martedì 8 maggio 2012

Otto maggio


Negli ultimi mesi mi sono accorta che parlo moltissimo, davvero molto. 

Parlo tanto con Elisabetta: da quando ho capito che comprende tutto, mi sforzo di parlarle senza utilizzare troppi vezzeggiativi o nomignoli, mescolando termini di uso comune e vocaboli un pochino più complessi. 

Il nostro rituale dell'addormentamento ruota intorno a coccole e solletico, ma la parte che amiamo di più è questa: ci stendiamo sul mio letto, una accanto all'altra, e parliamo. Per ora sono io che guido i discorsi, ma mi piace pensare che prima o poi sarà lei a tenere le redini... Ripercorriamo la giornata nei suoi elementi salienti: le cadute, le sgridate, i cibi mangiati; poi racconto cosa succederà il giorno dopo: chi la sveglierà, cosa farà, quando arriverò io (dopo pranzo, dopo la nanna...) e cosa faremo insieme. Elisabetta ama moltissimo questa manciata di minuti: di solito io racconto e lei arricchisce con particolari o con le cose che ricorda della giornata. A volte chiede dove sono le persone che ama (papà, soprattutto, ma anche Echica). Tutto ciò avviene in una cornice di coccole reciproche ma, siccome entrambe non ne andiamo matte, si concretizza in carezze sul viso e sulla testa molto leggere. Le dico sempre che la amo, che quando sarò lontana da lei la penserò e mi mancherà, che è una bambina stupenda. Finito il "dialogo", ci salutiamo e Elisabetta entra nel suo letto. 
Non so bene come sia nato questo rituale: Elisabetta ha sempre avuto un buonissimo rapporto con il sonno e quindi non ho mai dovuto crearle le condizioni per dormire serenamente. Forse tutto è partito dal mio bisogno di stare con lei faccia a faccia, nel silenzio, di rassicurarla su quello che sarebbe successo il giorno dopo, di rassicurare un pò anche me, ma anche di iniziare a lanciare i semini del dialogo tra madre e figlia. 
Arriveranno giorni in cui non avrà voglia di appoggiare la testa sul mio cuscino e raccontarmi la giornata, ma saprà che potrà farlo. 

Con mia mamma ci siamo sempre un pò urlate la vita. Spesso ho avuto la sensazione che non avesse tempo per ascoltarmi, che non ci fosse mai un momento per me. Ho imparato a prendermi quei momenti, e lei ha imparato a concedermeli, così come ha imparato a rispettare i miei lunghi silenzi. 

Con mio padre era un pò diverso. 

La sua sensibilità e la sua capacità di stare in silenzio (identica alla mia) mi hanno raggiunta molte volte quando era qui, invogliandomi a raccontare, a parlare, convincendomi che di alcune cose si poteva anche ridere; aveva la capacità di esprimersi in maniera incisiva e con poche parole, dote rara di questi tempi. 

La comunicazione con mio papà non si è ancora fermata, nemmeno ora. So che qualcuno mi prenderà per matta ma correrò questo rischio.... 

Gli racconto molte cose, la sera e la mattina. Succede soprattutto in macchina, nella sua macchina, con le mani sul volante che ha tenuto lui. La macchina in cui un giorno ho trovato un pezzo di serratura che gli apparteneva, e non sono mai riuscita a spostarla dal vano della portiera posteriore, dove l'aveva lasciata lui. Ogni tanto vado a prenderla, la giro nelle mie mani, e lo saluto. 

Facciamo spesso dei patti, io e lui. 
Lui mantiene sempre la parola, io non sempre (ma lo sa che sono fatta così, e mi lascia fare). 

C'è una canzone che mi ricorda molto il nostro congedo su questa terra, e a volte ho ancora bisogno di riascoltarla, quindi lo avviso: papà, adesso ascolto Just Breathe e piango un pò per te, girati dall'altra parte. 

Quando vado al cimitero, non riesco mai a parlargli. Dopo la sua morte, una sera ho avuto bisogno di cercarlo: era inverno, una sera molto buia, mi sono avvicinata al cancello chiuso del cimitero, ho guardato verso il suo lumicino e mi sono detta (decisamente ad alta voce): NO, tu non sei qui. Non sei davvero qui. Non c'è nulla di familiare nel luogo in cui si suppone tu stia riposando, in mezzo a sconosciuti. Non sei qui. 

Mi rassicura pensare che non sia lì, ma qui. A volte seduto sul divano, mi sposto un pò per lasciargli il suo posto. A volte seduto accanto a me nella sua macchina, innervosito dalla mia guida distratta. A volte accanto a me mentre fumo, sulla panca di legno all'aperto. 

Parliamo. O meglio, io parlo e lui ascolta.
In perfetta continuità con quello che eravamo. 

A Elisabetta, un giorno spero lontanissimo, basterà appoggiare la testa sul cuscino per poter parlare con me, risentire la mia voce, forse solo per ascoltarmi raccontare che è stata una giornata piena e che le sono vicina. 
E io, ovunque sarò, accetterò di sottostare a promesse che lei non riuscirà a mantenere (ma che argomenterà molto bene), in cambio di tutti i piccoli favori di cui potrò uccuparmi. 
Ora, qui, dentro i miei panni di madre stanca e approssimativa, sento che la comunicazione tra un genitore e un figlio è qualcosa che va curato nel profondo, coltivato giorno per giorno, senza lasciare troppo al caso, nemmeno i silenzi. 
Non esistono relazioni se non c'è comunicazione, non esiste amore senza la parola. Bisogna dirlo, che ci si ama. 

Il titolo del post è solo perchè oggi mio padre avrebbe compiuto 70 anni, e sarebbe stato bello averlo qui. 
L'anello nella foto è quello che mi ha fatto lui, da cui non mi separo mai e che spesso mi ricorda da dove vengo e dove sto andando. Ne ho sempre bisogno.
giuppy

domenica 6 maggio 2012

Non voglio mica la luna.... 18/52 wp.




Le settimane volano e spesso nemmeno mi accorgo di dover gia' pubblicare la foto del 52 wp, per la settimana successiva.
In questa di settimana ci son stati eventi molto piacevoli, amiche di blog riviste con tanto piacere: FranzGermanaGiusi.

Prendi dell' affetto e aggiungici una dose smisurata di risate garantite. Queste sono loro.
I super poteri dell'amicizia tra donne.



Sempre in questi giorni complice un'uscita fotografica mi son vista con altre tre donne davvero speciali conosciute grazie alla passione comune per la fotografia: Elena, Luisa e Veronica.

Anche con loro si è instaurato da subito un bellissimo rapporto, spesso siamo troppo prese dal chiacchiericcio e ci sfugge che appesa al collo non abbiamo  una pesante collana trendy, ma una macchina fotografica e che l'intento del nostro incontro in teoria, doveva essere quello di scattare qualche foto, ma noi formalizzarci mai.


Anche questa è strategia, ovvero come darci automaticamente un altro appuntamento a breve.
Giovedi' siamo uscite "in notturna", e in quattro ore la sottoscritta è riuscita a battere ogni record di produttività... 


QUATTRO ORE  =  UNA FOTO DECENTE (forse?!?!)

Parliamone.


Location: città alta Bergamo. Perfetta direi.
Serata senza pioggia (una benedizione visto l'andazzo del periodo), cielo terso, temperatura gradevole e quel profumo di primavera che nelle serate di maggio riempie l'aria.

Piazza vecchia illuminata  molto  suggestiva, le mura venete  spalti perfetti per osservare le luci  della città sottostante brillare, i vicoletti di porfido nel loro susseguirsi  ci offrono uno scenario differente ad ogni angolo, insomma, per farla breve  non manca nulla VOLENDO per scattare belle foto.
Abbiamo anche la complicità di una luna quasi piena che fa bella mostra di sé e ci  tiene compagnia mentre, armate di cavalletti e argomenti che con la fotografia non hanno  attinenza alcuna, prendiamo i nostri posti.

Perfetto.

Sfido chiunque a dire che la luna non eserciti da sempre un grande fascino.
Anche di questo parliamone.

Trentasei anni ormai che la vedo, ma non mi son ancora stancata di lasciarmi ammaliare da lei.

Mi piace il suo pallore e il susseguirsi delle sue fasi, splendida quando è una falce sottile che sembra quasi un vezzo li' nel cielo, una specie di virgola tra i pensieri delle persone che giungeranno fin lassu'.
Quando è un quarto, e ricopre gia' un bel ruolo nel buio e quando è piena e maestosamente rischiara le serate con quella sua luce fredda ma penetrante.


Mi piace il colore della luna, quel candore quasi iridescente, mi ricorda le perle.
Alla luna cosa non è stato dedicato? 
Canzoni, poesie, immagini....
In questo week end la luna dovrebbe per una serie di circostanze essere grandissima  perchè molto piu' vicina del solito alla terra.
Ovviamente qui piove.


Mi accontento del ritratto che son riuscita a farle giovedì sera, del resto... non voglio mica la luna!

Ele



venerdì 4 maggio 2012

Solo per dirti che....

L'hai detto così spesso che ho finito per credere che il momento non sarebbe mai davvero arrivato. 
Non stai partendo per la guerra, non ti succederà nulla di terribile, è solo una questione di tempo, ti vedrò prestissimo, verrò a trovarti anche se me lo impedirai-io queste cose continuo a ripetermele ma non mi convincono che sentirò di meno la tua mancanza. 

Mi hai ripetuto talmente tante volte "Tu non scendi dalle scale: rotoli!!" che finisco per pensarci ogni volta che corro giù dagli scalini di pietra che ci separano. 

I nostri pranzi insieme sono tragicomici: a volte si ride e a volte si piange davvero. Tutto nel tempo di un'ora. 

Quando non so una cosa, la chiedo a te. Che ricordi tutto, basta lasciarti il tempo di pensare. 

Quando ci vediamo la mattina, ci guardiamo in faccia, e ci siamo già capite.

Le sgridate che ricevo da te mi colpiscono sempre molto più di quelle che mi fa mia mamma, non tanto per l'intensità ma per la capacità di cogliere nel segno. Lo sai, sei una delle poche persone a cui lo permetto.

Tu sei una di quelle rare donne che hanno un'età indefinibile: la tua intelligenza e la tua capacità di pensare superano di gran lunga quello che possiamo fare noi giovani donne. Ma l'entusiasmo che metti in ogni cosa che fai è quello di una ragazzina. 

Il tuo modo di essere madre, moglie, donna: obiettivi irraggiungibili per me, lo sai, eppure mi stai insegnando tanto, e io sto imparando, silenziosa e attenta. 

La tua Famiglia è una delle poche che merita, appunto, la F maiuscola. Nella vostra casa si respira Amore, e non è possibile dire davvero di chi sia il merito, proprio perchè siete una Famiglia. Ma i vostri confini sono labili: chiunque in casa vostra si sente amato, perchè sapete cosa significa davvero Accogliere. 

Mi mancherai, non solo perchè la quotidianità che stiamo vivendo è una delle poche certezze che mi sono rimaste. Mi mancherai perchè viverla con te è sempre bellissimo e intenso.
E .... vorrà dire che per qualche sabato io e ele verremo a berci lo spritz a casa tua. Avrà lo stesso sapore di gioia, ne siamo sicure.

Andrà tutto benissimo, non avere paura. 

giuppy

domenica 29 aprile 2012

17/52 w.p. Strawberry and Milk!!!






Il tempo non mi invoglia ad uscire e la mia ispirazione per qualche scatto è latitante.
Quindi... di necessità virtu': ci si arrangia con quel che si ha e si aguzza l'ingegno.

Non è certamente una foto orginale e  se ne vedono molte di simili pero' scattarla è stato divertente.
Riportare le cose nello stato iniziale un po' meno.

Ovviamente ho sporcato di latte ovunque, perchè gettare una fragola in pochi cm di latte non è un lavoretto da poco, soprattutto se lo devi ripetere tipo una trentina di volte e non serviva una laurea in chimica per immaginarlo.
Alla fine dell'operazione mi son pure rimproverata per non aver ragionevolmente optato per dello yogurth che avrebbe creato meno danni.
Va detto che un fotografo esperto avrebbe ottenuto al secondo lancio probabilmente un risultato migliore del mio, ma suvvia non abbiamo grandi pretese no?!
Per dirla "alla nostra maniera" .... E va bene cosi'! ;-)



Elena




lunedì 23 aprile 2012

Black post


Qualcuno me l'ha anche detto: hai il fisico di una ragazzina, ma questo non giustifica che tu continui a vestirti come se lo fossi. 
Tradotto: a 34 anni, in leggins e con tutti i tuoi colori improbabili, sei un pò sfigata. 

Inizia così, in modo del tutto frivolo, questo post sulla parte black di giuppy. L'esatto opposto di questo, per intenderci. Zero poesia, zero sentimenti, total black. 

Non sopporto più sentirmi dire come "dovrei" essere. Più pacata, meno istintiva, meno sfuggente, più incline ai compromessi e alle mezze misure. 
Cause I'm different kind ok girl. (rubo la frase a una che a 50 anni suonati ha fatto tutto tranne che adottare mezze misure, a partire dal nome).

Non sopporto più sentirmi dire che dovrei andare in vacanza: andare in vacanza da sola con mia figlia, in questo aprile travestito da novembre, mi mette solo tristezza. 

Non sopporto più sentirmi dire che parlo troppo o troppo poco. Parlo quanto mi pare, con chi mi pare, di quello che mi pare. Come tutti gli altri esseri umani. Solo che lo faccio in modo spontaneo, e questo spesso autorizza le persone a pensare che sia un problema.
Invece è un tuo problema, di te che mi ascolti e non vuoi sentirmi: quindi spostati.

Non sopporto più di dover giustificare ogni sentimento negativo che affiora: a volte si può essere molto tristi, ci si può sentire molto fragili, e non c'è nulla di male nel dirlo e nel pensarlo. Amo le persone che lo capiscono. 

Non sopporto più di dover smussare angoli che non si smussano. Cerco di guardare oltre, perchè se non lo faccio ne va della mia identità, e forse anche della mia salute. 


Io non chiedo mai alle persone di starmi vicino, io non chiamo quando ho bisogno, io non sono capace di chiedere aiuto/vicinanza/amicizia/affetto. Chi mi conosce, lo sa. Sa riconoscere i miei segnali, sa interpretare i miei silenzi o le mie troppe parole, e viene a prendermi. 
Quindi, se hai capito che ho bisogno di qualcosa e che non lo chiederò mai, vieni a prendermi. Ma se hai già deciso di non farlo, spostati. 

Non sopporto di dover spiegare continuamente alle persone perchè qualcuno mi chiama giuppy e qualcun altro no... e da dove arrivi questo nome. E' molto semplice: 15 anni o giù di lì, il co-protagonista di un cartone animato che andava al tempo si chiamava giuppy e le mie compagne di scuola me l'hanno affibiato, con mio grande disagio. Ma, come molte cose nella mia vita, ciò che inizialmente mi mette a disagio poi va a finire che mi piace da morire. Giuppy è diventato il nome con cui io mi chiamo quando parlo da sola, per intenderci.
Chi si sente autorizzato a chiamarmi giuppy lo fa perchè ha capito chi sono. Quindi, non sono io che autorizzo, sono gli altri che lo decidono. 
Non serve chiedermi il permesso di chiamarmi così: se hai deciso di farlo, a me va bene. 

Non sopporto davvero più di sentirmi dire che ho l'aria stanca. Io SONO stanca, ma raramente mi lamento davvero, perchè tendo a farmi trascinare dal mio senso di responsabilità e del dovere. 
Se mi vedi stanca, per favore, non dirmelo: offrimi un caffè. 

Credo che dentro la mia vita molte persone non saprebbero da che parte girarsi. Io mi giro: a volte in maniera maldestra, a volte danzando, a volte rompendo tutto quello che incontro sulla mia strada. Non sopporto più sentirmi dire che andrà meglio: non esiste "meglio", esiste vivere, e per farlo servono una quota di coraggio, di leggerezza e di risorse personali che non sono proprio semplici da scovare nel nero pesto. 
Non si vive aspettando "il meglio", non si vive respirando la vita di qualcun altro, non si vive guardando continuamente indietro.
Si vive cercando di stare mediamente bene dentro ai propri panni, con i propri amici vicini, nel piccolo e a volte maledetto acquario in cui si nuota.
Quindi, per favore, non dirmi che andrà tutto bene ma stammi vicino perchè ne ho bisogno. 
Se però non è quello che vuoi fare, spostati.

Ecco. Ora mi sento meglio, a volte ci vuole...

Scusate eh, vi amo tutti, ma anche questa è la giuppy...

giuppy

sabato 21 aprile 2012

16/52 wp. Coca cosa?!


Quando Ele mi ha fatto vedere questa foto qualche giorno fa, me ne sono innamorata. 

Premetto che sono del tutto digiuna di regole e tecniche della fotografia, e sono anche del tutto priva di un vero senso estetico. Ma amo le cose che mi danno emozioni, e mi capita molto spesso che le foto di Ele mi passino emozioni forti, che aprano nella mia mente cassetti in cui custodisco racconti, ricordi, sensazioni. 

Questa foto, nel suo essere semplice e lineare, mi colpisce ogni volta che la guardo. 

Forse il merito è del nero totale che, pur impedendo di distinguere le forme, le lascia comunque intuire. 
Forse è perchè ritrae un oggetto che è entrato a far parte della vita di tutti.
Forse perchè, quando abbiamo tanta sete, pensiamo proprio a questo. 

O forse è perchè il nero esercita su di me un fascino molto forte: cela e nasconde, ma è capace di rendere le forme e le immagini più nitide.
Oppure perchè con un tratto che potrebbe essere disegnato, appena accennato, sento chiaramente il freddo del vetro, percepisco il rumore delle bollicine, sento sotto il dito la consistenza più ruvida della scritta. 

Credo che potrei andare avanti all'infinito, ma lascio che la foto ispiri anche voi come ha ispirato me...
Mi ha ispirato a tal punto che ho costretto Ele a pubblicarla questa settimana, e ho giustamente preteso di avere l'esclusiva sul post!!

Per il w.p. di questa settimana, Ele ha scattato e Giuppy ha scritto. 



giovedì 19 aprile 2012

15/52 wp.: Le mie orchidee.



Vi ho gia' parlato del mio pollice verde all'interno del post del 12/52 wp, e proprio in quell'occasione mi stupivo dell'unico fiore che sembrava  volermi dare qualche soddisfazione.
Le orchidee appunto.


In questi giorni, complice il mal tempo son attiva come un bradipo e non ho avuto il modo di scattare nulla, fuori dalle mura domestiche.
Guardando con soddisfazione alla fioritura delle mie piante di orchidee mi son voluta sbizzarrire usando loro come protagoniste e giocando con un po' di luce e... uno sfondo nero.

Ho voluto tentare una foto "tecnica" nonostante non ne abbia grandi capacita', questo è il risultato.
Mi piace particolarmente e ho voluto condividerlo con voi.

Il significato della parola fotografia è appunto disegnare con la luce, e in questo scatto credo che la luce abbia davvero "creato" un grande effetto scenografico.

Elena

lunedì 16 aprile 2012

A volte ritornano.... Scatolina porta confetti!



Dopo un lungo periodo NON scrapposo, son ritornata con una creazione.
E' una scatolina porta confetti per una cresima, il file di taglio ovviamente l'ho preso dai templates della   "mentore"  stampingDani.


L'unico "fronzolo" è giusto l'embossing perchè per il resto direi che è nel mio standard.... minimalista.
Le farfalle son fermate sull'aletta della scatolina con un occhiello dorato che serve anche da passanastro.



Ele.

mercoledì 11 aprile 2012

Vieni con me


Mi prendi per mano e mi dici "Mamma (virgola) vieni con me": la tua mano è piccola e calda, la tua voce decisa. Mi affido e vengo con te.

I tuoi occhi di un colore indefinito tra il celeste e il grigio, spesso si fermano immobili nei miei: attimi lunghissimi in cui mi racconti e ti racconto di paure-speranze-desideri-scenari-spiegazioni-sono con te, tienimi per mano. Spero che il dono della parola non ti tolga questa capacità di comunicare con me in silenzio. 

Riconosci i colori e sai dire parole che io non ti ho insegnato: non sono gelosa di quello che impari nel mondo, quando te le sento dire o te lo vedo fare fai crescere anche me. 

Ti vedo, giuppy in miniatura, ti guardo. Devi raccontare tutto a tutti, ma spesso devi stare in silenzio e anche l'aria si fa mistero intorno a te. Curiosa e timorosa insieme, divori il mondo con gli occhi. Un minuto dopo, lo lasci fuori e vai avanti senza girarti indietro. 
Vuoi fare tutto da sola, ma se ti sto vicino sei contenta. 
Non ami le coccole, ma posso tenerti la mano quando voglio. Non ti abbandoni mai completamente a nessun sentimento: resti sempre un passo indietro, o avanti... dipende solo dai punti di vista. 
Assaggi tutti i cibi, ma non ti allontani mai troppo dai tuoi preferiti. Mangiare le olive taggiasche quando ci sei tu è un problema (e io le adoro): ti piacciono, ne vuoi tantissime e detesto doverti imporre limiti sui cibi che ami, perché non sono molto sicura che siano un antipasto adatto a una bimba di nemmeno due anni. 
Ma quando non ci sei, mangiare le olive è immensamente triste.

Hai imparato a metterti i calzini da sola, perchè hai deciso che volevi farlo: hai provato e riprovato con tenacia, e quando finalmente ci sei riuscita non l'hai detto a nessuno. Dovevi farlo per  te. Ovviamente, ora non ti si può imporre di farlo, lo fai quando vuoi tu.

Le cose, le persone e le situazioni nuove ti fanno restare in silenzio. Ma solo per poco tempo: quello che ti serve per annusare l'aria e decidere che ti puoi fidare. Quando hai capito che puoi, ti abbandoni.

A volte ti arrabbi, e non è mai per un gioco o per un semplice "no": è quando ritieni che i tuoi tempi sono stati forzati, quando non capisci cosa ti si sta chiedendo, quando vuoi uscire fuori a giocare e piove, fa freddo, sei ancora malata. I muri ti stanno stretti.

La Pimpa, l'Oca Caterina, Peppa Pig, popolano il tuo mondo e anche un pò il mio. Dimenticavo.... anche LUI, nonostante mi sia incomprensibile il motivo per cui ci fa impazzire. 


La tua bellezza non è di questo mondo, arriva da lontano. Affonda le radici in un passato affollato di grandi uomini e grandi donne, un passato che ti ha consegnato la responsabilità di essere quella che che sei, qui ed ora.

Piccola donna, non capisco e non distinguo più da tempo cosa ti insegno io e cosa tu insegni a me. Mi pare che questo che si chiami Amore. 

giuppy

sabato 7 aprile 2012

14/52 W.p. Autumn or Spring?!



Sabato scorso, qui a Bergamo passeggiavo con una maglietta a maniche corte e a quest'ora, complice un sole sfacciatissimo il termometro segnava 25 gradi.
Una follia visto il periodo.
Dalla meta' di questa settimana siamo ritornati non dico in inverno, ma poco ci manca.
Cielo grigio, pioggia , colori autunnali e temperature in picchiata.
Ma è autunno o primavera?

Il mio acero, un vetro bagnato di pioggia.... ed è nata questa foto.

Le previsioni meteo per questa Pasqua non son granchè, ma auguriamo a tutti voi di poter trascorrere questi giorni di festa in serenità.

Ele&Giuppy