cose che si dicono (e che è meglio non ascoltare)


Sono mamma da quasi due anni, e posso dire di aver imparato molto: su mia figlia, sul mondo delle taglie dei vestitini, sulle altre mamme, sull'impossibilità di conciliare i tempi di vita, sul dosaggio della tachipirina...
Non si nasce mamme, e l'assenza di una vera cultura intorno a questo argomento non aiuta le neo-mamme ad affrontare le difficoltà, i dubbi, le fasi di questa esperienza; ci si sente spesso come spugne pronte ad accogliere qualsiasi suggerimento e ad adottare con fiducia ogni esperienza vissuta da altre. "La volta in cui decidi di fare di testa tua finisce di sicuro che fai qualche casino": io me lo sono ripetuta spesso. Ho imparato nel giro di due anni che è assolutamente necessario aprire le orecchie, ma nel senso letterale del termine: aprirle bene per fare in modo che alcuni contenuti passino direttamente da un orecchio all'altro, verso l'uscita. Senza lasciare strascichi e danni. Ho raccolto qui, a mio e vostro monito futuro, alcune simpatiche esperienze accadute alla sottoscritta.  

Di solito a casa si svegliano
Quando Elisabetta è nata, il primo gesto sensato che ha fatto è stato sbadigliare. Siamo state in ospedale insieme tre giorni e tre notti, e lei ha sempre dormito. Sempre significa SEMPRE, anche di notte mentre gli altri bambini urlavano e piangevano. Intorno al secondo giorno ho iniziato a pormi il problema che qualcosa non funzionasse. Decido di confidare i miei dubbi a una simpatica e disponibile infermiera e le chiedo se sia normale tutto ciò:  lei, con una faccia ironica, l'aria navigata e un tono di voce che non dimenticherò mai, disse: "Di solito a casa si svegliano".  Il viso, il tono e il sorriso aggiungevano: "Povera illusa".
Elisabetta durante il primo mese di vita ha solo dormito e mangiato. Si svegliava quando lo decidevano il suo stomaco o la sua mamma (indispettita da sonnellini e conseguente inattività di anche 6/7 ore). Ci credete che io per un mese ho aspettato, con un'ansia che non si può immaginare, che prima o poi Elisabetta "si svegliasse" e cominciasse a farmi disperare giorno e notte? Ogni giorno pensavo: vedrai giuppy, oggi comincerà a sballare tutti i ritmi e smetterà di dormire, come ha detto quella simpatica e espertissima infermiera. 
Poi allo scoccare del mese ho capito come andava chiamata veramente la simpatica infermiera. Perchè Elisabetta non si è mai "svegliata", ha sempre dormito molto e tuttora è una bambina con dei ritmi sonno/veglia precisi, nei quali il sonno ricopre una parte importante in termini di ore. Bene, la simpatica infermiera avrebbe potuto semplicemente dirmi "Ci sono bambini che dormono molto. Può essere che prosegua così, ma anche no", magari con un tono di voce diverso da quello che ha usato. Perchè quando si ha appena dato alla luce un bambino l'ironia non fa ridere nessuno.

Dì ciao ciao al tuo punto vita
Vi giuro di averlo letto su una rivista: questa frase mi si è stampata in testa. 
Vi giuro anche di aver buttato via moltissimi vestiti mentre ero incinta, convintissima che non avrei mai potuto rimetterli, sicura della verità dell'affermazione letta su una importante rivista mamma/bambino, confermata da innumerevoli esperienze. 
E' passato del tempo prima che potessi rimettermi i miei vestiti, ma non ho detto ciao ciao a un bel niente, tranne che....

L'allattamento tonifica il seno
Non voglio nemmeno provare a confutare questa affermazione, direi che è autoevidente a chiunque abbia allattato. 

Ovunque la porterai, qualsiasi cosa farai con lei, il colpo d'aria sarà lì ad aspettare con la scure in mano, pronto a colpire tua figlia. 
Elisabetta è malata da novembre, in forme e modi diversi, certo: due settimane di bronchite e subito dopo due di virus intestinale non sono la stessa cosa. Ma è sempre merito del colpo d'aria che non ha colpito nessuno tranne lei. Magari era sudata, magari le si è spostato il cappellino o la maglia, e il colpo d'aria ha fatto il resto.  Ho imparato a non credere più a questo importante pilastro della pediatria spicciola. Le malattie capitano, vanno e vengono, in alcuni periodi più funeste e in altri meno, non ha nessun senso cercare il colpevole, a maggior ragione pensare di poter proteggere Elisabetta dall'aria che respira.

Vedrai che voglia ti verrà di fare il secondo!
Come ho già scritto da qualche parte su questo blog, ho sempre desiderato avere una figlia e ho sempre pensato che si sarebbe chiamata Elisabetta. Averla qui è un dono enorme, inimmaginabile, che ispira in me sentimenti mai provati. Che mi bastano. Non appartengo alla categoria "Non ho voglia di ripetere le fasi già vissute", semplicemente da quando è nata lei non si è ancora aperto lo spazio nel mio cuore e nella mia testa per un altro bambino. So che questa affermazione potrebbe scatenare rivolgimenti di massa, ma io credo che ognuna di noi, come donna e come madre, sia diversa. Ho il massimo rispetto per le donne che decidono di non fare figli, come per quelle che decidono di averne molti più di uno. Io non appartengo a nessuna delle due categorie e mi ritengo immensamente fortunata per quello che la vita mi ha regalato finora. 

La nascita di Elisabetta lenirà il dolore
Elisabetta è nata cinque mesi dopo la morte di mio padre, e quella frase me la sono sentita ripetere molte volte durante quei mesi, come anche: "Beh dai, con Elisabetta l'assenza si farà sentire di meno". Beh dai un cazzo: questa era la risposta che mi si è sempre fermata in gola. Non vado oltre, ci siamo capiti. 

Tutte, ne sono sicura, abbiamo in mente una frase simile a queste, che ci siamo sentite dire e ci è rimasta dentro per mesi per essere poi confutata, a volte con sorpresa, semplicemente vivendo. Quella che mi si è più appiccicata addosso è "Dopo un figlio nulla sarà più uguale". 
Come direbbe la ele: CALMA!  
Molte cose sono rimaste identiche a prima, molti desideri, molti modi di vivere la vita. La maternità non ha cancellato quella che ero, ha di certo amplificato alcune sensazioni,  preoccupazioni e priorità, ma non ha modificato le mie aspirazioni, i miei progetti e i miei valori. 
E, in un certo senso, mi ha solo reso più femminile. 

Non amo dare consigli non richiesti, ma questo è quello che mi è servito di più con la mia bambina: quando hai un dubbio e tante persone ti dicono cose diverse, stai in silenzio e guardati dentro. Se proprio la risposta non arriva, chiama un'amica: dopo andrà comunque meglio.
giuppy

domenica 1 aprile 2012

13/52 wp... Ele per Giuppy.



Dopo il bellissimo post a sorpresa che Giuppy ha voluto regalarmi, ora sono io a dire la mia.
Mi ha fatto sorridere sapere come mi vede lei, anche perchè è una visione che non collima molto con quella che ho io di me stessa.


Certi aggettivi che ha usato per descrivermi li sento quasi edulcorati.
Uno su tutti: equilibrata.

Io una persona equilibrata?!
Questa poi... 
Mi c'è voluta un'intera settimana per capire se Giuppy stesse scherzando oppure no, certo è che se riesco a dare quest'idea di me devo essere un'attrice nata!
Anche se lei scrive a ruota libera nei suoi post tutte le sue emozioni, paure, preoccupazioni io quando parlo faccia a faccia con lei spesso ho  un po' timore di chiederle quel qualcosa in piu'.

Diciamo che quel "soppesare le parole" attribuitomi  da Giuppy probabilmente si riferisce a questo mio atteggiamento, non di certo al fatto che io parli poco.
Davanti alle persone io tento di mettermi nei loro panni chiedendomi quanto potrebbe dar fastidio una domanda di troppo  o quanto disagio potrebbe creare la ricerca di una risposta da darmi. 
Purtroppo  mi son trovata io stessa tante volte in situazioni in cui domande inopportune mi hanno infastidita e ho avvertito l'invadenza della gente nel tentativo di regalarmi sorrisi in cambio di notizie ultim'ora.
Spesso mi chiedo se agli occhi di Giuppy io possa risultare un po' distante.


Accade che durante i  nostri aperitivi  si parli di shopping, ricette, gente, blog, canzoni e vita,  ma io non osi chiederle... "Allora Giuppy come stai?".
Accade che  spingiamo il carrello tra le corsie dell'Esselunga facendo la recensione di un nuovo prodotto e che e nel mentre si rida come delle pazze per qualcosa che succede, ma si avverte un dolore di fondo e non se ne parli.


E' una sorta di tacito accordo tra me stessa e i suoi occhi.
Sembra che lei mi dica: "Ele, almeno tu non farmi parlare dei miei casini ti prego".
E io le parlo di mele, shampoo, libri o foto.

Poi torno a casa e mi dico, magari aveva una gran voglia di buttar fuori un po' di cose che si tiene dentro  e aspettava solo un mio cenno per farlo.
E' innegabile come ha scritto lei che tra di noi ci sia amicizia, stima e affetto.

Io la stimo per mille motivi, ammiro in lei una forza d'animo che a tratti le invidio e spesso anche il suo essere un carro armato come si è autodefinita.
Ammiro la sua capacità di essere una mamma amorevole e anche autorevole con Elisabetta.
Mi piace il suo modo di guardarla, di coinvolgerla nei discorsi, di educarla e spesso mi chiedo se riuscirei ad essere anch'io alla sua altezza in questo ruolo.


Di Giusy mi piace molto la sua concreta capacità d'ascolto, di certo sarà legata anche al suo lavoro, ma quando le parlo mi accorgo chiaramente che lei le parole le recepisce tutte, anche tutte quelle mie piccole smorfie che sono il riassunto dei mille non detti.
Oggi giorno trovare una persona che ti ascolta non è cosa da poco.
Esserlo credo sia un grande dono.
E per finire, di lei ammiro il suo talento innato per la scrittura.


Secondo me  indiscutibilmente scrive bene.
I suoi post non sono mai banali, sanno sempre arrivare al centro del bersaglio.


Spesso le dico che dovrebbe pensare seriamente all'ipotesi di scrivere qualcosa e qui mi collego alla foto di questa settimana.
Ho scattato ieri questa foto in una strada della mia città, la prima persona che l'ha vista ovviamente è stata lei e il suo commento è stato questo: "Ele, è stupenda... io ce la vedo come copertina di un libro, ci vedo sopra un titolo".
Al che ho preso la palla al balzo e ho ribattuto: " Benissimo, te la regalo. Questa sarà la copertina del tuo primo libro!".
Ci abbiamo scherzato sopra è ovvio, ma chissà che questa cosa non sia destinata a restare soltanto un'idea.
Quindi se in libreria vedrete un libro con questa copertina, compratelo assolutamente :-)) !!!

Ele









mercoledì 28 marzo 2012

Giuppy per Ele


E' passato ormai del tempo e non l'abbiamo celebrato a dovere (come non si festeggiano molto i compleanni oltre i 30), ma è comunque più di un anno che io e Ele convidiviamo questo spazio virtuale... e non solo. 

Non parliamo mai molto di noi, o meglio, lo facciamo sempre indirettamente, lasciando che al posto nostro parlino foto, spezzoni di vita, metafore e racconti.

Ma un paio di cose vorrei dirle. 

E' inziata in modo strano quest'avventura, con tante perplessità e reticenze: avremo abbastanza argomenti da mettere sul blog? Ma non cozzeranno i nostri post così diversi? Qualcuno ci seguirà davvero? Abbiamo iniziato questo nostro progetto (così mi piace pensarlo) con titubanza e curiosità, tenendoci sempre l'uscita di sicurezza "Vabbè dai, se non ci legge nessuno chiudiamo tutto e amen". La verità è che ci siamo appassionate, abbiamo incontrato blog bellissimi e abbiamo trovato dei volti dietro alle parole degli altri, abbiamo scoperto un mondo nuovo.

Se qualcuno mi avesse detto  che un giorno mi sarei ritrovata a scrivere su un blog insieme a Ele, chissà se ci avrei creduto....  Siamo diverse noi due: lei alta e bionda, io bassina e mora. Lei sportiva, sempre in movimento, un vulcano di idee, sempre pronta a mettere la testa nelle novità, a buttarsi con impegno in ogni cosa che sfiora. Io, una pigra abitudinaria un pò superficiale, che a volte si perde rimirando l'azzurro del cielo. Lei è sempre equilibrata, soppesa le parole e le affermazioni, si ferma sulla soglia molto prima del conflitto, con calma. Io sono esattamente il contrario: un carro armato in ogni cosa che affronto. Lei cura i post, le foto, lo scrap, con una precisione e un impegno invidiabili. Io scrivo post di getto alle due di notte e aggiungo foto fatte con il cellulare. 

Gestire un blog insieme è facile solo perchè ci siamo date due regole, semplici ma intoccabili da un anno: mantenere un minimo di alternanza e avere il massimo rispetto per lo spazio che condividiamo. Questo significa che entrambe leggiamo i reciproci post in anteprima e ci consultiamo sugli errori di ortografia o sulla foto migliore da pubblicare. Ma significa anche che se domani mattina decidessi di pubblicare un post senza che Ele lo abbia letto prima, mi basterà mandarle un sms "Ho buttato su un post, vai a vedere" per avere la sua piena approvazione. 

Quello che c'è tra me e Ele si chiama fiducia, rispetto,  ma si chiama anche amicizia, stima, affetto.
Non è facile andare d'accordo con me, non è sempre semplice apprezzare le mille sfaccettature del mio carattere, e anche Ele non scherza... Malgrado le mille cose che ci distinguono, io e lei abbiamo molto in comune: quel che basta per stare bene insieme.

Ele è un sacchetto con i cantucci fatti apposta per me.
Ele è un aperitivo di chiacchere e risate. 
Ele è guardare le suo foto e pensare: è talmente brava che nemmeno se ne accorge. 
Ele è vivere con un pizzico di ironia, che supera sempre di un passo la tristezza. 
Ele è l'unica che capisce la mia malsana abitudine di trasformare frasi in sigle incomprensibili ai più.
Ele è dire le cose nel modo giusto, al momento giusto, ma senza giri di parole.

Grazie perchè mi sopporti, anche e non solo qui.

P.S.: Questo post, Ele, non si poteva proprio leggere in anteprima... 
giuppy

domenica 25 marzo 2012

12/52 wp... Il linguaggio segreto dei fiori.




Contrariamente alla maggior parte delle donne non ho mai avuto un gran feeling con i fiori.
Al di là del fatto che io non abbia il pollice verde, nemmeno con quelli recisi ho mai instaurato un gran rapporto.
Posso dire di aver avuto  una lunga convivenza pacifica solo  con una Sansevieria.

Ci siamo capite subito io e lei...

L'ho messa sopra al top della mia cucina, in un punto che scenograficamente aveva il suo perchè, e li' l'ho "dimenticata" per ben sette anni.
La spostavo solo per pulire il mobile e per spolverare quella  specie di ventaglio di foglie a forma di lancia che la faceva sembrare quasi piu' ad una scultura moderna, che  ad una pianta.


Per tutti i nostri  anni di convivenza non ha mai chiesto nulla.
Mi vergogno (quasi) a scriverlo, ma in sette anni non l'ho mai bagnata, mai... 

Probabilmente riusciva a prendersi l'umidità che le serviva dall'ambiente in cui era.

Non mi pongo la domanda perchè non ho una risposta, ma una certezza si'.
La famosissima crisi del settimo anno si è manifestata il giorno in cui mia mamma (notoriamente dotata di pollice verde) ha insistito perchè la bagnassi.


Tempo una settimana e la pianta morta.
Qualche tempo dopo  mi è stato regalato un costosissimo bonsai, mi è bastato meno di un secondo per giurare a me stessa che se avesse superato il mese in casa mia, avrei potuto sparare i fuochi d'artificio.
Non ho dovuto spendere soldi in polvere da sparo ovviamente!
Da un anno a questa parte sembra invece che io abbia firmato un armistizio con i fiori, ho ottimi rapporti con le orchidee, ne ho ben sei vasi e mi stanno dando enormi soddisfazioni.
E allora, perchè la foto di una magnolia?!
Il motivo è subito spiegato, ho questa pianta nel giardino di casa , la vedo da quando son piccina ed è cresciuta con me.
E' la prima pianta che fiorisce con l'arrivo della primavera.

Ho sempre amato i suoi fiori, cosi' bianchi, carnosi e delicatamente profumati per il loro contrasto che creano sui rami completamente spogli di foglie.
Rispetto alle altre piante infatti le foglie arrivano solo dopo la fioritura, quasi come a dare la possibilita' ai fiori di  farsi ammirare in tutta la loro bellezza.
Al mio compleanno mi è stato regalato un libro che mi è piaciuto molto, e che vi consiglio se non l'avete letto:

 "Il linguaggio segreto dei fiori" di V.Diffenbaugh.


Una gran bella storia, e in essa anche la straordinaria capacità di comunicare emozioni profonde con il linguaggio segreto dei fiori appunto. 
Per fare qualche esempio: lavanda per la diffidenza, la rosa bianca per la solitudine, l'orchidea per la raffinata bellezza, la camelia per mettere il destino nelle mani di qualcuno e ....la magnolia... per la DIGNITA'.
Ogni essere umano ha una profonda dignità, spesso la calpestiamo inconsapevolmente e altrettanto spesso lasciamo che gli altri calpestino la nostra.


Io forse  penso alla dignità come a qualcosa di astratto,a volte la sento flebile e in tanti fatti che hanno messo a dura prova la mia autostima addirittura assente.
Eppure  l'ho vista chiaramente  la dignità.
L'ho vista in mio padre  e nel suo modo di affrontare quella tremenda malattia, nella sua capacità di non farci percepire  il suo dolore, nella sua paura di non farcela.
 L'ho vista in tante persone che a differenza mia non si limitano a star malissimo per situazioni scomode, ma che sanno svoltare al momento giusto prima di andare alla deriva.
In questo libro inoltre c'è un riferimento esplicito anche alla FOTOGRAFIA!


Insomma chi l'ha gia' letto, sa bene di cosa parlo, per chi invece non l'ha ancora fatto spero di aver insinuato con questo post  un po' di curiosità...
Elena.