domenica 1 luglio 2012

Bergamo-Spotorno



A febbraio ho dato il consenso, con enorme entusiasmo, ad una gita di tre giorni a Spotorno organizzata dal nido: presenza delle educatrici e delle famiglie dei compagni di Elisabetta, prezzo competitivo, il mare... Tutti elementi che mi hanno fatto immaginare ad una tre giorni di paradisiaco sciallo. "Tanto, il 22 giugno è così lontano, ho tutto il tempo di organizzarmi".
Peccato che nella mia testa in modalità frullino, la data della gita sia lentamente slittata di una settimana, per motivazioni a me ignote. Ho programmato ferie, acquisti di pantaloncini e canotte e impegni lavorativi pensando che sarei partita il 29 giugno. Il 19 ho scoperto (praticamente per caso) che saremmo partite il 22. 
22-19=3. Io in tre giorni sono a malapena in grado di organizzare una gita al parco con merenda, figuriamoci il mare. Già solo questo segnale divino avrebbe dovuto convincermi a desistere, ma dovete sapere che io sono una persona molto fedele agli impegni presi, e poi insomma, è vacanza.... Vi risparmio il racconto dei preparativi frenetici, è molto meglio, ma chi ha la fortuna di leggermi su fb sa bene come è andata....

Nonostante tutto, venerdì 22 sera eravamo sul bus, armate della nostra mommy-bag che per l'occasione si è prestata a fare da borsa da spiaggia, borsa da sera, beauty-case e anche borsa frigo. Mamma dotata di abbigliamento minimal e basato su tutte le tonalità possibili di nero, bimba con guardaroba H&M un poco più curato. In dotazione, oltre a creme solari di ogni gradazione oltre il 50, un solo pacco di salviettine, che la mamma ha puntualmente dimenticato alla prima fermata in autogrill. 
Proprio in autogrill ho avuto la sensazione che qualcosa non funzionasse a dovere. Ci siamo fermate per la sosta in bagno (avete mai provato stare in un bagno dell'autogrill con vostra figlia dentro insieme a voi che vuole esplorare l'ambiente?) e quando ne siamo uscite tutte le altre famiglie partecipanti alla gita erano già comodamente sedute. Io mi sono ritrovata da sola davanti al bancone del self-service, con una bimba di due anni da tenere per mano, la mommy-bag (a quel punto già inconsapevolmente alleggerita delle salviettine) e il vassoio. Mi sono chiesta: e adesso come faccio?? Ho fatto, chiaro: bimba e mamma sono state sfamate, ma ho avvertito nella schiena un brivido di paura a cui al momento non ho dato molto peso, ma più avanti mi si è chiarito. 

Partite da Bergamo alle 18.30 al grido di "andiamo al mare Elisabetta-mare Dettà mare Dettà", all'arrivo a Spotorno alle 23.30 Dettà voleva andare al mare, non a dormire. Convinta la bimba che sì, ce l'ha un senso l'aver fatto un viaggio così lungo verso il mare per non vedere il mare, la parte difficile è stata convincere Dettà a:
1. Rinunciare ai suoi spazi di autonomia per dormire in un letto normale appiccicato al letto della mamma in una versione di co-sleeping che lei hai sempre schifato;
2. Dormire in una stanza con altre due famiglie e quindi altri tre bimbi;
3. Dormire con la luce del bagno accesa perchè evidentemente tutti i bimbi sono abituati a dormire con la luce, tranne Elisabetta che prende sonno solo con il buio pesto;
4. Piantarla di chiamare tutti i suoi amichetti all'una di notte;
5. Che no, adesso proprio non si può andare a dormire a casa. 
Totale delle ore dormite all'alba del sabato mattina: 4. Pronte per la spiaggia. Di sassi. Ma di sassi grossini. 

Alle 12 circa del sabato la sottoscritta piangeva disperata al telefono (grazie D., grazie) infilando le seguenti lamentele: non conosco nessuno-è pieno di scale e io devo sollevare ely nel passeggino con la borsa al collo che pesa 18 kg. Eh no che non posso appoggiarla la borsa, che domande fai-ho sete e non posso comprare l'acqua perchè chi diavolo mi tiene la ely (che sono circondata solo da altre 15 famiglie e 4 educatrici)-in spiaggia ci sono i sassi e la ely si lamenta-ho perso le salviettine e adesso cosa faccio-al ritorno dal mare mi sono persa e me ne sono accorta solo quando ho visto il cartello "Bergeggi"-c'è una bambina che ha l'eta della ely e già non usa più il pannolino e nemmeno il ciuccio buuuuuuuuu. 
A parte gli scherzi (ma non troppo), è stata dura. Io che per natura non amo muovermi in ambienti che non conosco, che difficilmente lego con gli sconosciuti, che mi imbarazzo sempre a chiedere aiuto, stavolta ho davvero fatto fatica a gestire tutto. Perchè se hai una bimba con una pericolosa (e fisiologica) tendenza alla fuga e devi fare delle scale portandoti dietro anche passeggino, borsa, salviettoni, ombrellone, cestello e paletta, ti trovi come davanti a un fiume con la barca e le capre e i cavoli o qualcosa del genere. 

Elisabetta si è comportata benissimo: sa ancora distinguere quando le parlo davvero con serietà ed è quindi necessario che mi stia vicino, che si metta il cappellino, che mi segua. Si è divertita: ha travasato sassi, giocato con l'acqua, lavato pupazzi, abbiamo fatto la doccia insieme con gli accappatoi dello stesso colore. 

Ma. 
Sono tornata a casa stanchissima. 

E.
Io ho delle serie difficoltà a gestire la relazione con alcune persone, ma davvero serie. 
Durante questi quasi-tre giorni ho sentito una quantità sconvolgente di indicazioni e ordini rivolti ai bambini: STAI FERMO e NON METTERE LE MANI PER TERRA sono quelle che mi hanno fatto pensare di più. Non ho mai detto a mia figlia nè di stare ferma nè di non mettere le mani per terra, semplicemente perchè credo che siano compiti impossibili per un bambino di due anni. Forse può capire che deve stare ferma su una sedia se la devo lasciare un attimo sola, o che non deve mangiare la terra... Ma sgridare un bambino di due anni perchè deve stare fermo in piedi ad attendere che una porta si apra è assurdo, così come imporgli di stare fermo e dormire in pieno pomeriggio "perchè io sono stanca". 
Se vedo Elisabetta giocare, da sola o con un bambino, mi metto in una posizione da cui la posso osservare e tendenzialmente non intervengo finchè mi chiama, la sento piangere o noto qualcosa di strano. Nel frattempo, se ne ho voglia, sfoglio una rivista o fumo una sigaretta, senza alcun senso di colpa: si diverte lei e mi diverto pure io. In molte occasioni non ho potuto farlo perchè sono stata contagiata dall'ansia delle mamme interventiste che, piazzate in piedi sopra ai bambini presi dal gioco, davano loro indicazioni continue: Non così, lascia stare, piano, noooo, basta adesso. Ho visto invece una mamma stupenda sempre seduta a giocare con i bambini, facilitando la loro relazione e partecipando, serenamente e con gioia. 
Dico la verità: non appartengo a nessuna delle due tipologie di mamma, ma la mamma interventista mi fa davvero venire l'ansia e la voglia di portare mia figlia il più lontano possibile.... per affidarla alla mamma serena che me la fa giocare mentre io sfoglio la rivista.... ehm, scherzo naturalmente.... Però mi sono accorta di quanto gli stili educativi diversi siano spesso inconciliabili e difficili da far convivere in spazi ridotti, si rischia l'incidente diplomatico con molto poco. Ma io sono stata brava e ho evitato ogni incidente, cercando di comprendere e capire i punti di vista diversi, seppur con grande fatica questa volta. 
Innegabile: a due passi da me Elisabetta si è strofinata una manciata di sassolini negli occhi, è caduta un numero di volte impressionante, si è sporcata con qualsiasi alimento commestibile, ha sudato correndo a mezzanotte dopo aver mangiato il gelato... Per qualcuno è intollerabile, per me è avere due anni

Sono tornata a casa con la consapevolezza che io e Elisabetta possiamo affrontare ora una vacanza da sole, che non ho bisogno di qualcuno per poter andare in bagno, farmi la doccia, bere il caffè, preparare la valigia, mettermi la crema: possiamo farlo insieme io e lei in maniera molto creativa, e molto bella. 

In questa foto fatta durante la mni-vacanza Elisabetta mi sembra più grande dei suoi due anni, ha un'espressione seria e assorta che mi piace, e trovo che mi somigli moltissimo. 
E in effetti è proprio così.

giuppy

15 commenti:

  1. Bella lei! (e quindi bella anche tu, per la proprietà transitiva).
    Concordo su tutto quello che hai scritto, anch'io credo che i bambini vadano lasciati liberi di sperimentare, vigilando, e che le regole da imporre siano altre.
    Poi come tutti anch'io ogni tanto scivolo nel controllo o faccio prevalere il mio bisogno su quello di mio figlio, infondo siamo umani.
    Quando al farcela da sole con i bambini piccoli, essendo sempre stata sola, credo che a volte abbiamo in noi risorse insospettabili.
    Quando ho portato a casa PdC appena nato, l'ho guardato e gli ho detto "a noi due!".
    Alla fine siamo cresciuti assieme, l'anno prossimo va in prima media, insomma, mi sembra che ce la sto facendo alla grande.
    Ed anche tu.

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    1. E' vero, nei momenti di difficoltà si tirano fuori tutte le risorse, pure quelle sepolte in fondo ai piedi...

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  2. Bentornata, ora ti puoi fare una vacanza per riprenderti dalla vacanza ;-))
    Stupenda Elisabetta, che espressione intensa!

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    1. Esatto, vacanza per riprendersi!!!
      Bella la mia bimba quando osserva :))

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  3. Tu non sai che piacere leggerti :))))

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    1. L'hai scritto due volte e l'ho lasciato perchè mi piaceva vederlo scritto due volte :)))

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  5. OK, è andata! Sappi che io MAI avrei accettato di dormire in stanza con altre mamme e altri bambini... per carità! e uno vuole la luce e uno no, e uno si sveglia 5 volte x bere e sveglia tutti... secondo me sei una kamikaze! altro che salviette dimenticate all'autogrill.... ;)

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    1. Hai ragione, sono partita senza sapere bene cosa facevo... In realtà erano tutti molto rispettosi e educati, molte famiglie poi si conoscevano tra di loro e per loro era un pochino più facile.
      Brividi da provare comunque, una volta nella vita!!

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  6. Io un marito ce l'ho 8almeno così mi risulta), ma mi capita spesso di fare queste cose da sola... e con due bambini!
    E' solo questione di organizzazione... e spalle grosse!
    Dai che sei sulla buona strada :-)

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  7. Hai davvero ragione, si prova e poi si riesce a fare tutto! Non pensavo di poter riuscire ad andare in vacanza da sola con la ely, ma dopo questo fine settimana penso che posso almeno iniziare a pensarci seriamente...

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  8. Le risorse che hai trovato dentro di te ti hanno dato la consapevolezza della tua forza.
    Chi non ha mai affrontato queste situazioni non può capire!

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    1. Sono d'accordo, ci sono gradi diversi di disperazione, ma quella che si prova nelle situazioni in cui ci si sente soli e si vuole mollare la spugna supera in intensità ogni altra sensazione... e subito dopo la spinta "devo riuscirci per forza!!!" è sempre una bella botta di adrenalina.
      :)

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  9. Oggi finisco di leggere il tuo lungo resoconto e ho pensato: "Meno male che è finita la vacanza!"
    Che coraggio però hai avuto ad andare in vacanza con le famiglie del nido!
    A me sono bastate le feste di fine anno per capire che non è proprio l'ambiente in cui mi sento a mio agio. Ma brava per come ti sei destreggiata!

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    1. più che coraggio.... incoscienza direi!!!

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